Migliore Banca italiana: cosa occorre valutare

In passato si riteneva che le Banche fossero tutte affidabili, ma la crisi finanziaria del 2007 prima e quella successiva scoppiata in Eurozona poi, si è rivisto questo assunto

Fino alla prima metà degli anni 2000 si riteneva che bene o male tutte le Banche fossero affidabili, solide, mai esposte a fallimento. Fino alla prima metà anni ’90, poi, concedevano tassi di interesse anche molto elevati. Poi tutto è cambiato. Quanto a quest’ultimo punto, le Banche non hanno più potuto fare come gli pareva con la nascita della Banca centrale europea e del SEBC, acronimo di Sistema europeo delle Banche centrali. Che ha imposto agli istituti di credito dell’Eurozona maggiori regole rigide da osservare, soprattutto per scongiurare bancarotte conseguenza di crediti facili e tassi di interesse esorbitanti e nel tempo insostenibili. Quanto all’affidabilità delle Banche in generale, la crisi finanziaria internazionale del 2007 prima e quella successiva scoppiata in Eurozona nel 2011 poi, ha costretto i risparmiatori ad aprire gli occhi su quale banca scegliere per affidare i propri sudati risparmi. Di seguito, cerchiamo di capire quali siano gli elementi per scegliere la migliore Banca italiana.

Migliore Banca italiana: quali sono i rischi della scelta

migliore banca italiana
I loghi di tante banche italiane

Durante la fase più acuta della crisi il mercato ha perso fiducia nella solvibilità e nella liquidità di molti istituti bancari. Il settore pubblico è stato così costretto ad intervenire immettendo liquidità nel sistema, effettuando ricapitalizzazioni e garanzie senza precedenti. Il tutto, esponendo i contribuenti a ingenti perdite. Stando a una stima di Mediobanca, dal 2008, in tutto il mondo, sono stati spesi 4700 miliardi di euro per i salvataggi bancari, accollando ai contribuenti i costi dei salvataggi (del resto, quando si parla di denaro immesso dallo Stato, si parla di soldi dei cittadini sacrificati da altri settori).

Una svolta nella gestione delle crisi bancarie si è avuta con la crisi di Cipro. Nel marzo 2013, i correntisti sono stati chiamati a ripianare le perdite di due grandi banche. Ciò significa che non sono più i correntisti a salvare le banche, bensì azionisti, obbligazionisti e depositanti. Siamo così passati dal bail-out al bail-in, per una sorta di ”i panni sporchi si lavano in famiglia”. Cioè deve essere il settore stesso a ripianare i propri guai e non contribuenti che non c’entrano. Ricapitolando, gli strumenti principali che vengono adoperati in caso di gestione del fallimento di una banca sono:

  • vendita dell’attività d’impresa;
  • costituzione di un ente-ponte di proprietà totale o parziale dello Stato, a cui sono cedute tutte le attività, i diritti e le passività o una loro parte;
  • separazione delle attività non in sofferenza dell’ente da quelle deteriorate o in sofferenza (Qui abbiamo parlato specificamente di sofferenze bancarie);
  • il bail-in (che in italiano sta per svalutazione e conversione dei titoli) degli azionisti e dei creditori dell’ente. Mediante questo strumento, introdotto come detto con la crisi di Cipro, vi è una maggiore responsabilizzazione di azionisti e creditori, che partecipano alla riparazione del debito in base a una precisa gerarchia di intervento: azionisti, obbligazionisti junior, obbligazionisti senior e titolari di depositi oltre i 100.000 euro. Si escludono così i depositi sotto la soglia dei 100.000 euro. Sebbene, anche i titolari di quest’ultimo non possono sentirsi totalmente al sicuro.

Le Banche italiane sono al sicuro?

banche italiane più solide
Sede della Banca d’Italia

Come sta messo il sistema bancario italiano? I numeri dello scorso anno parlavano di circa 200 miliardi di sofferenze bancarie; crediti deteriorati per svariate centinaia di miliardi a fronte di capitali e riserve di poco superiori; tante le banche commissariate dalla Banca d’Italia. Non a caso, si è resa urgente la creazione di una Bad Bank, con la Banca d’Italia che più volte ha ribadito la necessità di un intervento pubblico per risolvere il problema dei crediti deteriorati.

Migliore Banca italiana: come sceglierla

azioni in borsa
Monitoraggio azioni in borsa

Fatto questo doveroso preambolo sui rischi del sistema bancario italiano e non, torniamo al punto di partenza: come possiamo scegliere la migliore banca italiana? Gli esperti in materia parlano di tre elementi da valutare:

  • Monitoraggio del cosiddetto Common Equity Tier 1, parametro che esprime la solidità di una banca. Viene determinato dal rapporto tra Cet 1 (rappresentato principalmente dal capitale ordinario versato) e la attività ponderate per il rischio. Secondo le norme della Bce, il Cet 1 ratio deve essere superiore all’8%. Tale indice pare essere alquanto efficace, dato che due anni fa di questi tempi, Nuova Banca Etruria veniva data con un CET 1 bassissimo (6,10% diventato poi 5,9 nel settembre 2014);
  • Confrontare periodicamente la performance in borsa del titolo della banca osservata con la performance dell’indice del comparto bancario. Se il primo è significativamente inferiore al secondo, il prezzo dell’azione incorporerebbe anche evidenti fattori di criticità della banca e del modello di business. Pertanto scatterebbero i campanelli di allarme. Rispetto al precedente, questo criterio però ha dei limiti dovuti al fatto che non è detto che il prezzo delle azioni esprima fedelmente la solidità di una banca; inoltre, questo criterio non è applicabile alle banche non quotate in borsa;
  • Seguire la cronaca giudiziaria riguardante la banca. Affidereste i vostri risparmi a banche imbrigliate in scandali o sull’orlo continuo di fallimento? Occorre dunque seguire qualche notiziario economico in tv (in genere vanno in onda nelle prime ore del mattino o nel pomeriggio), acquistare quotidiani economici (IlSole24Ore o il Resto de carlino in primis ), o seguire la cronaca locale se si tratta di banche territoriali.

Migliore Banca italiana: quali sono le più solide

Il consiglio è comunque sempre quello di affidarsi a banche con una storia pluridecennale sempre irreprensibile. Evitare se possibile piccole banche territoriali che non offrono molte garanzie o che millantano facili guadagni tramite interessi. Volendo comunque segnalare dei nomi, allo stato attuale le più solide secondo i parametri sopra descritti sono: Unicredit, Fineco, Mediolanum, Banca Ifis, Banca Generali, IntesaSanPaolo e UbiBanca.