Conto economico riclassificato: perché è necessaria una riclassificazione e come si fa

Che ruolo espleta l’analisi di bilancio in contabilità aziendale? Perché è necessario riclassificare lo schema civilistico del Conto economico? Quali sono i limiti del Conto Economico civilistico?

Sono tutti quesiti interessanti che occorre analizzare ad hoc per capire e sapere leggere le informazioni economico-reddituali contenute nel bilancio d’impresa, in particolare nel Conto economico.

In questa guida ci proponiamo lo scopo di capire perché è così rilevante redigere la struttura del Conto Economico, quali sono i limiti dei risultati parziali scaturenti dal Conto economico civilistico (struttura fissata dall’articolo 2425 cod. civ.), quando è necessaria la riclassificazione dello schema contabile e quali sono i prospetti di Conto economico riclassificato adottati maggiormente nella prassi contabile e nell’analisi di bilancio per la costruzione degli indici e margini.

Sommario

Perché si redige il conto economico

In contabilità aziendale sono obbligate a redigere il bilancio d’esercizio, in base agli schemi contabili previsti dalla disciplina del Codice civile, tutte le società di capitali che non siano obbligate ad applicare i principi contabili internazionali IAS.

Come previsto dall’articolo 2423 del Codice civile, il bilancio d’impresa si articola in tre documenti o prospetti contabili:

  • Stato patrimoniale,
  • Conto economico,
  • Nota integrativa.

Perché è importante redigere il conto economico? L’articolo 2425 del codice civile prevede che il conto economico debba essere redatto in conformità allo schema civilistico e sia un prospetto contabile che evidenzi la composizione quali-quantitativa del risultato economico (utile o perdita d’esercizio) conseguito dall’impresa al termine dell’esercizio contabile.

Il risultato economico evidenziato nel conto economico viene rappresentato e computato attraverso le voci di ricavo di esercizio (revenues) e i costi d’esercizio (expeses).

Nel disciplinare il Conto economico, il Legislatore ha imposto una struttura scalare e non a sezioni contrapposte come per lo Stato patrimoniale.

Questo criterio di “esposizione scalare” consente di leggere e di apprezzare il Conto economico per i risultati informativi in esso contenuti, i quali sono considerati utili per gli amministratori d’impresa e per tutti gli stakeholders interessati alla vita contabile aziendale.

Ecco qui seguito il prospetto del Conto economico adottato e disciplinato dalla normativa contenuta nel Codice civile:

Come si evince dalla struttura, oltre alla suddivisione in macroclassi (precedute dalle lettere maiuscole), il Conto economico contiene un’ulteriore articolazione: in voci, precedute da numeri arabi e, in sottovoci, precedute da lettere minuscole, modificabili ed omettibili.

Se la struttura scalare del prospetto Conto economico evidenzia una serie di risultati intermedi molto utili, inesistenti nel previgente prospetto a sezioni contrapposte, la struttura imposta dal dettato normativo (articolo 2425 cod. civ.) presenta dei limiti.

In primo luogo, il risultato della gestione caratteristica ordinaria, computato dalla differenza tra valori e costi della produzione, considera elementi reddituali provenienti dalla gestione accessoria.

Per quanto concerne la gestione finanziaria (oneri e proventi finanziari), il risultato contabile che scaturisce dal prospetto civilistico del Conto economico (art. 2425 c.c.) considera anche componenti di natura patrimoniale che fanno parte della gestione accessoria.

Da questi limiti di lettura e di fruibilità delle informazioni risultanti dal Conto economico civilistico, gli esperti di contabilità e gli analisti finanziari procedono con la riclassificazione del Conto economico.

Quando è necessaria la riclassificazione

Per facilitare la lettura delle dinamiche aziendali e favorire il confronto dei dati nel tempo e nello spazio attraverso la determinazione di una serie di risultati intermedi, si rende necessario procedere con la riclassificazione di bilancio, in particolare del Conto economico.

L’attività di analisi di bilancio richiede la necessità di procedere con la riclassificazione ovvero con la rielaborazione degli schemi e dei documenti informativi obbligatori, strutturati ai sensi della normativa che ne disciplina la redazione, in quanto non risultano idonei ad indicare informazioni di carattere gestionale e finanziario.

La riclassificazione del Conto economico consente di:

  • facilitare la “lettura” dei dati in base alla finalità scelta (funzionale, gestionale, finanziaria, etc.),
  • rendere omogenei i dati per consentire il confronto nel tempo e nello spazio,
  • ricostruire ed evidenziare parametri e grandezze maggiormente indicative dell’andamento gestionale (ad esempio, il reddito operativo, il valore aggiunto, etc.),
  • separare gli elementi attinenti la gestione caratteristica dell’impresa da quelli che si riferiscono alle gestioni accessorie o extra caratteristiche.

Cos’è riclassificazione del conto economico

Le riclassificazioni del Conto economico maggiormente adottate nell’analisi di bilancio sono ascrivibili ai seguenti:

  • E. a ricavi e costo del venduto, i costi sono classificati per destinazione in modo tale da essere attribuiti alle diverse aree gestionali,
  • E. a ricavi e costi variabili, i costi sono classificati per grado di variabilità o C.E. a margine di contribuzione,
  • E. a costo della produzione, i costi sono classificati per natura e suddivisi in interni ed esterni all’impresa o C.E a valore aggiunto.

