Il costo dei mutui aumenta con le polizze, la situazione del fondo garanzia

Mutuo bancario

Allo stato attuale, le cosiddette polizze a protezione del mutuo, definite generalmente Cpi (dall’acronimo Credit protection insurance), hanno un costo che va dal 2% fino al 12% dell’importo erogato, assicurando agli istituti di credito importanti guadagni in provvigioni.

Tali polizze a protezione del mutuo sono dei contratti vita, danni, e il più delle volte anche multirischi; con il compito di garantire la corretta restituzione del prestito qualora si verifichino eventi come la morte del titolare del finanziamento, la sua invalidità, perdita dell’impiego per i lavoratori dipendenti o infortuni che possano mettere in pericolo la fruizione del reddito degli autonomi.

Ciò comporta quindi un aggravio dei costi sui mutui, sebbene i consumatori stiano diventando più consapevoli e quindi ci sia speranza di avere un mercato più competitivo. Quindi che il loro prezzo cali anche grazie alle novità inserite con la legge 4 agosto 2017 (Ddl Concorrenza). Vediamo di cosa si tratta.

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La situazione delle polizze assicurative

Le polizze assicurative sui mutui stanno vivendo una situazione stabile nella loro diffusione, anche se ormai i clienti le utilizzano come vero parametro per scegliere dove accendere un mutuo. A dirlo è Ivano Cresto, responsabile dell’area mutui di Mutui.it e Facile.it; portali che aiutano a mettere a confronto le tariffe di più società. I

l sistema però non è completamente trasparente, tanto che per i costi poco chiari e le solite omissioni contrattuali, le assicurazioni sono finite sotto la lente di ingrandimento dell’Ivass (acronimo di Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni); istituto che non a caso in passato ha già condannato i premi eccessivi, dovuti a provvigioni per la rete distributiva che arrivavano addirittura all’80%. Il sistema si è calmierato un po’, ma non del tutto, dato che i premi possono arrivare tra il 25% e il 50% del premio.

Polizze assicurative, quale dovrebbe essere il prezzo giusto

Una polizza Cpi dovrebbe in realtà avere un costo che va dal 2% dell’importo erogato per una semplice protezione vita (che peraltro è anche la più diffusa, con il 56,7% del totale secondo i dati in possesso dell’Ivass) fino ad un 6-7% se si sceglie un pacchetto di protezione assicurativo completo. Tuttavia, sul mercato troviamo in circolazione offerte che costano quasi il doppio, con la contraddizione che a fronte di meno coperture, corrispondo nella realtà prezzi più elevati.

Secondo il parere di Luca Franzi – presidente nazionale di Aiba, associazione italiana broker assicurativi – il prezzo giusto dovrebbe essere compreso in una forchetta che va dal 2,5% al 6,5% dell’importo mutuato, se si prende in considerazione la formula più diffusa, vale a dire quella del premio unico anticipato. Se si supera quella soglia, allora meglio continuare la ricerca. Tuttavia, non è solo il premio in sé l’unico indicatore di cui tenere conto, anche perché le polizze non sono identiche tra loro. Quindi non bisogna badare solo ai costi che comportano. Bisogna ad esempio anche valutare quali siano le reali esigenze del richiedente. Ad esempio, una polizza sulla vita o contro sopraggiunti infortuni può interessare di più chi ha eredi da tutelare in caso di disgrazie. Invece, un giovane single, preferirà molto probabilmente più accendere una polizza che copra una possibile perdita del proprio lavoro. Facendo altresì attenzione che il contratto includa anche i nuovi rapporti di lavoro introdotti con il Jobs act (i quali sono appunto poco tutelanti) e che abbia la maggior durata possibile. Anche se su quest’ultimo punto, è difficile trovare una polizza che copra tutto il finanziamento, specie in un periodo lungo di 30 anni.

La differenza tra polizze collettive e quelle individuali

Un altro aspetto da tener presente riguardo le polizze assicurative, è che 9 polizze su dieci sono di tipo collettivo, mentre solo il 10% è di tipo individuale. Le polizze assicurative collettive sono standard, e si definiscono collettive in quanto sono basate su ampi accordi fra istituto di credito e partner assicurativo, uguali per tutti i clienti. Un po’ quanto accade per i contratti di lavoro collettivi.

