Contratto governo M5S-Lega: flat tax, pensioni, immigrazione

Prosegue senza sosta il tentativo di formulare un nuovo Governo da parte del Movimento cinque stelle e della Lega. I due partiti che, dopo una campagna elettorale passata a dirsi rispettivamente che non si sarebbero alleati con l’altra parte, alla fine stanno cercando di trovare una quadra insieme. Il Movimento cinque stelle, ad esempio, disse mai con la Lega, che aveva distrutto il Paese insieme a Berlusconi. Mentre Salvini aveva detto che non avrebbe mai tradito il centrodestra. Ma tant’è.

In fondo, però, i due partiti hanno molto in comune. Il superamento della Legge Fornero, la lotta all’immigrazione clandestina, il riavvicinamento con Putin, il superamento della Buona scuola. Diverse invece le misure economiche, in quanto la bandiera del M5S è il Reddito di cittadinanza (a detta di molti vero drenaggio di voti dal Sud), mentre quella della Lega è la Flat tax. Ossia un’unica aliquota al 15% che però a detta dei critici favorirebbe i ricchi.

Il vero punto su cui i due partiti hanno trovato maggiore difficoltà è però quello relativo al Premier. Il Movimento cinque stelle avrebbe voluto Luigi Di Maio, ma a quanto pare si cerca una figura esterna, un tecnico, che piaccia ad entrambi. Il nome è stato individuato nel Professor Giuseppe Conte, già indicato dal M5S come Ministro della Funzione Pubblica prima delle elezioni. Ma il web ha subito sollevato un paio di ombre su di lui, come il curriculum che avrebbe delle inesattezze e l’appoggio al Metodo Stamina.

Altra difficoltà riguarda poi il Ministro dell’economia, che gli alleati giallo-neri avrebbero individuato in Paolo Savona. Un profilo istituzionale degno di nota, ma che potrebbe trovare il diniego di Mattarella per le sue esternazioni anti-euro e anti-tedesche.

Vediamo di seguito il contratto definitivo di Movimento cinque stelle e Lega e qual è la lista dei Ministri.

Giuseppe Conte chi è

Chi è il candidato Premier Giuseppe Conte? Conte 54 anni, è nato a Volturara Appula, in provincia di Foggia, è un avvocato civilista e insegnante di diritto, e non ha mai fatto politica.

Dal 2013 Giuseppe Conte è componente del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa, scelto dal Parlamento. Quando il Movimento 5 Stelle lo candidò per quell’incarico, scrive Repubblica, presentò un “curriculum di 18 pagine”. Tra le varie cose, spiccano una laurea in Giurisprudenza del 1988, gli studi di perfezionamento a Yale e alla New York University e le docenze di Diritto Privato all’Università di Firenze e all’università LUISS di Roma.

Conte e il caso del curriculum e di Stamina

Tuttavia, il primo problema riguarda il fatto che l’Università di New York abbia smentito la frequentazione del corso da parte di Conte. Il Post ha spulciato il curriculum di Conte e ha trovato diverse inesattezze.

Un portavoce dell’università, Michelle Tsai, ha riferito infatti al New York Times di non avere trovato traccia della presenza di Conte né come insegnante né ricercatore né come studente. Tsai ha escluso che Conte possa aver frequentato dei veri corsi offerti dalla New York University, e ha detto che al massimo potrebbe aver frequentato dei corsi di uno o due giorni, per i quali l’università non conserva documenti.

Sul curriculum di Conte disponibile sul sito della Camera dei deputati, viene riportato che «dall’anno 2008 all’anno 2012 ha soggiornato, ogni estate e per periodi non inferiori a un mese, presso la New York University, per perfezionare e aggiornare i suoi studi».

