Contratto prematrimoniale: possibile anche in Italia?

Anche i futuri sposi italiani potranno sottoscrivere un accordo prematrimoniale

Finora gli italiani hanno recepito il contratto prematrimoniale come un accordo sottoscritto tra persone molto facoltose o personaggi famosi d’oltreoceano, ma pare che nel corso dell’anno anche per essi potrebbe diventare una realtà.

La deputata Pd Alessia Morani, infatti, ha presentato una proposta di legge per renderne possibile l’applicazione anche in Italia, così come avviene in altri Paesi dove sono regolamentati ed in uso ormai da anni.

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In realtà stilare un accordo prima del matrimonio è una pratica molto comune soprattutto in Inghilterra ed in altri Paesi anglosassoni, aperta anche ai comuni cittadini che avvertono l’esigenza di mettere ogni cosa nero su bianco prima di pronunciare il fatidico “si”.

Contratto prematrimoniale: a cosa serve

Redigere un contratto prematrimoniale è un’azione che suona fredda e calcolata nell’unione di un uomo e di una donna nel sacro vincolo del matrimonio, almeno per la stragrande maggioranza degli italiani.

Ma se, come prima accennato, nel resto del mondo essa è una pratica usuale, soprattutto fra quei popoli abituati a considerare ogni minimo aspetto della vita come una merce di scambio, un motivo valido deve pur esserci a “giustificarla”.

Stipulare un patto prematrimoniale, infatti, consente ai futuri sposi di decidere prima delle nozze in che modo regolare i loro rapporti economici e personali futuri, qualora dovessero separarsi o addirittura divorziare.

Dove prepararlo e quanto costerà in Italia

Se la proposta della Morani dovesse divenire legge, eventuali modifiche a parte, l’accordo prematrimoniale potrà essere redatto davanti ad un notaio ed alla presenza di due testimoni oppure tramite negoziazione assistita da uno o più legali.

Pur non essendo semplice fare una stima sulle tariffe previste, i costi saranno comunque contenuti, così come previsto dalla proposta in questione che mira a consentire a chiunque di esercitare tale diritto senza spendere tanto.

Regolamenti e patti in Italia

Il testo presentato in Parlamento prevede che possano essere regolati soltanto i futuri rapporti economici e personali; ciò vuol dire che i futuri coniugi potranno decidere se essere o meno mantenuti dall’altro in caso di separazione o divorzio, fermo restando il diritto agli alimenti, se mantenere o meno il cognome del marito e come disporre di beni immobili ed eventuali redditi da essi derivanti.

Ciascun coniuge, comunque, non potrà attribuire all’altra parta più del 50% del patrimonio stesso.

Nessun divieto, inoltre, per la libertà personale ed affettiva di ciascun partner, che avrà diritto a risposarsi ed a vivere dove desidera.

Naturalmente, il contratto prematrimoniale, previo consenso delle parti, potrà essere modificato e prevedere delle clausole di adeguamento in virtù di possibili cambiamenti ed esigenze economiche dell’uno o dell’altra.

Accordarsi prima di sposarsi lede alla stabilità della coppia? I pareri sono contrastanti e se per la promotrice della legge in questione vuol dire porre le basi per un’unione più stabile, serena e duratura, di parere contrario sono gli esponenti del Partito Democratico, secondo i quali tale apertura metterebbe il matrimonio al pari di un qualsiasi altro bene di consumo.

Tutto ciò, secondo loro, è totalmente estraneo alla cultura del nostro Paese e tale deve rimanere.

  • Sotto Lapietra

    E da quando il matrimonio non è mai stato ”al pari di un qualsiasi altro bene di consumo?” L’ unica differenza è che non si pagano alla commessa i due euro per comprare il panino: in compenso però si pagano all’ avvocato i due milioni per il divorzio (prima) e per tutto il resto che verrà (perchè ovviamente la casa se la prende la tua ex e quindi tra affitto e alimenti da non potere pagare per ovvie ragioni economiche se ne vanno per davvero i milioni)

    Svegliatevi voi che ancora credete alle favole! Salvo che per rare eccezioni di tempi ormai andati, il ”sì” per sempre non esiste più!!