Congedo per invalidità: quali sono i requisiti, la durata e la retribuzione

Cos’è il congedo di invalidità? Quali sono i requisiti del congedo di invalidità? Qual è la durata del congedo di invalidità? Qual è la retribuzione del congedo di invalidità? I dipendenti che sono affetti da invalidità godono di un congedo straordinario e retribuito nel periodo nel quale sono costretti ad assentarsi da lavoro per potersi curare.

Il congedo per invalidità non va confuso con l’indennità per malattia, dato che il primo può essere richiesto entro un limite di giorni ogni anno e può essere goduto solo da quelle cure che sono collegate allo stato di invalidità.

Tuttavia, sia congedo che invalidità per malattia seguono le stesse regole per quanto concerne l’importo della retribuzione riconosciuto dal dipendente quando si assenta da lavoro. Tuttavia, mentre l’indennità sostitutiva per malattia (dopo il terzo giorno di assenza) viene pagata dall’INPS, il congedo straordinario per i lavoratori invalidi è sempre e solo a carico del datore di lavoro.

Il congedo per invalidità è riconosciuto dall’articolo 7 del Dlgs 119/2011 per quei lavoratori che essendo affetti da una malattia invalidante hanno necessità di ricorrere a dei trattamenti sanitari nel corso dell’anno.

Vediamo meglio di seguito tutti gli aspetti riguardanti il congedo per invalidità. Ossia cos’è il congedo per invalidità. la durata del congedo per invalidità, i requisiti del congedo per invalidità e la retribuzione del congedo per invalidità.

Congedo per invalidità cos’è

Cos’è il congedo per invalidità? I lavoratori invalidi possono fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a 30 giorni, a condizione che le cure siano connesse all’infermità invalidante accertata. Si tratta di un vero e proprio congedo e non di un permesso per la cura degli invalidi.

I lavoratori mutilati e invalidi civili cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50% possono fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a 30 giorni. Il medico deve attestare che la cura è direttamente connessa al tipo di invalidità che ha colpito il lavoratore.

Congedo per invalidità requisiti

Quali sono i requisiti del congedo per invalidità? Occorre essere o dipendenti del settore privato o dipendenti del pubblico impiego. Requisito fondamentale è che il lavoratore deve essere riconosciuto come invalido civile, per una percentuale di invalidità di almeno il 51%.

Tali requisiti possono essere acclarati solo da un medico della Asl (o comunque che abbia una convenzione con il servizio sanitario nazionale), quali ad esempio il medico di famiglia o collegato ad una struttura pubblica.

Sono considerati invalidi civili – a seguito di apposito accertamento delle strutture pubbliche – le persone, indipendentemente dall’età e dall’attività lavorativa, che siano portatori di menomazioni fisiche o psichiche incidenti in una certa misura sulla capacità lavorativa ed efficienza psicofisica a svolgere i compiti e le funzioni tipiche dell’età.

Congedo per invalidità durata

Qual è la durata del congedo per invalidità? Sebbene i requisiti per ottenere il congedo di invalidità siano “solo” quelli prima elencati, c’è da dire che bisogna soddisfare un determinato limite di tempo entro cui viene erogato. Ossia 30 giorni l’anno.

Tali giorni di permesso sono però cumulabili con quelli riconosciuti per la succitata indennità di malattia e in conseguenza di ciò non rientrano nel calcolo per il periodo di comporto. Vale a dire quel lasso di tempo oltre il quale l’azienda può licenziare un dipendente che è assente per malattia.

E’ possibile beneficiare di esso sia in un’unica soluzione che in maniera frazionata, purché, come già detto, non venga superato il limite di 30 giorni nel corso di tutto l’anno. L’aspetto importante è che ogni assenza sia giustificata dalla necessità di ricorrere a delle cure o a dei trattamenti sanitari correlati allo stato di invalidità.

Congedo per invalidità retribuzione

Qual è la retribuzione prevista per il congedo per invalidità? Il calcolo dell’indennità sostitutiva per il congedo di invalidità è lo stesso di quello previsto per le assenze per malattia. I giorni di congedo, però, non si calcolano ai fini del periodo di comporto (cioè il termine di conservazione del posto di lavoro per i lavoratori in malattia, stabilito dai singoli contratti collettivi).