In uno dei due curriculum, Conte dice di aver “perfezionato” i suoi studi di Diritto, oltre che alla New York University, anche a Yale (dove sarebbe stato nel 1992), alla Duquesne University di Pittsburgh (sempre nel 1992), alla Sorbona di Parigi (nel 2000) e al Girton College dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito (nel settembre 2001). L’università di Cambridge ha fatto sapere che per policy non interviene in casi del genere, ma una fonte interna dell’agenzia internazionale Reuters ha detto di non aver trovato alcuna traccia di studi di Conte, che al massimo potrebbe aver frequentato un corso tenuto da personale esterno (anche perché l’ateneo a settembre è chiuso). Resta il fatto che non è ben chiaro cosa Conte intenda per “perfezionamento degli studi”.

La direttrice dell’ufficio marketing e comunicazione della Duquesne University, Bridget Fare, ha confermato al Post che Conte non abbia mai seguito corsi presso l’università. Tuttavia, ad inizio anni ‘90 Conte era coinvolto nella gestione di un programma che permetteva a studenti italiani di seguire dei corsi della Duquesne University e “si è occupato di ricerca in ambito giuridico e di migliorare la collaborazione con Villa Nazareth”, l’organizzazione italiana che finanziava il programma di studi all’estero.

Altro problema riguarda il fatto che il curriculum di Conte indica anche un periodo di “perfezionamento degli studi di Diritto” all’International Kultur Institut di Vienna, che pero è una scuola di tedesco. Nel secondo curriculum il periodo di studi a Vienna non è indicato come un periodo di “perfezionamento” degli studi di diritto, ma più genericamente come un soggiorno studio di tre mesi presso l’International Kultur Institut.

Non manca poi un riferimento al fatto che sia stato «designato» a far parte del Social Justice Group istituito presso l’Unione Europea. L’Unione Europea però non ha nessun organo che si chiama in questo modo. Nei primi anni Duemila era invece attivo un collettivo di professori di varie università europee chiamato “Social Justice in European Private Law” e definito con quel nome, che aveva pubblicato un Manifesto nel 2004. Martijn Hesselink, capo dei professori che ha coordinato la stesura del documento, ha detto al Post che Conte «non è stato membro del Social Justice Group che ha scritto, firmato e pubblicato il manifesto». Hesselink contesta anche la formula «designato» con cui Conte ha presentato la sua presunta collaborazione:

«Il collettivo si è auto-costituito, nessuno è stato designato a farne parte». Da un libro universitario pubblicato nel 2009 sembra che Conte si sia limitato a firmare il manifesto un anno dopo la sua pubblicazione, assieme a una ventina di altri esperti.

Conte, che lavora come avvocato a Roma e ha un suo studio legale, è anche avvocato patrocinante in Cassazione. Giuseppe Conte è stato inoltre il legale nella complessa vicenda sul caso Stamina della famiglia di Sofia, bambina con una grave malattia neurodegenerativa non curabile.

Curriculum a parte, che più che taroccato sembra forse un po’ gonfiato, Luigi Di Maio ha esaltato il Professor Conte per il suo impegno per la de-burocratizzazione dell’amministrazione pubblica. Il possibile futuro Presidente del Consiglio e il M5S si sono conosciuti direttamente nel 2013, quando i grillini lo proposero come membro del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa. Ed egli ammise di non averli votati e di non essere neppure un loro simpatizzante. Essendo sempre stato di sinistra.

Dopo cinque anni, accettò la proposta di Ministro pentastellato essendo rimasto entusiasta dell’apertura alla società civile dei grillini, definendo le liste elettorali: “un laboratorio politico meraviglioso, incredibile”.

In qualità di potenziale Ministro della Funzione pubblica, Giuseppe Conte parlo della necessità di semplificare il «farraginoso» quadro normativo italiano e di combattere «l’ipertrofia normativa». Oltre alla necessità di abrogare le «leggi inutili» e di puntare ad una “grossa semplificazione della macchina burocratica dello Stato” e un “riassetto delle autorità indipendenti”. Parlò anche della necessità di «valorizzare la meritocrazia», varando «un programma straordinario di riqualificazione del personale pubblico». Promuovendo incentivi economici ai dipendenti pubblici e parlando anche della necessità di rivedere la riforma della scuola voluta da Renzi.

