Crediti commerciali: forme tecniche di smobilizzo per le aziende

Difficoltà ad incassare i crediti che vanti nei confronti della tua clientela che non onora i suoi debiti? Niente paura, per evitare crediti incagliati e crisi di liquidità della tua tesoreria aziendale, puoi fare appello e ricorrere alle forme tecniche di smobilizzo dei crediti commerciali. Rientranti della categoria dei prestiti, ogni forma di liquidità aziendale che proviene da anticipi concessi dalla banca a fronte dell’esistenza di crediti commerciali detenuti in portafoglio dalle aziende, si annovera come una forma tecnica di smobilizzo crediti commerciali.

Diverse motivazioni portano le banche ad apprezzare particolarmente queste operazioni; tra queste l’autoliquidabilità fisiologica delle stesse operazioni, le quali trovano nelle loro caratteristiche tecniche la ragione della loro estinzione, la ripartizione del rischio di mancato adempimento e rimborso del prestito su soggetti diversi, l’affidato ed il debitore, la possibilità di poter effettuare una previsione puntuale dei flussi di cassa in entrata derivanti dal pagamento a scadenza del credito anticipato.

La notevole diffusione della prassi aziendale di concedere dilazioni sempre più spinte nei termini di pagamento nonché la ridotta diffusione di effetti commerciali a fronte della fatturazione delle vendite, in dipendenza del progressivo incremento dell’imposta di bollo e del miglioramento della conoscenza tra operatori, ha sospinto verso la diffusione di strumenti di pagamento sempre meno onerosi quali ricevute bancarie e fatture commerciali, smobilizzabili presso il sistema bancario. Forme tecniche di smobilizzo dei crediti commerciali sono le operazioni di sconto, di anticipo salvo buon fine su Ri.Ba e su fatture, di factoring. Vediamole in dettaglio in questa guida utile, buona lettura!

Lo sconto: che cos’è e come funziona

Lo sconto è il contratto mediante il quale la banca, previa deduzione dell’interesse, anticipa al cliente l’importo di un credito verso soggetti terzi non ancora scaduto mediante cessione, salvo buon fine, del credito stesso (articolo 1858 cod. civ.). Dalla definizione emergono le peculiarità di tale operazione di finanziamento: il dettato civilistico parla di credito senza specificarne la natura; l’operazione può avere per oggetto crediti cartolari e non. Tra i primi si annoverano le cambiali, i dividendi su titoli azionari, le cedole di bonds, i warrant; mentre tra i crediti non cartolari, le annualità dovute dallo Stato o da altri enti pubblici territoriali. Tuttavia, l’operazione di sconto ha avuto, in un recente passato, in prevalenza l’oggetto titoli cambiari a motivo del carattere esecutivo di questi e della possibilità per la banca di disporre di più patrimoni a garanzia del rientro del credito erogato.

Altra peculiarità dell’operazione di sconto è la cessione pro-solvendo del credito; pertanto, il cliente scontista rimane obbligato nei confronti della banca fino all’avvenuto pagamento dell’effetto a scadenza da parte del debitore, dovendo rispondere alla banca dell’eventuale inadempienza del medesimo. L’importo ceduto dal cliente corrisponde al valore nominale del credito, mentre quello pagato dalla banca, detto netto ricavo, coincide con il valore attuale del nominale.

La forma tecnica può essere utilizzata in modo isolato o in connessione con l’esistenza di un castelletto, corrispondente al fido concordato dalla banca a favore del cliente che intende anticipare l’incasso dei propri crediti in modo sistematico. Con il castelletto il cliente ha la possibilità di ripristinare la disponibilità originaria ogni volta che gli effetti presentati allo sconto in epoca anteriori vengono pagati.

Anticipi su Ricevute Bancarie e su Fatture: cos’è e come funziona

L’offerta di forme di anticipo salvo buon fine (sbf) su ricevute e fatture può eseguire tre modalità: l’accredito diretto in conto corrente, l’utilizzo di un conto transitorio fruttifero, utilizzato unicamente per le fatture, o infruttifero. Nel primo caso, la banca procede ad accreditare in conto corrente l’importo delle ricevute non ancora scadute presentate all’incasso, applicando una valuta corrispondente alla data di scadenza maggiorata di un numero fisso di giorni. Ne deriva che, a fronte di eventuali utilizzi della linea di credito, il cliente sarà tenuto a corrispondere interessi per scoperto di valuta.

La seconda fattispecie prevede la tenuta di un conto aggiuntivo rispetto al conto corrente di corrispondenza, il conto anticipo fruttifero o infruttifero, dove la somma viene prima accreditata e dopo addebitata, per essere resa ex post disponibile sul conto corrente. Sul conto transitorio fruttifero si crea uno scoperto di valuta che produce interessi a carico del cliente indipendentemente dagli utilizzi.

Il factoring: che cos’è e come funziona

Per quanto concerne il factoring, esso rappresenta una tecnica finanziaria in virtù della quale un’impresa cede i propri crediti commerciali ad una banca ovvero ad un operatore specializzato (factor). A fronte dell’avvenuta cessione, l’intermediario eroga l’anticipo e, nel contempo, può prestare un complesso di servizi, quali la gestione e l’assicurazione dei crediti acquisiti. Gli elementi qualificanti sono rappresentabili dal trasferimento della globalità dei crediti commerciali dell’impresa e dalla congiunzione delle prestazioni.

La cessione globale dei crediti all’interno di un rapporto esclusivo e continuativo permette al cessionario di spostare dal cedente ai debitori ceduti l’obiettivo delle valutazioni sul rischio di insolvenza. I rapporti tra factor ed imprese cedenti, se di tipo continuativo, sono regolate in conto corrente. Quest’ultimo è alimentato da operazioni di anticipo o alla scadenza delle fatture, da storni per resi o per abbuoni concessi ai fornitori, dalle commessioni di factoring e dalle spese di tenuta conto.

L’onerosità complessiva dell’operazione è espressione di una serie di componenti, tra le quali il saggio di interesse, calcolato sul valore nominale del credito al netto dello scarto prudenziale, è pari al tasso applicato sui finanziamenti bancari in conto corrente maggiorato di uno spread non superiore al 2%; la commissione di gestione ed amministrazione dei crediti, la cui aliquota è funzione delle caratteristiche quali-quantitative dei crediti ceduti (es. durata, importo, etc.); la commissione di garanzia dei crediti proporzionale al grado di solvibilità del debitore ceduto; i diritti fissi per ogni fattura ceduta a titolo di rimborso per le spese postali e documentali; le spese di tenuta conto ed incasso dei crediti.

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