I 30 giorni di congedo sono retribuiti secondo 3 scaglioni diversi:

  • nel corso dei primi tre giorni di assenza lo stipendio viene comunque garantito al 100%
  • dal 4° al 20° giorno scende a quota 50%
  • dal 21° giorno al 30° giorno si sale al 66,67% (ossia di 2/3).

A ciò vanno aggiunte eventuali integrazioni previste dal contratto nazionale collettivo.

Infine, ricordiamo ancora una volta che mentre l’indennità per malattia è a carico del datore di lavoro (ove previsto dal CCNL) solo per i primi tre giorni terminati i quali è a carico dell’INPS, la retribuzione per il congedo di invalidità grava totalmente sull’azienda per tutti i 30 giorni previsti.

Congedo per invalidità come fare richiesta

Come fare richiesta per ottenere il congedo per invalidità? La domanda per il congedo di invalidità di 30 giorni deve essere presentata direttamente al datore di lavoro. Occorre esibire i seguenti documenti:

  • il verbale della commissione sanitaria degli invalidi civili sul quale è indicato sia il riconoscimento dell’invalidità che la relativa percentuale
  • l’apposita richiesta del medico attestante la necessità delle cure per le quali si intende chiedere il congedo
  • dopo la cura è altresì necessario presentare la certificazione della struttura (ospedale o centro medico) presso la quale sono state effettuate le cure, con indicazione del periodo

Nel caso in cui il congedo viene fruito in modo frazionato ma fa riferimento ad un’unica terapia, si può utilizzare un’unica attestazione cumulativa.

Congedo per cure termali

In genere, i lavoratori sia pubblici che privati non possono fruire di prestazioni termali al di fuori del periodo di ferie. Tuttavia, qualora ci siano particolari patologie invalidanti (individuate dal Decreto Ministeriale n. 278/2000), il lavoratore può sottoporsi a cicli di cure termali per fini terapeutici o riabilitativi ricorrendo all’istituto dell’assenza dal lavoro per malattia, beneficiando così delle prerogative previste al riguardo. Ossia deve vedersi conservato il posto di lavoro e deve vedersi riconosciuto il trattamento economico.

Sono invece escluse dal congedo per invalidità le cure termali cosiddette preventive, che hanno come scopo non la cura di una patologia già in corso ma solo con lo scopo di prevenire l’insorgere di esse.

Per ottenere il congedo per cure termali, il lavoratore deve:

  1. presentare domanda di congedo al proprio datore di lavoro
  2. allegare alla domanda la prescrizione del medico specialista che dichiari la presenza di effettive esigenze terapeutiche o riabilitative
  3. presentare, alla conclusione delle cure, idonea attestazione dalla quale risulti che ha effettivamente espletato le cure termali (certificato rilasciato da strutture balneari, collinari o montane, ecc.).

Congedo per invalidità insegnanti

Come funziona il congedo per invalidità per gli insegnanti? Gli insegnanti che vogliono godere del congedo per invalidità devono presentare una domanda al Dirigente scolastico, insieme alla richiesta del medico (di struttura pubblica o convenzionata con il SSN) dalla quale si evinca la necessità della cura in relazione all’infermità invalidante riconosciuta e allegando alla domanda la documentazione attestante l’avvenuto riconoscimento, da parte dell’ASL, della riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%.

Ricapitolando, all’atto della presentazione della domanda, il lavoratore invalido deve:

  1. presentare domanda di congedo al proprio datore di lavoro (si riporta facsimile);
  2. allegare alla domanda la documentazione attestante l’avvenuto riconoscimento da parte dell’ASL della riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%;
  3. allegare alla domanda la richiesta del medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale o appartenente a una struttura sanitaria pubblica, dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all’infermità invalidante riconosciuta.

Fatto questo, il Dirigente dovrà accordare il congedo senza chiedere nessun accertamento mediante visita di controllo. Successivamente alla fruizione, è necessario produrre idonea giustificazione delle cure effettuate. Qualora il dipendente debba sottoporsi a trattamenti terapeutici continuativi, a giustificazione dell’assenza potrà produrre anche attestazione cumulativa.

Non è ancora chiaro come debba avvenire questa giustificazione, così come le tipologie di cure conformi alla previsione normativa. Pare che basti una attestazione, rilasciata dalla struttura, che indichi il tipo di terapia eseguita e i giorni in cui sono state effettuate le cure.

