Consiglio di Stato: troppe criticità nel Canone Rai in bolletta

Il Canone Rai, come sappiamo, verrà inserito nella bolletta elettrica dal prossimo luglio e ammonterà a 100 euro annui. Da quando si è avuto notizia della decisione del governo si sono rincorse voci e smentite, richieste di spiegazioni e precisazioni. Ma non sono solo i consumatori a non vederci chiaro e ad avere dei dubbi sull’attuazione del provvedimento. Nei giorni scorsi è arrivato infatti il parere del Consiglio di Stato che vede nel decreto attuativo molte criticità.

Canone Rai
Il Consiglio di Stato ha riscontrato diverse criticità nel regolamento del decreto attuativo del Canone Rai

Il parere del Consiglio di Stato

Il giudice amministrativo, a cui deve essere sempre richiesto un parere obbligatorio prima dell’attuazione di alcuni atti amministrativi, ha invitato il Ministero dello Sviluppo Economico a revisionare il regolamento del decreto attuativo della riforma della tassa TV e ha quindi lasciato in sospeso il suo giudizio vincolante.

Ma vediamo quali sono i punti critici del regolamento secondo il Consiglio di Stato, organo preposto alla tutela dei diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione. In primis, viene sottolineato il forte ritardo con il quale è stato emanato il provvedimento. Questo sarebbe dovuto essere pronto a metà febbraio, ma in realtà ancora ad oggi non ci sono punti fermi.

In secondo luogo, il giudice amministrativo sostiene come nel provvedimento non venga data una definizione di cosa sia esattamente un apparecchio televisivo. Al giorno d’oggi, sul mercato si trovano molti device (tablet, smartphone, computer, etc.) in grado di ricevere i programmi televisivi; quindi sarebbe stato più corretto entrare nel merito e fare le dovute specifiche, magari aggiungendo un riferimento al segnale digitale terrestre, al segnale satellitare o al decoder.

Inoltre, secondo l’atto del giudice amministrativo, il decreto non fa nessun cenno al procedimento di scambio delle informazioni tra i diversi enti preposti all’addebito e all’esazione del canone. Parliamo quindi dell’Autorità per l’energia, dell’Anagrafe tributaria, dell’Acquirente unico S.p.A., del Ministero dell’Interno, dei Comuni e delle diverse società private che entrano in gioco in qualche modo con la gestione dei dati degli abbonati alla TV. Il Consiglio di Stato afferma che, a questo proposito, deve essere salvaguardato il rispetto della privacy degli utenti e che, quindi, sarebbe auspicabile l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali.

Troppe formule tecniche nel decreto sul Canone Rai

Il Consiglio di Stato, più in generale, sottolinea come nel decreto si faccia uso di diverse formule tecniche difficilmente intellegibili dalla stragrande maggioranza del pubblico. Cosa scorretta in quanto le norme in esso contenute si rivolgono proprio ad un’ampia platea di consumatori, che hanno il diritto di venire informati correttamente e semplicemente, e non ad addetti ai lavori. In particolare risultano non facilmente decifrabili i punti che prendono in considerazione il numero di apparecchi detenuti da ciascun abbonato (ossia che anche in presenza di più televisori si paga un solo abbonamento), la platea di utenti per i quali il pagamento del canone è obbligatorio e quelli per i quali è prevista l’esenzione (in particolare per quanto riguarda l’autocertificazione per il mancato possesso della TV) e il rimborso. Il giudice amministrativo, per tutti questi punti, auspicherebbe una campagna informativa diffusa e scrupolosa.

Il governo si è affrettato a specificare che non si tratta di una bocciatura del decreto ma solo di un suggerimento per futuri chiarimenti ed integrazioni.