Coop ci spiega il disastro dell’Italia (con le percentuali)

Che le cose in Italia vadano piuttosto male sono consapevoli tutti. Eppure fa un certo effetto vedersi sbattuta in faccia l’esatta immagine delle tragedie di un paese. E’ quanto ha fatto la Coop in occasione della presentazione del suo ultimo rapporto sulle “rinunce” degli italiani. La catena di alimentari, infatti, è conosciuta anche per il suo impegno nella ricerca. Ciò che ha prodotto – un’interessante indagine e una apocalittica infografica – potrebbe essere sufficiente a far tornare in sé gli “ottimisti” a oltranza, e magari anche coloro che reputano gli 80 euro di Renzi una misura rivoluzionaria.

La Coop, a ben vedere, ha semplicemente elencato “per percentuale” le distorsioni più importanti che sta vivendo il nostro paese. C’è proprio di tutto: disoccupazione, calo dei consumi, sfiducia nelle istituzioni etc.

Ecco in sintesi il contenuto dell’infografica.

  • 14%. E’ la percentuale di coloro che in Italia non riescono a pagare le bollette. Ciò vuol dire che un settimo degli italiani rischia di vivere senza elettricità e senza gas.
  • 21%. E’ la percentuale degli italiani che, a causa del poco reddito disponibile, non riescono a riscaldare adeguatamente la propria casa. In Grecia, in proporzione, sono quasi il doppio ma non c’è dubbio che sia questo uno dei criteri che indicano uno stato di povertà piuttosto avanzato.
  • 24%. E’ la percentuale dei giovani dai 16 ai 24 anni che non lavorano e non studiano, i famosi NEET. Anche questo è un problema che riguarda tanto il presente (perché non producono) quanto il futuro (perché non si formano).
  • 31%. E’ la percentuale di chi non riesce ad arrivare a fine mese con le proprie entrate. Questo problema crea delle conseguenze importanti: da una parte spinge all’indebitamento, dall’altra contribuisce alla contrazione dei consumi, elemento in grado di innescare una spirale recessiva dalla quale per definizione è difficile uscire.
  • 35%. E’ la percentuale di chi non riesce a permettersi vacanze di alcun tipo. Può essere considerato un indice di povertà, seppur relativo.
  • 43%. E’ la percentuale di chi non riesce a sostenere spese improvvise di 800 euro. Altro indice di povertà, suggerisce una situazione del risparmio privato meno rosea del previsto.
  • 43%. E’ il tasso di disoccupazione giovanile. Un dato estremamente allarmante, il più alto di sempre in Italia. La conseguenza di questo grave problema è la fuga “dei cervelli” ma anche di tante persone che, di contro, dovrebbero rappresentare il tessuto produttivo dell’Italia del futuro. A questa evidenza si aggiunge quella ugualmente allarmante fornita dall’Ocse: il 52% dei giovani attualmente sotto contratto, sono precari.
  • 70%. E’ la percentuale di italiani che si dichiarano insoddisfatti della propria situazione economica. Gli italiani non sono un popolo ritenuto tradizionalmente ambizioso, quindi questo dato riflette un effettivo peggioramento del tenore di vita.
  • 71%. E’ la percentuale di coloro che non nutrono fiducia nelle istituzioni. Quasi il doppio rispetto a cinque anni fa. La crisi economica ha dunque compromesso il rapporto Stato-cittadino.
  • 83%. E’ la percentuale di coloro che non acquistano capi di abbigliamento se non in periodo di saldi. A ben vedere, la stragrande maggioranza. Alla luce di questo dato, si capisce perché la crisi dei consumi colpisca soprattutto questo settore.

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