Comprare e Vendere azioni Visa: come fare e se conviene [2020]

Conviene comprare azioni Visa? Come comprare azioni Visa?

Visa è un circuito internazionale di pagamenti che non ha bisogno di presentazioni, essendo molto diffuso tra la popolazione.

Più precisamente, si tratta di una joint venture composta da 21mila istituzioni finanziarie, produttrici carte di credito e di debito (sotto il nome V-Pay). La sede dal 2012 è a Foster City, in California.

Visa è anche un’ottima opportunità di investimento, essendo quotata in Borsa. Più precisamente dal 20 marzo del 2008, sul listino NYSE di Wall Street con il simbolo V (Visa), con lo stesso iter della sua principale concorrente Master Card. Si è peraltro trattato del più grande collocamento di titoli mai avvenuto in borsa: oltre 17 miliardi di dollari. Quasi raddoppiando il primato precedente detenuto da AT&T, con poco più di 10 miliardi.

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Di seguito vediamo dunque come e se conviene investire in azioni Visa.

Visa cos’è

Partiamo come sempre dalle basi: cos’è Visa? Come detto, si tratta di una joint venture composta da 21mila istituzioni finanziarie che producono carte di credito e di debito (sebbene sotto un altro brand: V-Pay), ma anche prepagate.

Dal 1º ottobre 2012 la nuova sede è a Foster City, in California.

Nel 2011 ha superato Master Card come valore complessivo delle transazioni mediante carte di credito, dato che occupa il 50,1% del mercato. Davanti a Mastercard che copre un terzo.

Va ancora meglio con le carte di debito, con il 76,9% del mercato. Mentre Mastercard occupa poco meno di un quinto.

Va specificato che Visa non emette carte né fissa tariffe, ma fornisce agli istituti finanziari prodotti di pagamento. Nel 2015, il Nilson Report ha rilevato che tramite Visa sono stati elaborati 100 miliardi di transazioni nel 2014, di cui 6,8 trilioni solo negli Usa.

Quasi tutte le transazioni Visa in tutto il mondo vengono elaborate tramite VisaNet, gestito direttamente dalla società. E’ dislocato in 4 Data center:

  • Ashburn, in Virginia
  • Highlands Ranch, Colorado
  • Londra
  • Singapore

Ciascun Data center è particolarmente protetto contro calamità naturali, criminalità e terrorismo. Oltre che in grado di gestire fino a 30mila transazioni simultanee e fino a 100 miliardi di calcoli al secondo.

Nel 2015, è stata superata da China UnionPay per pagamenti effettuati con carta e numero di carte emesse.

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Visa storia

Tutto ebbe inizio quando, a metà settembre del 1958, Bank of America (BofA) lanciò il suo programma di carte di credito BankAmericard a Fresno, in California. Emettendo 60mila carte di credito.

La necessità di uno strumento finanziario unificato era già noto al settore dei servizi finanziari americano, ma fino ad allora ogni tentativo era fallito. Anche perché le piccole banche non avevano le risorse giuste per farlo.

Tuttavia, il programma della BofA aveva diversi problemi, tanto da incassare perdite di oltre $ 8,8 milioni al lancio di BankAmericard. Sebbene si stimi che la perdita ufficiale complessiva è stata peggiore: di circa $ 20 milioni.

Per ovviare a ciò, nel 1966, Bank of America iniziò a firmare accordi di licenza con un gruppo di banche al di fuori della California. Anche per rispondere al lancio di un servizio di carte da parte di una società concorrente: Master Charge (antenato di MasterCard).

Negli 11 anni successivi, varie banche concessero in licenza il sistema di carte da Bank of America, formando così una rete di banche americane. Ma non solo, anche a numerosi paesi stranieri al di fuori degli Usa, europei ed asiatici.

Nel 1968, un dirigente della National Bank of Commerce (in seguito Rainier Bancorp), Dee Hock, fu incaricato di supervisionare il lancio della licenza di BankAmericard nel mercato nord-occidentale del Pacifico. Capendo che bisognava andare oltre Bank of America.

Nel giugno 1970, Bank of America rinunciò così al controllo del programma BankAmericard. Le varie banche emittenti di BankAmericard hanno assunto il controllo del programma, creando la National BankAmericard Inc. (NBI), una società indipendente del Delaware.

BankAmericard divenne un sistema di franchising in un consorzio con Hock che divenne il primo presidente e CEO della NBI.

Nel 1972, le licenze erano state concesse in 15 paesi. Due anni dopo, è stata creata una multinazionale: la International Bankcard Company (IBANCO).

