Perché conviene abbassare il valore dell’euro

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Stretto in una morsa valutaria che vede co-protagonisti il dollaro e lo yen, pressato al ribasso da una crisi economico finanziaria che non accenna ad attenuare la sua cupa forza, l’euro è alle prese con scelte strategiche dalle quali potrebbe derivarne la propria riscossa, o la propria lunga depressione. Su tutte, un tema che il presidente francese Francois Hollande ha avuto il merito di rilanciare negli ultimi giorni, ricordando come il vecchio Continente stia “lasciando l’euro vulnerabile a movimenti irrazionali, in una direzione o nell’altra” e deve pertanto reagire attraverso “una politica dei tassi di cambio”.

Dichiarazioni, quelle di Hollande, da leggersi in senso proattivo. Ovvero: deprezziamo l’euro prima che sia troppo tardi. E difatti: “un’unione monetaria deve avere una politica sui tassi di cambio, altrimenti resterà soggetta a un tasso di cambio che non esprime le vere condizioni della sua economia” – ha aggiunto il presidente transalpino, ricordando quindi come si debba elaborare, quanto prima, un progetto a medio lungo termine che possa passare anche attraverso l’indebolimento dell’euro. Ma perché Hollande è convinto che da un euro più debole possa nascere la riscossa europea?

A ben vedere, quanto ipotizzando dal presidente francese è quanto sta già avvenendo dalle parti americane e nipponiche: dollaro USA e yen giapponese sono infatti al centro di una spirale di deprezzamento (parzialmente volontaria) finalizzata a incentivare gli interscambi commerciali con l’estero. Il deprezzamento di una valuta nazionale porta infatti maggior favore nel compimento di operazioni di export, rendendo agli importatori più conveniente l’acquisto internazionale. Certo è che il deprezzamento va “controllato” e, per quanto possibile, guidato in maniera graduale sul medio termine, al fine di non incappare in spiacevoli e pregiudizievoli contesti consolidati.

Hollande pensa pertanto che anche all’interno del vecchio Continente possa replicarsi con successo una simile iniziativa valutaria, soprattutto in un contesto nel quale le altre valute di principale riferimento stanno facendo altrettanto. Tuttavia, l’Europa non è la Francia (e viceversa), e la posizione di Hollande si è già scontrata con mura oppositive ancora più evidenti.

È il caso, ad esempio, del ministro dell’economia tedesco Philipp Roesler: il rappresentante del governo di Berlino ha infatti dichiarato come “l’obiettivo deve essere il miglioramento della competitività, non l’indebolimento della valuta”. Occhi puntati, quindi, su cosa deciderà l’unica persona che può realmente intervenire su tale fronte: il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi.

Foto originale by Ozchin