Sempre Il Post, però, riferisce di un secondo problema sollevato dal web. L’appoggio di Conte al metodo Stamina. In pratica, il possibile futuro Presidente del consiglio, nel 2013 era il legale della famiglia di Caterina Ceccuti, la madre di Sofia, la bambina con una malattia neurodegenerativa non curabile (leucodistrofia metacromatica), che nella forma infantile porta alla morte a circa cinque anni di distanza dalla comparsa dei primi sintomi.

Ricordiamo che il metodo Stamina consiste in un trattamento basato sulle “cellule staminali”, ma la cui presenza non è stata mai riscontrata nei test di laboratorio eseguiti in Italia da quando furono avviate verifiche di tipo sanitario e giudiziario nei confronti dell’organizzazione. Il principale fautore di questo metodo è Davide Vannoni, che arrivò per questo caso ad un patteggiamento.

Conte lavorò a un ricorso per ottenere da un giudice di Livorno che la bambina potesse proseguire il trattamento Stamina. Conteaveva trovato il modo per accelerare i tempi del ricorso dopo che un’iniziativa legale analoga era stata respinta dal tribunale di Firenze pochi mesi prima. Il ricorso a Livorno fu reso possibile grazie al cambio di residenza della famiglia in quella provincia. Conte finì per diventare un punto di riferimento dal punto di vista legale su Stamina. Sebbene egli facesse l’interesse dei suoi clienti, il Manifesto segnala anche che fu tra i partecipanti di una associazione creata appositamente durante il caso Stamina per sostenere la “libertà di cura”.

Lo stesso Movimento cinque stelle appoggiò nel 2013 il metodo Stamina. Il Parlamento convertì in legge la sperimentazione del trattamento e il proseguimento delle cosiddette “cure compassionevoli”. Spinto soprattutto dalla pressione di media e famiglie dei malati, ma di fatto non esistevano prove scientifiche. Poi però fu definitivamente bocciato da una commissione del ministero della Salute, anche alla luce della condanna inflitta a Vannoni a 22 mesi per associazione a delinquere.

Paolo Savona chi è

Chi è Paolo Savona? Altro nome che ha sollevato non pochi dubbi – a quanto pare anche da parte del Presidente Mattarella – è quello relativo a Paolo Savona come Ministro dell’economia. In realtà, inizialmente, designato come Presidente del consiglio.

 

Ottantaduenne, dopo aver conseguito una Laurea in Economia nel 1961 entrò in Banca d’Italia, poi contribuì a fondare l’università di Confindustria LUISS e divenne in seguito direttore generale dell’associazione degli imprenditori durante la guida di Guido Carli. Ha poi svolto incarichi nei consigli di amministrazione in alcune delle più grandi e importanti società italiane, pubbliche e private. Si pensi al Fondo interbancario di tutela dei depositi, di Impregilo, di Gemina, degli Aeroporti di Roma e del Consorzio Venezia Nuova.

Il suo curriculum comprende anche la presidenza o comunque la collaborazione con numerose fondazioni, associazioni e comitati scientifici, tra cui l’Aspen Institute, paragonabile ad altre organizzazioni come Trilateral o Bilderberg. E non a caso anch’esso spesso al centro di oscure teorie complottiste (peraltro anche da parte degli stessi parlamentari pentastellati, sebbene ricordiamo che il nome di Savona è stato avanzato dalla Lega).

Quanto alle esperienze politiche di Savona, ricordiamo che tra il 1993 e il 1994 fu ministro dell’Industria, del commercio e dell’artigianato del governo tecnico guidato da Carlo Azeglio Ciampi. Dopo oltre dieci anni, tra il 2005 e il 2006, fu a capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della presidenza del Consiglio dei ministri durante il Governo Prodi. Nonché Coordinatore del Comitato Tecnico per la Strategia di Lisbona durante il governo Berlusconi.

