Consumi: gli ultimi studi ritraggono un’Italia… in bianco e nero

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I consumi rappresentano uno degli indicatori utili a testare il benessere economico di una nazione. Non a caso, ogni qualvolta si progettano tasse che possano colpire i consumi si levano alte le voci che urlano al sacrilegio. Beh, tali “voci” non hanno tutti i torti. A un crollo dei consumi segue un crollo delle imprese, al crollo di queste seguono le difficoltà occupazionali e, per mezzo del restringimento del reddito disponibile, si giunge a un nuovo crollo dei consumi. Un circolo vizioso pericolosissimo, confermato, tra le altre cose, dalle evidenze dell’ultimo anno: a una contrazione del Pil è corrisposto, praticamente in concomitanza, una discesa verticale dei consumi (nel 2012 Pil a -2,4% e consumi -3,2%).

Adesso, strillano i media e i politici al governo, siamo di fronte a una concreta possibilità di ripresa. Il peggio è passato, così si dice. Possiamo crederci? Per rispondere a questa domanda è utile andare a spulciare gli ultimi dati sui consumi. Durante l’ultima settimana sono stati pubblicati due studi a riguardo, uno da parte della Coop e uno da parte della Confcommercio. Quest’ultima, in particolare, riserva qualche margine di ottimismo. Un ottimismo acre, sia chiaro.

Dalla relazione si evince, semplicemente, che abbiamo toccato il fondo e che ora non possiamo fare altro che risalire. Specchio di questa risalita, per così dire.. “Fisologica” è un dato in particolare: il crollo dei consumi si è arrestato a luglio dopo un anno e mezzo di discesa costante. E come tutte le cadute, l’ultima parte è stata la più dolorosa: a giugno 2013 era stato registrato un catastrofico -3,7%. Ottimismo acre, si è detto, ma anche prudente, e infatti la relazione recita che “Occorre, comunque, guardare a questa fase con molta attenzione perché la fine della riduzione dei consumi non delinea automaticamente un profilo di ripresa a breve termine”.

Assai più pessimistica si è rivelata la Coop, che con la sua ultima ricerca mette al corrente di un dato triste quanto inaspettato: l’Italia è tornata… In bianco e nero, almeno sul fronte dei consumi. Il livello dei consumi, se si circoscrive l’analisi a certi beni, è tornato indietro di una quarantina d’anni, catapultandoci negli anni Sessanta e Settanta. Segnale che l’Italia è ormai sulla via della povertà, è la contrazione del comparto alimentari. In media, nel 2013 le famiglie italiane spenderanno in un anno solo 2400 euro per il cibo, un valore identico a quello del 1971 (facendo le giuste proporzioni tra l’euro di adesso e la lira di allora). In discesa anche tutto il resto: si calcola un crollo del 6,1% rispetto a un anno fa. Gli unici ad andare bene, anzi benissimo, a tal punto da alzare la media fino al sopracitato -3,2, sono i prodotti tecnologici, in particolare tablet e smartphone.

A leggere lo studio della Coop, si ha la sensazione di aver passato ormai il punto di non ritorno. A tal proposito un dato suscita particolare sconforto: l’81% degli italiani ha già cambiato radicalmente e definitivamente le proprie abitudini di consumo. Gli italiani si sono adattati strutturalmente alla crisi. 

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