Più chiaro invece appare che, mentre per la richiesta si fa riferimento alla struttura pubblica o convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, per l’effettuazione delle terapie non è previsto alcun limite. Pertanto, esse possono essere effettuate anche presso una struttura privata a pagamento.

Per quanto concerne invece il regime giuridico, tale congedo non rientra nel periodo di comporto. Questo è un aspetto importante in quanto l’articolo 2118 del Codice Civile stabilisce che, in caso di malattia, il datore di lavoro ha diritto di recedere solo una volta che sia decorso il cosiddetto “periodo di comporto” individuato dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.

All’autonomia collettiva è demandata la possibilità di estendere quel periodo nelle particolari ipotesi di malattie lunghe, caratterizzate dalla necessità di cure postoperatorie, terapie salvavita e di una conseguente gestione flessibile dei tempi di lavoro.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva già chiarito, in una Nota del 5 dicembre 2006, Prot. 25/I/0006893, che i congedi per cure non possono essere calcolati nel periodo di comporto.

Congedo per invalidità, un chiarimento da parte del Ministero del lavoro

Con un interpello n. 10/2013 dell’8 marzo 2013, il Ministero del lavoro ha fornito dei chiarimenti, richiesti dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, per quanto concerne la corretta interpretazione dell’art. 7, D.Lgs. 119/2011, che riguarda la disciplina del congedo per cure riconosciuto in favore dei lavoratori mutilati ed invalidi civili.

L’istanza in questione chiedeva se l’indennità contemplata in caso di fruizione dei congedi in questione sia a carico del datore di lavoro o dell’INPS, dato che viene computata in base al regime economico delle assenze per malattia.

Inoltre, l’istanza richiede se sia possibile considerare, per la fruizione frazionata dei permessi di cui sopra, le giornate di assenza dal lavoro come unico episodio morboso di carattere continuativo ai fini della corretta determinazione del trattamento economico corrispondente.

Il Ministero del lavoro, nel suo interpello, ha precisato che i lavoratori mutilati ed invalidi civili ai quali sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50% possono fruire, nel corso di ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a 30 giorni.

Il suddetto congedo non rientra nel periodo di comporto ed è concesso dal datore di lavoro a seguito di domanda del dipendente interessato allegando la dovuta documentazione che comprova la necessità delle cure connesse alla specifica infermità invalidante.

L’art. 7 del D.Lgs. 119/2011 ha stabilito che durante la fruizione del congedo “il dipendente ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia”. Tale ultima previsione costituisce, dunque, una novità rispetto alla disciplina dettata dalla normativa previgente (cfr. art. 26, L. 118/1971; art. 10, D.Lgs. 509/1988).

Nell’interpello si ricorda altresì il fatto che la Corte di Cassazione (mediante sentenze nn. 3500/1984 e 827/1991) aveva già riconosciuto la sussistenza di un nesso eziologico tra l’assenza del lavoratore e la presenza di uno stato patologico in atto, quest’ultimo subordinato al relativo accertamento da parte di un medico della struttura sanitaria pubblica ritenendo. Quindi, il fatto che l’assenza per la fruizione del congedo fosse riconducibile all’ipotesi di malattia ex art. 2110 c.c., con conseguente diritto al corrispondente trattamento economico.

Quindi, alla luce di tutto ciò, si ritiene che il recepimento normativo del suddetto orientamento della legge, alla luce del quale l’indennità per congedo per cure si basa sul regime economico delle assenze per malattia, si collega in via esclusiva al meccanismo del computo dell’indennità. Quest’ultima peraltro continua ad essere a carico del datore di lavoro e non dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale.

Il Ministero ha altresì fatto presente che l’art. 23 della L. 183/2010, che ha delegato il Governo alla emanazione di quello che sarebbe stato il D.Lgs. 119/2011, aveva già avanzato l’esigenza di non gravare di ulteriori oneri il bilancio pubblico.

Riguardo il secondo quesito, invece, appare possibile che si intenda la fruizione frazionata dei permessi come un solo episodio morboso di carattere continuativo, per determinare in maniera corretta il trattamento economico relativo, poiché connesso alla stessa infermità invalidante che è stata riconosciuta.

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