Paolo Savona posizioni anti-euro

Come dicevamo, anche il nome di Paolo Savona sta sollevando critiche e polemiche. Nonché scetticismo da parte dello stesso Sergio Mattarella, profondamente europeista e desideroso di instaurare a Palazzo Chigi una personalità gradita ad Ue e Borse. Soprattutto per le sue posizioni profondamente anti-europee. Savona si è detto disponibile a ricoprire l’incarico ma si è chiuso in un silenzio per far parlare i politici.

Savona, in realtà, inizialmente è stato uno strenuo sostenitore della moneta unica. Lavorando per l’ingresso dell’Italia quando era Ministro dell’Industria nel governo Ciampi. Poi col passar degli anni la sua posizione è cambiata, arrivando a paragonare la Germania della Merkel a quella nazista. Mentre l’Italia continua, a suo dire, a cadere nel fascino tedesco. Nel libro che uscirà a breve ha infatti scritto:

“Per tre volte l’Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’Unione europea del 1992. È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?”

In altri interventi ha perfino auspicato che l’Italia facesse come la Gran Bretagna, uscendo dall’Ue. Ha parlato di filo-europeisti come anti-italiani e che «Non esiste un’ Europa, ma una Germania circondata da pavidi».

Dunque, il nome di Savona va verso due direzioni. Da un lato, si tratta di una figura molto vicina all’establishment e già con precedenti ruoli istituzionali. Dall’altro, una figura anti-tedesta e anti-ue, che sicuramente crea non poco scetticismo in Mattarella. Il quale, ricordiamo, ha il potere di nomina dei Ministri proposti dal presidente del consiglio. Tradotto, l’ultima parola spetta a lui.

Programma Lega-M5S, il reddito di cittadinanza

Qual è il programma Lega-M5S riguardo al lavoro? Ecco i punti principali riportati al punto 14:

  • il salario minimo orario dovrà prevedere una cifra minima per legge, per tutti i contratti collettivi
  • gli apprendistati per le libere professioni dovranno essere sempre retribuiti
  • riduzione strutturale del cuneo fiscale e semplificazione della gestione amministrativa dei rapporti di lavoro
  • riforma nuovi voucher (libretto di famiglia e contratto di prestazione occasionale)
  • rafforzamento delle politiche attive per spingere l’occupazione anche con adeguate misure di sostegno al reddito (reddito di cittadinanza)
  • riforma e potenziamento dei centri per l’impiego
  • semplificazione per gli incentivi alle imprese giovani, innovative e tecnologiche
  • riforma delle scuole secondarie di secondo grado e dell’università per consentire la nascita di nuove figure professionali competenti per la quarta rivoluzione industriale

Soffermandoci sulla misura vero cavallo di battaglia del M5S, e che quest’ultimo intende destinare a 9 milioni di italiani che si trovano privi di reddito o che hanno redditi troppo bassi. Esso parte da un presupposto: secondo i dati ISTAT, in Italia chiunque vive da solo con meno di 780 euro al mese si trova sotto la soglia di povertà. Tale soglia, inoltre, varia a seconda del numero dei componenti della famiglia.

Dunque, il reddito di cittadinanza promosso dal Movimento 5 Stelle prevede l’erogazione di un contributo economico in modo tale che chiunque possa raggiungere la soglia dei 780 euro al mese. Per cui se in una famiglia di 3 persone, la madre e il padre sono disoccupati ed hanno un figlio maggiorenne a carico, la misura del reddito di cittadinanza è piena, ovvero 780 euro per la madre e 780 euro per il padre, per un importo totale di 1560 euro al mese.

Se la famiglia invece è composta ad esempio da due persone con una pensione da 400 euro ciascuno, il reddito di cittadinanza andrà ad integrare quanto manca per raggiungere la famosa soglia di 780 euro al mese, per cui spetterà loro un’integrazione di 370 euro.

Il reddito di cittadinanza è pure previsto nel caso in cui si lavori ma si venga sottopagati (i meccanismo differiscono a seconda che si tratti di lavoro part o full time).

