CPI Febbraio 2026 in linea: i mercati lo ignorano e guardano già a Marzo
Mercoledi mattina, ora di New York, il Bureau of Labor Statistics ha rilasciato i dati sul CPI o Inflazione di Febbraio. +0,3 percento mensile sul dato headline, +0,2 percento sul core, +2,4 percento su base annua.
Esattamente quello che Wall Street si aspettava. Nessuna sorpresa. Nessun sobbalzo.
In un altro momento, dati CPI cosi puliti avrebbero potuto alimentare un rally. Invece, gli indici azionari erano gia in calo prima della pubblicazione e ci sono rimasti dopo. Perche?
Perche il mercato sa benissimo che questi numeri sono gia vecchi. Fotografano Febbraio, un mese in cui la guerra con l’Iran non era ancora scoppiata, in cui il petrolio non aveva ancora sfiorato 120 dollari al barile, in cui la benzina al distributore non era ancora aumentata del 20 percento in 10 giorni.
Marzo sarà una storia completamente diversa. E gli investitori stanno già guardando avanti, preoccupati per quello che vedranno tra poco.
La Fed, di conseguenza, rimane bloccata: nessun taglio la settimana prossima (probabilità zero), taglio a metà anno incerto (circa 40 percento di probabilitò), con le scommesse migliori che convergono su settembre 2026.
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Il CPI di Febbraio: bene, ma non è questa la notizia
Guardiamo i numeri. Incremento mensile: +0,3 percento, in accelerazione rispetto allo 0,2 percento di gennaio.
Annuale: +2,4 percento, in linea con il consensus.

Il dato CPI core, ciè senza cibo ed energia, ha registrato +0,2 percento mensile e +2,5 percento annuo. Nessuno sforamento, nessuna piacevole sorpresa.
Scavando nel dettaglio, spicca il balzo dell’abbigliamento: +1,3 percento in un solo mese, il rialzo più forte dal Settembre 2018. Strano, ma vero.
A compensare, i prezzi delle auto usate e delle assicurazioni auto sono rimasti deboli. Kevin Gordon di Schwab lo ha sintetizzato bene: i numeri sono arrivati come atteso, ma i mercati stanno già guardando oltre questo report. La Fed può tagliare ancora quest’anno, ma questo sembra sempre più uno scenario da fine 2026.
Il dato di Marzo, quello che includerà l’impatto del petrolio schizzato per la guerra , sarà quello che cambierà davvero le carte in tavola.
Indici azionari: il tech regge, l’energia affonda
La seduta di martedì racconta una storia di settori divergenti. L’S&P 500 ha perso lo 0,21 percento, il Dow lo 0,07 percento. Il Nasdaq? +0,01 percento, praticamente invariato, salvato dal settore tech.
Ecco la situazione attuale degli indici:
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NVIDIA e i chip hanno tenuto. Oracle ha aggiunto carburante dopo la chiusura con i suoi ottimi conti.
Dall’altra parte, il settore energetico ha guidato i ribassi scendendo di più dell’8 percento dopo che il petrolio aveva ceduto terreno durante la seduta.
Paradossale: le azioni energy scendono mentre il petrolio è alto, perché il mercato anticipa che prezzi troppo elevati potrebbero danneggiare la domanda nel medio termine.
Il VIX, il famoso indice della paura, è salito del 3,25 percento a 25,74 punti. Non è ancora in zona panico, ma segnala nervosismo. I finanziari, le utility e la sanitò hanno chiuso in rosso.
La Fed è bloccata: perchè i tagli slittano a fine 2026
La riunione FOMC della settimana prossima, il 18 marzo, non porterà sorprese.
Come vediamo dal grafico:

nessun taglio, probabilità praticamente zero, secondo il CME FedWatch Tool.
Il dato CPI non ha cambiato nulla in questo senso. Il Treasury decennale è risalito al 4,19 percento, ma non per colpa dei dati CPI: è il mercato che scommette su un inflazione più alta a marzo per via del petrolio.
Secondo gli analisti il mercato sta già scontando l’impatto della guerra sull’inflazione di Marzo. La probabilità di un taglio entro Giugno è intorno al 40 percento.
Settembre appare lo scenario più credibile. Citi mantiene il suo target di fine anno per l’S&P 500 ma ha avvertito di rischi a breve termine legati alle conseguenze impreviste del conflitto iraniano. Prezzi energetici in rialzo inaspettato, inflazione più alta, potenziale pressione sull’occupazione a causa della crescita dell’intelligenza artificiale.
Come orientarsi in questo scenario
Alcune riflessioni utili. Il settore tech (sopratutto quello legato all’AI) ha dimostrato di saper reggere le pressioni macro meglio di altri settori . Oracle è il caso della settomana.
Il settore energetico USA è un trade interessante se il conflitto dura, ma richiede nervi d’acciaio data la volatilità. Le azioni internazionali, soprattutto europee e asiatiche , sono più esposte allo shock energetico.
I Treasury a breve termine offrono ancora rendimenti attraenti e poca volatilità. Il credito merita attenzone: gli spread si stanno allargando, un segnale precoce di stress che vale la pena non ignorare.
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