Nel 1976, i direttori di IBANCO capirono che riunire le varie reti internazionali in un’unica rete con un solo nome avrebbe permesso il lancio definitivo del circuito.

Per questo motivo, nel 1976, BankAmericard, Barclaycard, Carte Bleue, Chargex, Sumitomo Card e tutti gli altri licenziatari si unirono sotto il nuovo nome “Visa”. NBI divenne Visa USA e IBANCO divenne Visa International.

Il termine Visa è stato concepito dal fondatore da Dee Hock, in quanto riconoscibile e facilmente memorizzabile in tutte le lingue degli Stati facenti parte del sistema.

Al 2007, Visa comprendeva quattro società non azionarie costituite separatamente, che messe insieme formavano 6mila clienti in tutto il mondo:

  • Visa International Service Association (Visa)
  • Visa USA Inc.
  • Visa Canada Association
  • Visa Europe Ltd.

L’11 ottobre 2006, Visa ha annunciato che alcune delle sue attività sarebbero state fuse e diventate una società quotata in borsa: Visa Inc. Mentre Visa Europe Ltd è diventata una società separata.

Il 3 ottobre 2007 Visa ha completato la ristrutturazione aziendale con la costituzione di Visa Inc. La nuova società è stata il primo passo verso l’IPO di Visa. Avvenuta il 9 novembre 2007, con una IPO del valore di $ 10 miliardi, poi approvato dalla Securities and Exchange Commission (SEC) americana.

L’IPO ha avuto luogo il 18 marzo 2008. Visa ha venduto 406 milioni di azioni a $ 44 USA per azione, raccogliendo $ 17,9 miliardi di dollari. Superando il record precedente detenuto da AT&T.

Due giorni dopo, i sottoscrittori IPO hanno esercitato l’opzione di totalotment, acquistando ulteriori 40,6 milioni di azioni, portando il totale delle azioni IPO di Visa a 446,6 milioni. Con i proventi totali ammontati a 19,1 miliardi di dollari.

Attualmente, Visa è scambiata con il simbolo “V” alla Borsa di New York.

Conviene comprare azioni Visa?

Detto della storia di Visa, vediamo se effettivamente conviene investire sulle azioni Visa.

Il titolo Visa ha seguito un lento rialzo praticamente inarrestabile fino a febbraio 2020. Passando dai 16 dollari dal lancio dell’IPO fino a 210 dollari. Periodo dopo il quale ha fatto seguito un crollo, arrivando a 156 dollari al momento della scrittura.

Crollo dovuto molto probabilmente alla recessione economica, patita a livello mondiale causata dalla propagazione del Coronavirus Covid-19. Che sta mandando in ginocchio l’economia mondiale, anche quella americana che costituisce una fetta molto importante del mercato Visa.

Quindi, se è vero che da quando è stata lanciata in Borsa, questo titolo è cresciuto costantemente grazie al fatto che sia molto utilizzato tra la massa dei consumatori, superando anche brillantemente la recessione post-2008, ora sta patendo la recessione attuale. Che chissà fino a quanto si prolungherà.

Ovviamente, rispetto alla recessione del 2008, che vedeva Visa quotata da poco in Borsa, ora il tracollo è ovviamente spiegato con il valore maggiore assunto dal titolo. Più suscettibile a periodi di crisi economica.

Del resto, Visa è collegato all’economia reale. Quindi nella situazione attuale, patisce anche essa un rallentamento. Il problema per il futuro è che bisogna capire quando ci sarà una ripresa, soprattutto in Europa.

Se gli Usa hanno un sistema economico più flessibile e quindi più velocemente risollevabile, il vecchio continente già aveva una economia in pesante rallentamento. Partendo proprio dal suo locomotore: la Germania. Quindi, la situazione aggraverà quei paesi già in sofferenza, come quelli del Mediterraneo.

Questo per dire che, allo stato attuale, è meglio andare short e navigare a vista. O andare long quando il titolo sarà sceso parecchio, in attesa di una ripresa, che vedrà ovviamente anche le azioni Visa riprendersi.

Del resto, i numeri sono dalla sua parte. Nel 2018, ha registrato utili per 10,3 miliardi di dollari, con un fatturato annuo di 20,61 miliardi di dollari. Registrando un incremento del 12,3% rispetto al 2017.

La capitalizzazione di mercato del 2018 è stata di $ 280,2 miliardi a settembre 2018. Nel 2018, Fortune 500 l’ha posizionata al 161mo posto.

Quindi, parliamo di una società solita, in ascesa da oltre un decennio, il cui titolo ora è in affanno per la questione Coronavirus.

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