Credit Crunch: calano ancora i prestiti in Europa

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Il credit crunch è uno dei problemi che assilla l’Europa e, in misura ancora maggiore, l’eurozona. Non può esistere ripresa economica senza una ripresa degli investimenti: le imprese hanno bisogno di denaro per fatturare, offrire posti di lavoro, creare ricchezza.

La cattiva notizia è che l’Eurozona sta vivendo tuttora una contrazione dei prestiti delle banche ai privati. Il tutto nonostante l’inaspettato clima di fiducia ostentato dai media nazionali e gli interventi di Mario Draghi. Il presidente della Bce ha riconosciuto più volte la necessità di estinguere il credit crunch e, a tal proposito, ha realizzato LTRO, ossia un sistema di prestiti a tasso reale negativo alle banche, di modo che potessero “girare” parte di quel denaro alle imprese a interessi agevolati. Sappiamo tutti come è andata a finire, e forse era proprio quello l’obiettivo reale, per quanto celato: permettere alle banche nazionali di comprare i titoli di Stato del proprio paese, affinché la quota di debito interno potesse aumentare e il carico delle banche tedesche (fino a un anno fa colme di debito altrui) alleggerirsi.

Ad ogni modo, è la stessa Bce a dichiarare che il credit crunch è un problema non risolto e che, anzi, si sta ancora aggravando. L’ultimo studio rivela che i prestiti dalla banche sono diminuiti nuovamente.

A luglio, i prestiti sono diminuiti su base annuale dell’1,9%. A giugno era stata registrata una decrescita dell’1,6%, a maggio dell’1,1%. Questi numeri vogliono dire una sola cosa: peggioramento.

Se si vanno a guardare i dati disaggregati si nota che certi settori sono più in sofferenza di altri. A soffrire maggioramene sono, come accennato sopra, le imprese. Su base annua i prestiti alle imprese sono diminuiti del 3,7% a luglio. A giugno era stata registrata una diminuzione del 3,2, mentre a maggio del 3,1. Ancora più grave la flessione dei prestiti alle imprese con scadenza di 12 mesi, ossia quelli più funzionali alla ripresa economica; si parla di un catastrofico -4%.

Meno grave è la situazione dei prestiti alle famiglie che, addirittura, fanno registrare un aumento, seppur minimo: +0,1%. Positivo, anche se sotto il punto percentuale, il dato dei mutui, cresciuti dello 0,8%.

Significativi, infine, i numeri sull’aumento della massa monetaria M3, identificabile con i “soldi liquidi”. Ebbene, a luglio si è registrato un aumento su base annuale del 2,2%, inferiore all’aumento (sempre su base annuale) registrato a giugno del 2,3%. Meno moneta in circolazione significa meno moneta per l’economia reale, meno moneta per gli investimenti, meno moneta per il consumo di beni e servizi. Insomma, il rallentamento dell’M3 è uno dei tanti indici che ci informa delle difficoltà dell’eurozona. La crisi ancora c’è, e si vede. Anche se, c’è da ammetterlo, la fine della recessione su scala europea registrata in questa estate (che però non ha coinvolta l’Italia ancora occupata con il segno meno), aveva fatto ben sperare.

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