Ciò significa che il contraente non è il mutuatario, come dovrebbe essere, ma quasi sempre il broker assicurativo cui si appoggia la banca. In questo modo, gli istituti di credito sono più tutelati, poiché spalmano il rischio su migliaia di beneficiari, sebbene poi occorra dire che in questo modo offrano anche prodotti più vantaggiosi e accessibili ai clienti. Si pensi alla polizza assicurativa sulla vita: in caso morte, la polizza collettiva ha lo stesso costo a prescindere dall’età dell’intestatario. Cosa che invece non accadrebbe se l’accordo fosse preso individualmente: in quel caso il premio è direttamente proporzionale all’età del contraente. Per cui, più sono anziano e più il premio è alto.

Altro punto da tener presente sono poi le esclusioni e i casi specifici. Ad esempio, nel “caso morte”, verificare sempre che sia incluso non solo il decesso per infortunio, ma anche quello conseguente a malattia. Anche se occorre dire che questa ulteriore copertura assicurativa costi un po’ di più. Per quanto concerne la polizza che copre la perdita del lavoro, fare attenzione a cercare un prodotto che conceda la durata massima di sostegno. La quale in genere si ferma a 12 mensilità, ma in alcuni casi può arrivare anche fino a 24 o 36 mesi. In linea di massima, comunque, sia in termini di costi che nell’ottica assicurativa, è meglio mettere in conto ogni possibile eventualità e optare per un pacchetto che sia completo di garanzie.

Polizze assicurative, occhio alle eccezioni

Il discorso sulle polizze assicurative non deve essere semplificato, come già detto, al mero costo che grava sul mutuo finale. Bisogna tener presente anche alle eccezioni di cui tener conto. Ad esempio, un capofamiglia che accende un mutuo ma ha già una polizza vita in corso, può ad esempio richiedere di inserire la banca fra i beneficiari, anziché sottoscrivere lo stesso identico prodotto presso un’altra banca.

Il caso più diffuso è quello di due coniugi intestatari del mutuo. Se ad esempio hanno situazioni lavorative diverse, il marito è dipendente privato, mentre la moglie è un dipendente pubblico, si potrebbe associare la perdita di impiego solo al primo (che ovviamente rischia molto di più) e l’invalidità al secondo. Prendendo anche in considerazione se assicurare con un importo maggiore il partner che ha un reddito più alto».

Polizze assicurative, da valutare anche la modalità di pagamento

Altro aspetto, non di poco conto, riguarda la modalità di pagamento. Il premio unico anticipato è quello più diffuso: si eroga tutto l’importo subito, inserendo il costo della polizza all’interno dell’importo finanziato. In questo modo, l’istituto di credito ci va a guadagnare poiché calcola gli interessi su una somma più alta, mentre il contraente da parte sua diluisce il costo nelle rate lungo il piano di ammortamento.

Un sistema alternativo sarebbe il premio ricorrente, dove il cliente paga ogni anno. Questa è la soluzione più costosa, ma in alcuni casi potrebbe essere una scelta obbligata. In realtà, sovente quando il loan to value è già ai limiti, ad esempio attorno all’80%, non ci sono i margini per inserire il costo della polizza. Quindi, si opta per questo tipo di premio o il cliente decide di stipulare l’assicurazione vita più avanti con l’età.

Cosa cambia con la legge sulla concorrenza

Di recente, il 4 agosto 2017, è stato approvato il Ddl concorrenza, il quale ha fissato alcuni punti con lo scopo di rendere più trasparente il mercato delle polizze assicurative abbinate ai mutui. Sebbene non manchino secondo gli esperti le solite zone d’ombra. In primis, la legge sancisce il principio che il consumatore sia libero di scegliersi sul mercato il tipo di assicurazione, sia vita che danni, e l’ultima parola spetta all’istituto di credito. Con la ratio di rendere il mercato più aperto ed accessibile, con prodotti che siano meno cari e facilmente confrontabili tra loro. La legge obbliga la banca ad accettare la polizza del cliente, ma il contratto deve rispettare tutta una serie di contenuti minimi.

E’ previsto poi a breve che Abi, Ania e Ivass siano chiamate a definire un elenco di caratteristiche standard dei contratti. Tuttavia, però, può essere anche la banca a proporre una polizza, sollecitata dallo stesso cliente. Ma in questa fattispecie, il legislatore e l’autorità di vigilanza dovranno chiarire se resti ancora valida l’indicazione del Decreto Salva Italia del 2012, la quale si limitava tra l’altro alle polizze vita. Ed imponeva alle banche di fornire due tipi di preventivi, insieme alla polizza destinata all’abitazione.