Riclassificazione conto economico a costo del venduto

Questo criterio di riclassificazione presenta la peculiarità di mettere in evidenza soltanto la ricchezza creata dall’impresa a seguito dei ricavi di vendita, senza considerare le variazioni del magazzino.

Da lato dei costi, si iscrivono solo quelli relativi alla produzione venduta e sono determinati i seguenti aggregati:

  • Ricavi netti di vendita: corrispettivi relativi ai prodotti e merci effettivamente vendute nel corso dell’esercizio, senza tenere conto della produzione destinata al magazzino,
  • Costo dei beni venduti: voce di costo-consumo computato dagli acquisti al netto della variazione del magazzino materie prime e dei prodotti semilavorati e finiti,
  • Margine primo industriale: differenza tra ricavi netti di vendita e costo del venduto, esso esprime il margine di ricarico (Mark up) che l’impresa applica al costo-consumo dei fattori produttivi,
  • Risultato area commerciale, marketing ed amministrativa: gestioni non industriali che evidenziano il loro contributo al raggiungimento del risultato operativo aziendale,
  • Reddito operativo: risultato prodotto dall’attività tipica svolta dall’impresa al lordo delle imposte,
  • Risultato gestione accessoria: all’interno di tale aggregato sono inclusi i movimenti reddituali positivi e negativi generati dal patrimonio aziendale non operativo,
  • Saldo gestione finanziaria: all’interno sono inclusi gli oneri finanziari derivanti dalle operazioni di raccolta e gestione delle fonti di finanziamento,
  • Saldo gestione straordinaria: all’interno dell’aggregato trovano collocamento le operazioni eccezionali per natura e/o frequenza di manifestazione.

Riclassificazione conto economico a margine di contribuzione

Il conto economico a margine di contribuzione si basa sulla suddivisione dei costi aziendali in base al loro grado di variabilità rispetto a volumi di vendita.

Si definiscono costi variabili quei costi il cui ammontare varia proporzionalmente al variare del numero di prodotti venduti o servizi erogati; invece, sono considerati costi fissi quei costi il cui ammontare rimane fisso al variare del volume di vendita (ad esempio: costi per affitti).

Dalla differenza tra ricavi di vendita e costi variabili si determina il Margine di contribuzione che esprime il flusso reddituale che residua dopo aver coperto i costi variabili direttamente imputabili al processo produttivo aziendale, per la copertura di tutti i costi fissi, ovvero la variazione del reddito operativo a fronte della variazione del volume di attività.

La riclassificazione del C.E. a margine di contribuzione ha il grande pregio di contribuire a rispondere ad un quesito rilevante posto frequentemente dagli imprenditori: qual è il livello minimo di fatturato o di volume di vendita che permette un pareggio?

Per la determinazione del punto di pareggio o Break Even Point, occorre determinare il margine di contribuzione unitario per prodotto e rapportare il livello di costi di struttura con il costo unitario di prodotto.

Questa riclassificazione consente di determinare il livello minimo di prodotti da vendere per conseguire il pareggio operativo.

Riclassificazione conto economico a valore aggiunto

Nel procedere con la riclassificazione del C.E. a valore aggiunto viene mantenuta la struttura scalare, i cui principali margini individuati sono ascrivibili ai seguenti:

  • Valore della produzione, ottenuto dalla somma dei ricavi di vendita al netto di scontistiche, resi ed abbuoni, della variazione del magazzino prodotti finiti ed in corso di lavorazione, della variazione delle immobilizzazioni in corso per lavori su commessa o svolti in economia,
  • Valore aggiunto, dato dalla differenza tra valore della produzione e fattori produttivi esterni utilizzati nel processo di produzione (consumo materie prime, costi per servizi, godimento beni di terzi etc.). Questa grandezza economica identifica il margine che residua all’azienda per remunerare i fattori produttivi interni,
  • Margine operativo lordo (EBITDA) Earning Before Interest Taxes Depreciation Amortization, esso è ottenuto dalla differenza tra il valore aggiunto e i costi del personale,
  • Margine operativo netto (EBIT) Earning Before Interest and Taxes: si calcola sottraendo all’EBITDA gli ammortamenti, gli accantonamenti ed esprime il risultato economico che l’azienda è in grado di generare con la sola gestione caratteristica,
  • Reddito corrente, ottenuto dalla somma algebrica tra il margine operativo netto ed il saldo della gestione finanziaria,
  • Reddito ante imposte, calcolato sommando al reddito corrente il saldo della gestione straordinaria,
  • Reddito netto, ottenuto sottraendo all’utile lordo l’ammontare delle imposte da pagare.

I tre schemi di riclassificazione del Conto economico identificano finalità ed aggregati diversi e trovano, comunque, un punto di raccordo rappresentato dal reddito operativo, il quale fornisce informazioni rilevanti.

Il reddito operativo indica quali sono le risorse disponibili per la copertura dell’interesse dei finanziatori e viene utilizzato per computare l’indice di bilancio ROI (Return On Investment) computato come rapporto tra Reddito Operativo/Capitale Investito.

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