Tuttavia, molti dubbi riguardano i suoi costi. Ha cercato di fare chiarezza Pasquale Tridico, eventuale ministro del Lavoro qualora Mattarella scegliesse di affidare l’incarico al Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Secondo l’economista dell’Università di Roma Tre, il reddito di cittadinanza ha un costo di 17 miliardi di euro, inclusi i 2 miliardi da destinare per il rinforzo dei centri d’impiego. Numeri che combaciano con quelli indicati dall’Istat tre anni fa, quando il presidente Alleva aveva stimato i costi in 14,9 miliardi di euro.

Tuttavia, c’è un problema. I numeri sono stati confutati dall’Inps, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, guidato dal presidente Tito Boeri. Secondo l’organismo che si occupa del sistema pensionistico italiano, il reddito di cittadinanza dei 5 Stelle comporterebbe una spesa complessiva pari a 30 miliardi di euro. Peraltro, occorre aggiungere che siamo di fronte ad una cifra complessiva vista pure al ribasso, dato che non sono inclusi i costi di gestione quelli riferiti alla raccolta delle informazioni.

Programma Lega-M5S, la riforma delle pensioni

Molto atteso è anche il punto che riguarda la riforma delle pensioni. Dato che entrambi i partiti hanno avversato in campagna elettorale la riforma Fornero. Sebbene in primis abbiamo parlato di sua abrogazione, poi, alla luce dei costi che ciò avrebbe comportato, hanno parlato di modifiche.

Ecco una sintesi della riforma delle pensioni nel programma M5S-Lega:

  • stanziamento di 5 miliardi per agevolare l’uscita dal lavoro delle categorie oggi escluse
  • quota 100: possibilità di andare in pensione quando la somma dell’età e degli anni di contributi versati raggiunge la quota 100
  • riorganizzazione del sistema del welfare introducendo la separazione tra previdenza e assistenza
  • proroga “opzione donna” per permettere alle lavoratrici dipendenti e autonome con 57 – 58 anni e 35 anni di contributi di andare in pensione subito, passando al regime contributivo
  • pensione di cittadinanza è una misura prevista per chi ha già smesso di lavorare ma, con l’assegno Inps, è costretto a vivere al di sotto della soglia minima di povertà. L’integrazione punta a garantire un reddito di 780,00 euro mensili. Parte della copertura economica dovrebbe essere recuperata attraverso il contrasto alle pensioni d’oro

Programma M5S-Lega, la Flat tax

Altro punto interessante del programma redatto dal Movimento cinque stelle e dalla Lega riguarda la Flat tax. Cos’è la Flat tax? La Flat tax (traducibile in tassa piatta) è un sistema fiscale con un tasso marginale costante, generalmente applicato al reddito individuale o aziendale. Una vera flat tax sarebbe una tassa proporzionale, ma le implementazioni sono spesso progressive e talvolta regressive a seconda delle detrazioni e delle esenzioni nella base imponibile.

Esistono diversi sistemi fiscali etichettati come “flat tax” anche se sono significativamente diversi. Questo sistema di tassazione fu ideato per la prima volta nel 1956 dall’economista statunitense Milton Friedman.

A partire dagli anni 2000, la flat tax sembra aver trovato nuova vita. Soprattutto tra i paesi europei ex comunisti con l’intento di risollevare le proprie sorti economiche. Tanti infatti sono stati i campi di applicazione:

  • Estonia, Lettonia e Lituania hanno rispettivamente una flat tax pari al 24%, 25% e 33% a partire dalla metà degli anni 90
  • Il 1º gennaio 2001 è stata introdotta al 13% sul reddito in Russia. Successivamente l’Ucraina ha adottato come la Russia la flat tax del 13% nel 2003, che però è stata aumentata al 15% nel 2007.
  • La Slovacchia ha introdotto una flat tax pari al 19% sulla maggior parte delle imposte nel maggio 2004, per poi essere abolita nel 2013 dal rieletto governo di sinistra in favore di un sistema progressivo
  • La Romania ha adottato la flat tax 16% sul reddito e sugli utili delle aziende il 1º gennaio 2005
  • La Macedonia ha introdotto la flat tax al 12% sul reddito e sui profitti delle imprese il 1º gennaio 2007, portando la percentuale al 10% nel 2008.
  • L’Albania ha introdotto la flat tax al 10% dal 2008.
  • La Bulgaria applica una tassa fissa al 10% per i profitti aziendali e redditi personali dal 2008.
  • Negli Stati Uniti, Illinois, Indiana, Massachusetts, Michigan e Pennsylvania, hanno un’unica aliquota su redditi delle persone, dal 3,07% (Pennsylvania) al 5.3% (Massachusetts)

