Confcommercio: negli ultimi 20 anni più servizi e meno beni

Uno studio della Confcommercio fotografa la condizione dei consumi degli italiani tra il 1995 e il 2015 e fa emergere i grandi cambiamenti avvenuti in questi ultimi vent’anni.

A partire dal 1995 le voci che hanno fatto registrare le più consistenti riduzioni pro capite sono i mobili e gli articoli di arredamento (-5,6% medio annuo tra il 2008 ed il 2012, -7,7% nel 2013 e -2,2% nel 2014), i mezzi di trasporto (-9,3% la variazione media annua 2008-2012 e -10,2% nel 2013), l’alimentazione casalinga (-2,5% medio annuo nel periodo 2008-2012, -4,5% nel 2013, -0,9% nel 2014) e l’abbigliamento (-8%).

D’altro lato, vedono un costante aumento i consumi in materia di comunicazioni, tempo libero e vacanze (sul totale dei consumi delle famiglie italiani si è passati dal 23,7% del 1995 al 28% del 2007).

In particolare, tra le 10 voci di consumo maggiormente dinamiche nell’anno 2015, abbiamo gli apparecchi telefonici (+7% a causa dei continui progressi tecnologici), i servizi alberghieri e alloggiativi (+4,6%), i servizi di trasporto (+3,7%), i servizi telefonici (+3,5%), i ristoranti e in generale i pasti fuori casa (+3,1%), gli elettrodomestici (+2,7%).
Al contrario, sempre per il 2015, vengono considerati meno dinamici, tra gli altri, i seguenti articoli: libri (-0,2%), giornali e articoli di cancelleria (-0,2%), prodotti caseari (latte, formaggi) e uova (-0,2%), istruzione (-0,3%), servizi postali (-0,3%), tabacchi (-1,8%).

In linea generale, si assiste ad un consistente aumento della domanda di servizi che sono aumentati di oltre il 21% negli ultimi 20 anni. In particolar modo si assiste ad una crescita di richiesta di prodotti e servizi dedicati al soddisfacimento di necessità connesse alla fruizione del tempo (mobilità e comunicazioni, tempo libero, viaggi e vacanze).
Tutto questo emerge fortemente anche dal dato percentuale relativo alla quota di spesa delle famiglie italiane dedicata all’acquisto di servizi, cresciuta dal 43,6% del 1995 al 52,6% del 2014. In particolare, emerge con tutta la sua potenza il dato riguardante le spese per le telecomunicazioni, che registra un vero e proprio boom (+193%).