Credit crunch: Italia peggio della Spagna

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L’Italia e la Spagna hanno rappresentato il termometro della crisi finanziaria dell’Europa. Dal 2011 al 2012, quando i debiti sovrani parevano sul punto di esplodere e la Grecia era finita nel reparto dei malati terminali, Roma e Madrid fornivano segnali sul contagio che, a tratti, sembrava imminente. Non solo: tra il Bel Paese e il paese iberico è stata ingaggiata una gara tra poveri, sicché giornalmente ci si chiedeva: chi tra i due ha lo spread più alto? Quali delle due aste è andata deserta?

Quella sfida, certo in misura minore, continua ancora oggi. I tempi sono cambiati: gli interessi sul debito sono ormai sotto controllo, lo spread non è più un problema, ma destano preoccupazione i dati sull’economia reale: disoccupazione e inflazione in primis.

Ma una voce forse ancora più importante, poiché fornisce il polso delle capacità di ripresa, riguarda l’accesso al credito. L’Europa, da nord a sud, è in una situazione cronica di credit crunch: le banche erogano poco credito alle imprese e ai privati e, quando lo fanno, i tassi sono rigidamente tesi verso l’alto. In Italia questo problema ha raggiunto le dimensioni di una vera e propria piaga e, a peggiorare la situazione, c’è anche il fatto che la Spagna, nostra grande rivale nella guerra tra poveri, è sufficientemente dinanzi al BelPaese.

Valga un dato per tutti: in Italia, quando un’impresa ottiene un finanziamento a cinque anni, in genere è costretta a pagare interessi intorno al 6%. In Spagna, considerando lo stesso tipo di finanziamento, l’interesse è del 4,5%. Non solo: il tasso di dipendenza degli istituti italiani verso la Bce è del 46%, mentre quello degli istituti spagnoli, sempre rispetto all’Eurotower, è del 25%. In altri termini, questo vuol dire che le nostre banche dipendono molto dal denaro “europeo”, mentre le banche spagnole dipendono un po’ meno dalla stessa “fonte”.

Il giro di boa, nel confronto tutto bancario tra Italia e Spagna, si è registrato tra novembre 2011 e febbraio 2012, quando la Bce ha varato due Ltro (l’acronimo con cui viene identificato il massiccio programma di rifinanziamento degli istituti mediante stanziamenti agevolati). Da quel programma gli iberici, che versavano in grossissime difficoltà, acquisirono 411 miliardi, mentre gli italiani ne ricavarono “solo” 283 (segno che, probabilmente, stavamo finanziariamente un po’ meglio). Dopo le tranche di Ltro, però, le nostre banche hanno gestito il nuovo corso in maniera poco adeguata. In buona sostanza, hanno utilizzato la “valanga di denaro agevolato” un po’ per rimpinguare i bilanci un po’ per acquistare titoli di debito. Pochi, veramente pochi, sono stati immessi nel sistema economico attraverso la concessione di finanziamenti a imprese e privati.

In Spagna le cose sono andate un po’ diversamente: da quelle parti è stato fatto credito. A dimostrare ciò è il dato sui miliardi “europei” detenuti nelle rispettive banche a febbraio 2013: Italia batte Spagna 214 a 190, ma in questo caso la vittoria significa sconfitta, considerato che – in evidenza – il denaro è rimasto in pancia e non è stato investito per la ripresa.