In Italia c’è già una flat tax. Il primo gennaio 2004 è entrata in vigore l’IRES (Imposta sul REddito delle Società) al posto dell’IRPEG. L’IRES è una flat tax: infatti è presente una sola aliquota pari al 24%. Prima di Salvini, proposte di flat tax erano già arrivate dai Radicali nel 2005 (al 20%) e da La Destra nel 2008 (20%). successivamente, nel 2012, a proporre la Flat tax fu Forza Italia, al 23%. Mentre due anni dopo, Matteo Salvini, Segretario Federale della Lega Nord, si è più volte espresso a favore della flat tax fino a sostenere ufficialmente la riforma 15% del Partito Italia Nuova. I leader dei due partiti hanno tenuto un convegno sul tema il 13 dicembre 2014 a Milano, con la partecipazione del prof. Rabushka.

In vista delle elezioni del 2018, Forza Italia e Lega hanno proposto insieme una flat tax al 15%. partendo dal presupposto che nel nostro Paese una eccessiva pressione fiscale non stimoli i contribuenti a pagare le tasse. Del resto, secondo i dati del 2017, l’Italia è al sesto posto tra i paesi OCSE con la più elevata pressione fiscale. Promotore di una Flat tax al 15% è Armando Siri, nella brochure Flat tax. Paghiamo meno, paghiamo tutti: ecco come, con queste motivazioni: “perché permette da una parte di liberare risorse a vantaggio di tutte le fasce di reddito e dall’altra di mantenere i conti dello Stato in ordine”.

Tuttavia, secondo l’analisi degli economisti Massimo Baldini e Leonzio Rizzo de “Lavoce.info”, con l’aliquota al 15% come proposto dalla Lega, l’eventuale recupero dell’evasione fiscale non colmerebbe il mancato gettito. Altrettanto critico è il prof. Roberto Perotti dell’Università Bocconi, secondo il quale la flat tax della Lega Nord costerebbe secondo le sue stime 80 miliardi, mentre quella di Forza Italia 83 miliardi. Anche perché in campagna elettorale, Silvio Berlusconi aveva promesso anche l’abolizione del bollo auto, della tassa di di successione (da lui già soppressa poi reintrodotta dal Governo Monti), i contributi per i neoassunti, nonché dell’Irap. La tassa regionale pagata dalle aziende che da sola vale 40 miliardi e la cui soppressione avrebbe comportato un pesante mancato gettito nelle casse delle regioni.

Nel programma M5S-Lega, al punto 11, la Flat Tax prevede l’introduzione di aliquote fisse con un nuovo sistema di deduzioni per assicurare l’imposta progressiva.

Flat tax e reddito cittadinanza incompatibili?

La Flat tax e il reddito cittadinanza incompatibili? Sono in molti a chiederselo. Dato che la prima provoca un mancato gettito e il secondo un nuovo costo allo stato. E’ infatti molto scettico Giovanni Dosi, professore di economia politica all’Istituto di economia del Sant’Anna di Pisa. In una intervista a IlSole24Ore, non ha dubbi: a domanda “Reddito di cittadinanza e flat tax possono convivere?” egli risponde: “Io credo di no. Penso che il reddito di cittadinanza – che mi vede profondamente favorevole – e la flat tax siano assolutamente incompatibili dal punto di vista ideologico, ma anche dal punto di vista delle risorse. Se il reddito di cittadinanza venisse proposto come era stato fatto in origine, starebbe in piedi. Se si dichiara di farlo tagliando nel frattempo 50 miliardi di entrate fiscale (il conto della flat tax, ndr) non sta più in piedi nulla. Mi sembrava sensata la proposta di Paquale Tridico, quella che ipotizzava di finanziarlo aumentando il Pil potenziale. Ma così… Nel programma dei Cinque stelle ci sarebbero state diverse proposte condivisibili, dall’acqua pubblica al salario minimo. Ora però nel programma congiunto vediamo cose come queste, e sappiamo che non provengono da loro”.

