Consumo di suolo: alla Camera ddl per limitarlo, ma senza sconti

Il consumo di suolo è un’emergenza assoluta per l’Italia, con il suo territorio reso fragile da anni di cementificazioni selvagge e sottoposto a un diffuso e minaccioso dissesto idrogeologico. Cambiano i governi, ma la politica non sembra recepire la gravità del fenomeno e l’urgenza di arrivare a un testo di legge efficace, che arresti il consumo di suolo ancora libero nel Paese.

Un disegno di legge (n. 2039) sul contenimento del consumo di suolo e sul riuso di quello già edificato, noto anche come “salva suoli”, è in discussione dal febbraio 2014, ma l’iter parlamentare è ancora fermo alla prima lettura della Camera dei Deputati e la votazione in aula non si vede all’orizzonte. Al contrario, non mancano le resistenze e i condizionamenti, da ultimo quelli registrati da parte del governo questa settimana durante l’esame in Commissione Bilancio.

Niente sconti sul fisco per chi salva il suolo dallo sprawl urbano

Il Golfo di Napoli tra le aree più colpite dallo sprawl urbano. Credits: daryl_mitchell, flickr
Il Golfo di Napoli tra le aree più colpite dallo sprawl urbano.

A fare le spese degli emendamenti del governo è stato innanzitutto il principio di una congrua fiscalità di vantaggio come incentivo agli interventi di rigenerazione del territorio degradato. Un’agevolazione, a detta del governo, che potrebbe non avere le dovute coperture finanziarie.
Inoltre, sempre per seguire le ragioni del bilancio, sono saltati il controllo esterno nel monitoraggio sulla riduzione del consumo del suolo, che sarà affidato a enti pubblici come l’Ispra o il Crea. Quali reali garanzie per arrestare i fenomeni di sprawl urbano?
Nessuna agevolazione anche per chi ristruttura il patrimonio edilizio esistente, anziché costruire ex novo. Eppure, in un’ottica di sostenibilità ambientale e di contenimento del consumo di suolo, la cosiddetta rigenerazione urbana riveste un’importanza notevole, e sarebbe forse stato opportuno mantenere misure di favore per chi mette in atto interventi con l’obiettivo della sostituzione, del riuso e della riqualificazione dell’ambiente costruito.

Consumo di suolo, una legge per salvare la “tenuta” dell’Italia

Restano per il momento in piedi i principi che sono alla base della legge “salva suoli”, richiesta da anni da decine di associazioni ambientaliste e, in occasione dell’evenienza di disastri naturali, dall’opinione pubblica in generale. A volerlo è anche l’Unione Europea, che ha fissato per il 2050 l’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo, inteso come incremento annuale netto della superficie naturale e seminaturale oggetto di impermeabilizzazione.

idrogeologico dissesto italia
Credits Roby Ferrari flickr

In gioco c’è il presente e il futuro del Paese: la fondamentale valorizzazione e tutela del suolo, bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici, anche in funzione della prevenzione e della mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico, che colpiscono con cadenza implacabile molte Regioni d’Italia con altissimi costi umani, sociali ed economici, e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Cosa fare per contenere, se non proprio fermare, il consumo di suolo?

Sono necessari una serie di interventi coordinati a salvaguardia delle superfici agricole, in particolare nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica, ma anche politiche che favoriscano l’utilizzo di pratiche agricole, quali orti urbani, orti didattici, orti sociali ed orti condivisi, anche negli spazi liberi delle aree urbanizzate, per strappare letteralmente terreno al cemento.