Confindustria, stime 2016: sale il PIL italiano, sale il numero di poveri ma diminuisce la disoccupazione

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Nel mese di Dicembre anche Confindustria tira le somme facendo un quadro completo sulla situazione attuale.

L’Italia si presenta come un paese dalla fragile ripresa. Nel 2016 è cresciuto il PIL, ma con esso è cresciuto anche il numero dei poveri assoluti. Oggi, infatti, si segnala un aumento del 157% di questi soggetti. Il dato è rapportato allo stesso periodo del 2007. Cala invece la disoccupazione.

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Secondo dunque i primi dati analizzati sul mese passato, possiamo notare che l’economia italiana è tornata a crescere. Anche se lentamente e a corrente alternata, è pur sempre un segnale di ripresa. Ma c’è poco da star tranquilli considerando quelli che sono i dati.

Questo è quanto è emerso dallo studio condotto dal Centro Studi di Confindustria, il quale rivede, al rialzo le stime di crescita del Pil, un ribasso del tasso di disoccupazione, ma rileva anche che l’‘incertezza politica dominante in Europa e sopratutto in Italia, di sicuro non giova alla ripresa economica.

In sostanza, il CSC rileva che l’instabilità politica che attanaglia il nostro Stato, non è un buon biglietto da visita per tutti gli investitori esteri che vorrebbero investire nel nostro paese.

Rileva anche come questo fattore, potrebbe ritorcersi contro, depotenziando anche incentivi e investimenti inerenti agli stabilimenti industriali presenti oggi in Italia.

Stime Confindustria: quale futuro?

Confindustria nel suo rapporto, volume Scenari economici che si è concluso ‘8 Dicembre, rivede al rialzo le stime sul PIL Italiano per il 2016.

Secondo quanto analizzato, il 2016 si chiude con un segno positivo. Le previsioni infatti, sono di un +0,9% del PIL, rispetto al +0,7% proiettato dalle precedenti stime.

Un segnale che dovrebbe far ben sperare, visto e considerato che il PIL dovrebbe rimanere di segno positivo anche nel 2017.

Il prossimo anno, prevede un aumento più debole rispetto al 2016, ma pur sempre positivo, stimato intorno al +0,8% rispetto alle stime precedenti che vedevano una crescita del +0,5%.

Se invece si considerano i dati per il 2018, allora noteremo che la stima prodotta dal Centro studi di Confindustria prevede una crescita del PIL dell’1%.

Quindi per vedere effettivamente alcuni piccoli reali segnali di ripresa, si devono attendere gli anni a venire. La revisione al rialzo delle previsioni è legato infatti, al miglioramento delle condizioni dell’economia del 2016 e tiene conto della legge di Bilancio 2017 la quale prevede più flessibilità nel rapporto deficit Pil e minor tasse per le piccole e medie imprese che dovrebbero servire da stimoli per gli investimenti.

Confindustria stima anche il suo rapporto deficit PIl per il 2016 fermo al 2,4% con un leggero calo nel 2017 pari al 2,5%.

Per il 2016 le previsioni sono state riviste al ribasso, in quanto la stima era del 2,5%. Continua invece ad essere al rialzo per il 2017, rispetto a quella precedente stimata al 2,3%.

Infine per quanto riguarda il debito pubblico, si segnala che un + 132,7% del PIL per il 2016 e del +133,4% per il 2017.

Stime sul tasso di disoccupazione

Un’ultima analisi portata a termine dalla Confindustria rivede al ribasso le stime sul tasso di disoccupazione.

Un segno positivo per il 2016, in cui si nota come il tasso di disoccupazione si attesterà intorno all’11,4% in leggero calo rispetto a quello previsto dell’11,5%.

Per il 2017 si prevede ancora un leggero miglioramento, con un abbassamento della percentuale dei senza lavoro pari all’11% rispetto all’11,2% delle precedenti previsioni.

Per il 2018, il tasso di disoccupazione dovrebbe essere del 10,5%. L’occupazione totale (Ula) in sostanza in questi 2 anni dovrebbe crescere. Per il 2016 dovrebbe crescere dell’1,1% mentre per il 2017 dello 0,6%.

Purtroppo non migliora la condizione di povertà assoluta in Italia. Un aumento delle tasse, ha portato tantissimi italiani a non arrivare alla fine del mese.

I dati in questo campo sono molto sconfortanti, se si considera anche che i poveri assoluti in Italia sono 4,6 milioni. In sostanza si è segnalato un aumento del 157% rispetto a 9 anni fa. Confindustria parla di un contesto di “arretramento del benessere e di sfilacciamento sociale e politico che non ha precedenti nel dopoguerra“.

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