Crediti deteriorati: cosa sono i Non Performing Loans (NPL)?

In ambito merceologico, il termine deteriorato indica che qualcosa sia marcito, scaduto, avariato, andato a male. Anche in ambito finanziario si utilizza questo termine per riferirsi ai crediti e non certo per qualcosa di positivo. Si pensi ai bilanci delle banche italiane, nei quali sono presenti crediti deteriorati con una media superiore a tre volte quella europea (peggio di tutte sta messa Monte dei Paschi di Siena). Di qui la scarsa considerazione che il sistema bancario e finanziario italiano ha agli occhi dell’Unione europea. I crediti deteriorati sono anche definiti Non-performing loans (indicati con l’acronimo NPL). Di seguito vediamo meglio cosa sono i crediti deteriorati (o NPL), quanti tipi di crediti deteriorati esistono, perché sono negativi, ecc.

Cosa sono i crediti deteriorati o Non Performing Loans (NPL)

Si definiscono crediti deteriorati quei crediti di cui la riscossione non è garantita. Vuoi per la scadenza, vuoi per l’ammontare o per problemi di una delle controparti. Ecco perché in inglese sono definiti Non Performing Loans: poiché sono letteralmente dei prestiti che non fruttano. In sofferenza.

Gli NPL sono divisi per tipologie e variano per alcuni aspetti come per esempio in base al valore dell’esposizione, alla data in cui scadono e via dicendo.

  • Le sofferenze sono crediti difficilmente esigili complice il grave stato di insolvenza (la causa principale è di natura giudiziaria) in cui versa il debitore.
  • Gli incagli sono meno gravi dei precedenti, una sorta di primo stadio delle sofferenze. Sono comunque anch’essi ritenuti di difficile esigibilità, per momentanee difficoltà del debitore. O almeno, è quanto sperano le parti.

Meno gravi altri due tipi di NPL: le esposizioni ristrutturare e quelle scadute.

  • per esposizioni ristrutturate si intende tutta quella serie di crediti le cui condizioni sono cambiate nel corso del tempo rispetto al contratto originale. In genere si verificano quando il debitore non riesce a rimborsare il debito alla banca creditrice. Per effetto di ciò, si allungano le scadenze di pagamento, al fine di permettere al debitore di saldare il debito.
  • Le esposizioni scadute si riferiscono invece a tutti quei crediti che non rientrano nelle prime tre casistiche ma che comunque risultano insoluti da sei mesi.

Perché il sistema bancario italiano è ricco di crediti deteriorati

Nell’incipit accennavamo al fatto che il sistema bancario italiano soffra particolarmente di NPL. Il governo italiano ha trovato un accordo specifico con l’Unione Europea per cercare di migliorare questa situazione. E’ stato ideato un meccanismo di eliminazione di questi crediti denominato GACS, ma non sembra aver risolto particolarmente la situazione. ma perché le banche italiane si trovano in questa situazione così negativa? I motivi sono sostanzialmente due:

  • la pessima gestione del passato, per cui sono stati concessi da parte degli istituti di credo prestiti di dubbia futura esigibilità;
  • la pessima condizione generale finanziaria di famiglie e imprese.

La palla passa ai governi italiani, che devono creare le condizioni affinché piccole e medie imprese – che formano la spina dorsale dell’economia italiana (o almeno formavano, con tante costrette a chiudere con conseguenti suicidi in massa dei piccoli imprenditori) – nonché quelle delle famiglie, migliorino la propria situazione finanziaria.

Crediti deteriorati: il Fondo Atlante e la Centrale rischi

Più volte in questi anni il Presidente della BCE, Mario Draghi, ha lanciato moniti a riguardo. Rimasti per lo più inascoltati. Alcune soluzioni adottate sono stati Il Fondo Atlante, proposto in due versioni. Trattasi di un fondo alternativo ideato nel 2016, di investimento formalmente privato, al fine di sostenere la ricapitalizzazione e rilevazione dei crediti in sofferenza. La società di gestione è la “Quaestio Capital Management SGR” di Fondazione Cariplo, presieduta da Alessandro Penati, che gestisce anche il Fondo Atlante 2. All’interno del fondo confluiscono fondi (circa 4,250 miliardi di euro nella fase iniziale) sottoscritti dalle principali Banche, da Cassa Depositi e Prestiti e da compagnie assicurative. L’Unione europea, ha anche acconsentito che vi partecipasse il CdP, il quale, pur disponendo di capitale pubblico, è formalmente un ente privato.

Altro provvedimento, ma da parte della Banca d’Italia, è la cosiddetta Centrale dei rischi. Si tratta di una Banca dati in cui vengono memorizzati i nominativi di coloro che hanno subito protesti o hanno posizioni debitorie nei confronti di banche o intermediari finanziari. La Centrale rischi assolve tre funzioni:

  • Ogni debitore calcola la posizione globale di rischio;
  • Gli uffici di vigilanza di Bankitalia monitorano la stabilità del sistema creditizio;
  • Gli intermediari controllano la solvibilità dei clienti, prima di fare affidamenti, per evitare di fare credito a soggetti già insolventi od eccessivamente esposti.

Crediti deteriorati: il caso grave di Monte dei Paschi di Siena

Particolarmente grave il caso di Monte dei Paschi di Siena, conosciuta anche con l’acronimo Mps, la Banca più antica del Mondo nata nel 1472 come Monte di pietà. Oggi vanta circa 3mila filiali, 33mila dipendenti e 4,5milioni di clienti solo in Italia, più altre filiali e clienti all’estero. Nel 2007-2008 la banca ha acquisito la Banca Antonveneta dal Grupo Santander per 9 miliardi di euro, diventando così la terza banca più grande d’Italia dopo UniCredit e Intesa Sanpaolo. Ma proprio questa scalata più finanziamenti scellerati concessi soprattutto per dinamiche politiche, ne hanno sancito la grave situazione attuale. Come raccontò Report in una puntata del 2012, per acquistare Antonveneta, Mps aumenta il capitale di 2,9 miliardi di euro: la banca rimane pertanto senza liquidità, compra 1,9 miliardi di Tremonti bond. Nel 2011 poi il nuovo aumento di capitale per due miliardi di euro. Ecco i 4,7 miliardi di euro di perdite del 2011. Anno horribilis.

Poi la questione crediti deteriorati. La Banca a Siena viene chiamata non a caso il Babbo Monte, poiché è un pozzo senza fondo al quale attingono partiti, lobby, massonerie, società sportive. Basti pensare che il bilancio 2011 si è chiuso con un passivo di 8,4 miliardi di euro. Uno shock. La sua crisi ha generato un effetto domino soprattutto a Siena e in Toscana, dato che le più disparate attività territoriali erano ad essa collegate. Si pensi all’Università di Siena, che nel 2012 ha presentato un buco da 200 milioni, con un’inchiesta giudiziaria che coinvolge due rettori. Montepaschi ha dovuto svalutare 3,4 miliardi suititoli, contro i 2 miliardi di Unicredit. Banca che però, ad onor del vero, è grande quattro volte Mps.

Banca Mps ha chiuso il 2016 con una perdita di 3,38 miliardi, di cui circa 2,6 di crediti rettificati. Nel 2015 il bilancio risultava in utile di 388 milioni di euro.

Mps ha registrato nel 2016 rettifiche su crediti e attività finanziare per 4,5 miliardi di euro, 2,5 miliardi di euro in più del 2015. È quanto si legge nella nota della banca sui conti.

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