Che cosa è l’Arbitraggio?

arbitraggio

Spesso, in economia e in finanza, si sente parlare di “arbitraggio“. Ma che cosa è l’arbitraggio, e perchè viene criticato così tanto da coloro che rifiutano qualsiasi atteggiamento speculativo? Cerchiamo di saperne di più, e capire come funziona questa particolare operazione.

Cosa è l’arbitraggio

L’arbitraggio è una transazione apparentemente molto semplice: consiste infatti nel comprare un bene o uno strumento finanziario su un mercato, e rivendere lo stesso su un altro mercato.

Lo scopo è chiaro: cercare di sfruttare le differenze di prezzo tra i vari mercati, ottenendo così un profitto in sede di vendita. Più è alta la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita, e maggiore sarà generalmente il guadagno ottenuto da colui che agisce in arbitraggio. Ma non solo: l’arbitraggio ha senso solamente se i costi di trasferimento della merce o dell’attività finanziaria da un mercato all’altro non superano i margini tra i prezzi di riferimento dell’acquisto e quelli di vendita.

Proprio tale comportamento configura altresì la differenza principale tra l’arbitraggio e la speculazione vera e propria: l’arbitraggio punta infatti a lucrare sfruttando il fattore spazio (ovvero, la differenza che sussiste, in uno stesso tempo, tra i prezzi applicati in diversi mercati); la speculazione consiste invece nel lucrare sfruttando il fattore tempo (cioè la differenza di prezzo di uno stesso bene, nello stesso mercato o in altri mercati, su diversi momenti).

Come guadagnare con l’arbitraggio

Per capire come poter guadagnare con l’arbitraggio, conviene partire con un semplice esempio. Ipotizziamo che a Palermo i prezzi dell’acqua in bottiglia siano particolarmente elevati, e che a Torino gli stessi siano molto più bassi. Colui che agisce in arbitraggio potrebbe avere convenienza nel comprare le bottiglie d’acqua a Torino, e rivenderle a Palermo (a patto, come abbiamo visto, che i prezzi di trasporto delle bottiglie da Torino a Palermo non siano maggiori della differenza di prezzo).

Si noti che, ovviamente, lucrare con l’arbitraggio non è nè semplice, nè un fatto duraturo e acquisito: se infatti acquistiamo grandi quantità di acqua a Torino, e le vendiamo a Palermo, andremo ad aumentare la richiesta di acqua a Torino, e l’offerta di acqua a Palermo. Pertanto, un incremento della richiesta di bottiglie di acqua a Torino contribuirà ad aumentare i prezzi, mentre un incremento dell’offerta di bottiglie di acqua a Palermo premerà verso un ribasso dei prezzi.

Proprio questo motivo rende la vita dell’arbitraggista molto difficile. Nel corso degli ultimi anni, inoltre, la circolazione delle informazioni si è fatta talmente rapida che è davvero difficile che tra due mercati vi siano delle asimettrie informative (cioè, che in un mercato non si sappia cosa sta accadendo negli altri mercati).

Inoltre, per poter agire in arbitraggio è necessario che i beni oggetto delle operazioni siano perfettamente sostituibili. Pertanto, le merci o gli strumenti finanziari devono essere identici e scambiati su mercati diversi, oppure (prevalentemente nel caso delle attività finanziarie), diversi ma con stesso payout (il classico esempio, è il paniere di titoli azionari confrontato con un derivato che ha lo stesso paniere come sottostante).

Per quanto ovvio, l’arbitraggista cerca il lucro nella finanza, e non nell’economia. Pertanto, sarà ben difficile vedere un arbitraggista trasportare bottiglie d’acqua in giro per l’Italia. Molto più facilmente, invece, l’arbitraggista si renderà protagonista di operazioni in derivati, sfruttando le asimmetrie tra i panieri di azioni e i future, di cui abbiamo parlato poche righe fa. Pertanto:

– se il prezzo del future è maggiore del fair value, l’arbitraggista acquista le azioni sottostanti e vende il derivato;

– se il prezzo del future è minore del fair value, l’arbitraggista vende il sottostante e acquista il derivato.