Credit Crunch e Pmi: Analisi e Soluzioni

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l presidente della Banca Centrale Europea ha lanciato di recente un allarme che non ha colto nessuno di sorpresa: il credit crunch ha raggiunto livelli insostenibili tali da zavorrare la crescita economica e causare la morte di molte Pmi. L’emergenza è viva soprattutto in Italia, Spagna e Grecia.

I dati non lasciano spazi per l’ottimismo. Un’indagine della Bce rivela che i prestiti delle banche alle imprese sono scese nel 2012 del 3% a marzo del 2013 attestandosi sugli 864 miliardi. I prestiti alle famiglie sono scesi invece dell’1,3% (607 miliardi). La situazione è frutto di un complesso mix di recessione economica e inadeguatezza del capitale bancario.

Il presente è buio ma il futuro potrebbe esserlo ancora di più. L’equilibrio precario che tiene in piedi il sistema potrebbe essere minacciato anche da alcuni comportamenti di enti che col credito hanno molto a che fare, come alcuni principali fondi di investimento. Se vendono, è finita. Sono in molti a pensarlo. Il programma LTRO di Draghi, il massiccio rifinanziamento di banche, istituti di credito, grandi fondi di investimento. La gigantesca immissione di denaro (1000 miliardi in tutto) è servito agli enti per ricomprare il debito dei propri paesi di origine (è stato fatto un favore alla Germania). Questi enti, che dovrebbero garantire il finanziamento dell’economia reale nei paesi in difficoltà sono dunque in possesso di titoli di debito ad alto rischio di svalutazione. Se decidono di venderli, perderebbero un sacco di denaro e dunque ne avrebbero ancora di meno per irrorare le Pmi.

La situazione però può ancora essere presa per i capelli e raddrizzata. A dire il vero, le soluzioni già ci sono, semplicemente devono essere applicate.

Innanzitutto potrebbero essere ampliati gli strumenti che già ci sono. Si tratta degli Specialized Investment Fund (Sif): fondi di investimento, destinati a investitori istituzionali, che investono in crediti all’esportazione  in buona sostanza permettono alle aziende che esportano di spostare i loro crediti verso importatori esteri. L’attività di export viene così agevolata, garantendo la liquidità alle Pmi italiane che, a loro volta, offrono dilazioni di pagamento agli importatori esteri, spalmate anche in più anni.

Altri strumenti importanti sono il Fondo centrale di garanzia per il credito bancario alle Pmi e i fondi di private equity istituiti alla Cassa depositi e prestiti. Sarebbe sufficiente “pompare” denaro in questi fondi, facilitare l’accesso delle Pmi e allentare la morsa della burocrazia.

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