Per quanto concerne invece il diritto di recesso, il Ddl conferma quanto già indicato al mercato dall’Ivass. Vale a dire che sulle polizze vale un diritto di recesso a favore del cliente di 60 giorni dal momento della stipula. Inoltre, la banca ha il dovere di illustrare questa opzione al cliente con una comunicazione precisa e a parte rispetto al resto del contratto. Infine, per rendere quanto più chiaro possibile il costo dell’assicurazione, l’istituto di credito è obbligato ad informare il richiedente della provvigione percepita e dell’ammontare della provvigione pagata dalla compagnia assicurativa all’intermediario. E ciò va espresso obbligatoriamente sia in valori assoluti che in termini percentuali rispetto all’ammontare complessivo. Così il cliente saprà in maniera trasparente verso quale aggravio di costo sta andando in contro.

In generale, la legge sulla concorrenza va a toccare anche altri settori. Tra cui il vituperato settore delle assicurazioni automobilistiche. In particolare, si vuole finalmente premiare i contraenti che da 4 anni non fanno incidenti e si vuole diffondere l’installazione della scatola nera. La quale, per chi decide di montarla, porta benefici in termini di costi sul conto finale. Non mancano poi novità per i liberi professionisti.

Come sta andando il Fondo garanzia sui mutui?

E a proposito di mutui, giusto fare un bilancio sul cosiddetto Fondo garanzia sui mutui, partito nel gennaio 2015. In un contesto finanziario mutato per quanto concerne le più favorevoli condizioni praticate a chi decide di accendere un mutuo, permane una selezione all’accesso ai finanziamenti ancora troppo selettiva per determinate tipologie di richiedenti. E questo fondo garanzia sui mutui mira proprio ad aiutare queste ultime, ideato di concerto dal Ministero dell’Economia e dall’Abi. Strumento peraltro protagonista di un aumento degli accessi negli ultimi sei mesi.

I risultati positivi del fondo garanzia mutui

Tutto sommato, si può dire che questo strumento sia stato un successo. Infatti, tra gennaio 2015 e giugno 2017, ha fatto registrare oltre 35 mila richieste di accesso alle garanzie statali (per la precisione 35.051), di cui 29.734 sono state alla fine quelle ammesse. Vieppiù, in una nota congiunta Mef e Abi diramata il 30 giugno scorso, l’ammontare dei mutui accesi tramite questo fondo è stato di oltre 3,4 miliardi di euro.

Prima dicevamo dell’incremento nei primi sei mesi di quest’anno. Infatti, sono state inoltrate 15.758 domande. A cosa si deve questo incremento? Al fatto che è stato possibile grazie alla migliore conoscenza dello strumento, ma anche che si sia verificata una ripresa economica. Infatti, altra spia di ciò è la conseguente ripresa anche del mercato immobiliare. Nei mesi di maggio e giugno le richieste di accesso alle garanzie per i mutui prima casa hanno superato quota 3.200 al mese, con circa più di 100 domande al giorno. Altra bella notizia è che a prevalere sono i richiedenti con meno di 35 anni, ovvero il 63% sul totale. Una categoria che a causa del sempre più precario mondo del lavoro, sono uscite fuori da questo mercato.

Il Fondo di garanzia è stato avviato con un importo iniziale pari a 650 milioni di euro e nel tempo si è confermato una importante opportunità di accesso al credito per acquistare una prima abitazione. E, ci tiene a sottolineare la nota congiunta Mef-Abi, è un importante esempio di proficua collaborazione tra banche e istituzioni pubbliche, che così si mettono al servizio delle famiglie».

Ma come funziona il Fondo di garanzia prima casa? Questo strumento prevede il rilascio di garanzie a copertura della metà della quota di capitale dei mutui ipotecari (fino a 250.000 euro) erogati per l’acquisto (anche qualora siano necessari interventi di ristrutturazione e appannaggio del miglioramento dell’efficientamento energetico; tema diventato ormai di sensibilità pubblica), di immobili ad uso prima casa. La garanzia viene concessa a prescindere dalla metratura dell’abitazione – purché non rientri nella categoria delle case di lusso – a soggetti senza alcun limite di reddito e di età, che all’atto della presentazione della domanda non risultino già intestatari di altri immobili sempre destinati ad uso abitativo. Salvo i casi in cui essi siano stati concessi in successione o a titolo gratuito a genitori o fratelli.

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