Consiglio Europeo: Mario Monti si scopre Keynesiano in Extremis

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Monti keynesiano? Sembra proprio un ossimoro. E’ innegabile, però, che un passettino verso la teoria di Keynes il Presidente del Consiglio lo abbia, certo inconsapevolmente, compiuto. D’altronde l’Italia non ha altra scelta: la crisi morde, la recessione imperversa, serve denaro per far ripartire l’economia. Bisogna trovare i soldi a tutti i costi. Finalmente, lo ha capito anche Monti. Lo ha capito e lo ha dichiarato al Consiglio Europeo.

Le richieste di Mario Monti hanno preso in contropiede un po’ tutti, nonostante il loro innegabile buon senso. Semplicemente, pochi si aspettavano che le facesse proprio lui, il paladino del bilancio, l’alfiere dell’austerity. Cos’ha chiesto in particolare? Ha chiesto il “permesso” (è ridicolo che si debba chiedere il permesso) di poter deviare dall’impegni del bilancio, come premio per le riforme sostenute nell’ultimo anno e mezzo, e con lo scopo di realizzare investimenti produttivi.

L’Unione Europea, per ora, ha fatto orecchie da mercante e per adesso non risponde. Il ché non significa obbligatoriamente che arriverà un no. Significa semplicemente che la strada verso una decisione definitiva è ancora lunga. Probabilmente si saprà di più nel prossimo vertice europeo, ossia fra due mesi. I più pessimisti ipotizzano che la decisione finale ci sarà solo dopo l’estate. Si rischia, in buona sostanza, di somministrare la medicina al paziente morto.

Monti ha incassato il niet della Merkel, sebbene celato da un velo nemmeno tanto sottile di democrazia. Il cancelliere tedesco ha altro a cui pensare: le elezioni, per lei, sono alle porte e non può presentarsi all’elettorato con l’immagine di un Italia le cui briglie non sono più in possesso dell’Unione Europea e quindi liberi di spendere a “nostro piacimento” (ma purtroppo non è un piacere, è un obbligo).

Si è dimostrato più aperto alle richieste di Monti il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker: “Non credo che l’Italia avrà presto bisogno di un piano di salvataggi. Troppa rigidità significa troppa disoccupazione: ora la crescita è la priorità, al di là degli impegni di bilancio che comunque devono essere confermati.”.

Fanno “massa” attorno al presidente del Consiglio i suoi ministri. In particolare Enzo Moavero, Ministro per gli Affari Europei, che ha parlato della necessità di fare un po’ di deficit, nella prospettiva generale del pareggio di bilancio che sarebbe, dunque, semplicemente rimandato.

L’alleato più forte per Monti e co. è Francois Hollande, primo ministro della Francia. A ben vedere, è stato lui l’unico ad aver pronunciato un discorso di “sinistra”. Poco riferimento al vincolo di bilancio, nelle sue parole, appena accennata la questione mercato. Piuttosto, ha parlato di disoccupazione, del dovere morale di abbatterla, di invertire i “tanti segni meno” che caratterizzano i parametri economici dei paesi europei.

Foto originale by FriendsofEurope

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