Corruzione: Italia penultima in Unione Europea e 61esima nel mondo

Un’altra bocciatura in tema di corruzione per l’Italia. Dopo i voti negativi raccolti nel sondaggio “2016 Best Countries”, è uscito oggi l’ultimo rapporto relativo al Corruption Perceptions Index, redatto dal Transparency International, organizzazione non governativa che vigila su tangenti e dintorni nella pubblica amministrazione. L’indice di percezione della corruzione offre la misurazione nel settore pubblico e politico di 168 Paesi nel mondo e riflette l’opinione di potenziali investitori esteri.

La classifica

I risultati della ventunesima edizione del rapporto sono stati presentati a Roma alla sede di Unioncamere da Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia, Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, e Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere.
Pur con dei miglioramenti, l’Italia è ancora in una posizione di classifica preoccupante: risulta infatti 61esima nel mondo mentre nel 2014 si era piazzata al 69esimo posto su 175. Considerando la scala da zero (“molto corrotto”) a cento (“molto pulito”), con 44 punti il nostro Paese si trova accomunato a quei paesi dove “la corruzione tra istituzioni pubblici e dipendenti è ancora comune“.
Il BelPaese, a livello europeo, si trova al penultimo posto, seguito solo dalla Bulgaria, mentre la Grecia e la Romania salgono di ben undici posizioni al 58esimo posto. E tra le nazioni che ci superano in trasparenza troviamo il Botswana (ventottesima posizione), la Corea del Sud (trentasettesima), il Ruanda (quarantaquattresima) e il Ghana (cinquantaseiesima).
A livello di G20, invece, il nostro Paese si posiziona al decimo posto, dopo Canada (83 punti), Germania (81), Regno Unito (81), Australia (79), Usa (76), Giappone (75), Francia (70), Corea del Sud (56) e Arabia Saudita (52). Segue l’Italia con il Sud Africa (44), Turchia (42), Brasile (38) e India (38), Cina (37), Indonesia (36), Messico (35), Argentina (32) e Russia (29).
A livello mondiale, al vertice e in coda alla classifica la situazione rimane pressoché invariata rispetto agli anni scorsi: a guidare la classifica troviamo Danimarca, Finlandia e Svezia, mentre Afghanistan, Somalia e Corea del Nord si confermano anche nel 2015 come i Paesi meno trasparenti. Seguono nella classifica Nuova Zelanda, Olanda, Norvegia, Svizzera, Singapore, Canada e Germania, decima a pari merito con la Gran Bretagna. Fa rumore il crollo del Brasile, profondamente colpito dal “caso Petrobras”, che è scivolato dal 69esimo posto al 76esimo. Guadagna posizioni, al contrario, la Cina, che l’anno precedente era centesima e adesso è ottantatreesima. L’India è 76esima, la Russia 119esima.

I commenti

Il presidente di Transparency Italia, Virginio Carnevali, evidenzia dei segnali di cambiamento: “Constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un’inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni. Come dimostra la cronaca, la strada è ancora molto lunga e in salita, ma con la perseveranza i risultati si possono raggiungere. Una società civile più unita su obiettivi condivisi e aventi come focus il bene della res publica porta un contributo fondamentale al raggiungimento di traguardi importanti”.
Il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, ha commentato i dati con queste parole: “Per compiere un salto di qualità importante occorre un ruolo più forte della società civile. La battaglia per legalità e trasparenza è resa meno difficile dalla rivoluzione digitale in atto e anche su questo fronte occorre insistere con decisione per fare della macchina pubblica un attore trasparente, imparziale e rispettoso delle regole del mercato”.

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