Programma M5S-Lega economia

Altri punti economici del programma sono:

  • Sterilizzazione delle clausole di salvaguardia che comportano l’aumento delle aliquote IVA e accise
  • Eliminazione delle componenti anacronistiche delle accise sulla benzina
  • Flat Tax: due aliquote fisse al 15% e 20% per persone fisiche, partita IVA, imprese e famiglie; per le famiglie è prevista una deduzione fissa di 3.000,00 euro sulla base del reddito familiare
  • No Tax Area per persone a basso reddito
  • Pace fiscale per tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica
  • Abolizione dello spesometro e del redditometro
  • Inasprimento della lotta all’evasione fiscale con “carcere vero” per i grandi evasori
  • Tassazione dei grandi capitali esteri

Programma M5S-Lega immigrazione

Altro punto molto atteso è quello relativo all’immigrazione. Ecco i punti salienti:

  • Superamento del Regolamento di Dublino
  • Procedure più veloci per la verifica del diritto allo status di rifugiato o la sua revoca
  • Maggiore trasparenza nella gestione dei fondi pubblici destinati al sistema di accoglienza (maggiore coinvolgimento delle istituzioni pubbliche)
  • Individuazione di una sede di permanenza territoriale per ogni regione finalizzata al rimpatrio
  • Aumento dei rimpatri degli irregolari
  • Stop vendita di armi nei paesi in guerra
  • Istituzione di un registro dei ministri di culto e la tracciabilità dei finanziamenti per la costruzione delle moschee e, in generale, dei luoghi di culto, anche se diversamente denominati
  • Chiusura immediata di tutte le associazioni islamiche radicali nonché di moschee e di luoghi di culto, comunque denominati, che risultino irregolari

Governo M5S-Lega ministri

Quali saranno i Ministri del possibile governo M5S-Lega? Dovrebbero essere i seguenti:

  • Al segretario della Lega Matteo Salvini potrebbe andare il tanto agognato Ministero dell’Interno
  • Luigi Di Maio, leader del M5S, vorrebbe invece il ruolo di Ministro del Lavoro da accorpare con il ministero dello Sviluppo Economico
  • Per il ministero della Giustizia si è fatto il nome di Alfonso Bonafede
  • Per il ministero delle Infrastrutture vi sono i nomi della pentastellata Laura Castelli e del leghista Armando Siri
  • Giancarlo Giorgetti potrebbe prendere il Ministero dell’Economia se fallisse il nome di Savona. Tuttavia, si pensa anche a Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitalia
  • Alla leghista Simona Bordonali potrebbe spettare il nuovo ministero della Disabilità
  • Due fedelissimi di Di Maio sarebbero destinatari rispettivamente del Ministero dell’istruzione, Vincenzo Spadafora, e dei rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro
  • Per il ministero degli Esteri è in corsa il diplomatico Giampiero Massolo, già direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza e attualmente presidente di Fincantieri
  • Gianmarco Centinaio potrebbe occupare la casella del Ministero del Turismo e degli Affari regionali, mentre per la Cultura circola il nome dell’ex direttore di Skytg24 Emilio Carelli
  • Al senatore Vito Crimi potrebbe toccare il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti (data la sua precedente esperienza nel Copasir). Tuttavia, questa nomina trova l’ostacolo di un ruolo da assegnare pure a Roberto Calderoli e Raffaele Volpi

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