Come calcolare pensione netta sottraendo tasse da importo lordo

Come sottrarre le tasse dal calcolo della pensione netta? Come si calcola la pensione netta? Come si calcola l’importo netto della pensione? Lo vediamo in questo articolo, dato che interessa milioni di persone ed è un aspetto importante.

Come noto, quando una persona ha raggiunto i requisiti per la tanto sospirata pensione, in base al sistema di calcolo al quale è soggetto il lavoratore, l’INPS procede con il calcolo dell’assegno previdenziale di cui ha diritto una volta andato in pensione.

Ad incidere è ovviamente il regime di calcolo in cui questo rientra (se retributivo, misto o contributivo) e da ciò scaturisce il fatto se l’importo della pensione sarà più o meno alto. Tuttavia, occorre fare una precisazione: l’importo della pensione sarà sempre calcolato al lordo e per farsi un’idea più precisa di quanto si andrà a percepire, occorre comprendere quali tasse ad ogni mese saranno trattenute.

Sommario

Calcolo pensione netta, quali sono le aliquote Irpef

Per comprendere come calcolare la pensione netta da quella lorda, occorre partire con l’analizzare le aliquote Irpef.

Esse cambiano in base allo scaglione di reddito di cui fanno riferimento. Più esso sarà alto, più alta sarà l’aliquota Irpef che dovremo applicare. Ed è per tale motivo che quanti percepiscono una pensione elevata, finiscono per pagare più tasse rispetto a chi ha un assegno più contenuto.

Le aliquote Irpef sono le seguenti:

  • reddito inferiore a 15 mila euro: 23%
  • reddito compreso tra 15mila e 28mila euro: 27%
  • reddito compreso tra 28mila e 55mila euro: 38%
  • reddito compreso tra 55mila e 75mila euro: 41%
  • reddito superiore ai 75mila: 43%

Attenzione però: Ciò non vuol dire che sul reddito superiore ai 75mila si applica interamente l’aliquota del 43%. Si pensi al caso di un assegno di 80mila euro annui. Esso verrà tassato in questo modo:

  • primi 15mila euro al 23%, quindi la tassazione è di 3.450€
  • i successivi 13mila euro al 27%, per una tassazione di 3.510€
  • i 27mila euro (fascia di reddito che va dai 28mila ai 55mila euro) al 38%, per una tassazione di 10.260€
  • altri 20mila euro al 41%, per una tassazione di 8.200€
  • infine, gli ultimi 5mila euro che eccedono la soglia dei 75mila sono tassati al 43%, per un totale di 2.150€

Pertanto, le tasse da pagare sugli 80mila euro di reddito annuo è pari a 27.570€. Occorre poi specificare che purtroppo queste non sono le sole tasse da pagare sull’importo della pensione, in quanto occorre calcolare anche le addizionali regionali e comunali. Le quali, in quanto tali, variano in base alla zona in cui il contribuente risiede.

Calcolo pensione netta, quali sono le detrazioni per le pensioni più basse

Ciò che scaturisce dalle suddette aliquote, però, è solo un Irpef lorda. Dalla quale bisogna poi sottrarre la detrazione prevista a seconda del reddito di riferimento.

Le detrazioni, però, si applicano solo su quei redditi che nel complesso non superano i 55mila euro. Pertanto, il fortunato contribuente in pensione dell’esempio di cui sopra, non avrebbe goduto di alcuna detrazione Irpef.

Quindi, i pensionati che percepiscono un assegno che non supera un reddito annuo di 8mila euro, è prevista una no tax area. Ciò significa che per questi assegni previdenziali non si applica alcuna tassazione in quanto la detrazione supera l’imposta sul reddito.

Ecco pertanto le detrazioni previste a seconda dello scaglione di reddito:

  • reddito inferiore a 8.000€ (Irpef pari a 1840€): 1.880€ di detrazione
  • reddito compreso tra 8mila e 15mila euro: la detrazione si calcola tramite questa formula “1297+[583×(15000–reddito complessivo)/7000]”
  • reddito compreso tra 15mila e 55mila euro: in questo caso la formula è la seguente “1297×[(55000–reddito complessivo)/40000”

Come calcolare la pensione netta

Come calcolare la pensione netta? Mettiamo il caso che il pensionato abbia la propria residenza a Roma e percepisca una pensione lorda di 40mila euro.

L’importo lordo è annuo, pertanto, per l’assegno mensile bisogna dividere il tutto per 13 mensilità (proprio perché comprendiamo anche la tredicesima). Il pensionato romano che percepisce una pensione lorda di 40mila euro godrà di un assegno mensile di 3.076€ lordi.

A ciò occorre applicare anche l’aliquota Irpef e la detrazione prevista.

Calcoliamo dapprima l’aliquota Irpef totale:

  • 15mila euro al 23%, quindi 3.450€
  • i successivi 13mila euro sono al 27%, per altri 3.510€
  • i restanti 12mila euro (per arrivare a 40mila) sono al 38%, per un totale di 4.560€

L’Irpef lorda che ne scaturisce risulta pari a 11.510€. Dato che lo scaglione di reddito è compreso tra 15mila e 55mila euro, la formula per calcolare la detrazione prevista è la seguente:

1297 × [(55000 – 40.000) / 40.000] = 486,37€

L’imposta Irpef netta è pari a 11.023€, alla quale occorre aggiungere le addizionali regionali e comunali che nel nostro caso arrivano a 449,80€ e 234€.

Il totale delle tasse dovute è dunque pari a 11.707,43€, mentre la pensione netta ammonta a 28.292,57€ annui. Quindi, per effetto di tutto ciò, l’assegno mensile che andrà a percepire sarà pari a 2.176,35€.

Prima di concludere è importante chiarire che nel caso di specie si considera un pensionato che non vanta familiari a carico e che non ha diritto ad ulteriori detrazioni.

Inoltre questo non deve avere altri redditi, poiché questi si sommerebbero ai redditi di pensione formando un unico imponibile Irpef. In questo modo, qualora il pensionato superasse i 55mila euro non avrebbe diritto ad alcuna detrazione sulla tassazione Irpef.

Calcolo pensione netta, perché si paga IRPEF?

Perchè si paga IRPEF sulla pensione? In quanto essa viene equiparata dal fisco al reddito da lavoro dipendente. Ricordiamo che infatti IRPEF è acronimo Imposta sul reddito delle persone fisiche, e che la ritenuta Irpef viene effettuata alla fonte, dato che l’Inps (Istituto Nazionale Persone Fisiche) agisce da sostituto d’imposta.

Ma non finisce tutto all’Irpef. A quanto rimane dopo averla sottratta, occorre ulteriormente detrarre le addizionali regionali e comunali. E aggiungere le detrazioni di imposta. In realtà, queste ultime concorrere a ridurre e rendere meno amara l’Irpef che bisogna pagare allo stato.

Il calcolo che ne scaturisce è il seguente:

calcolo pensione netta=pensione lorda – (Irpef + addizionali – detrazioni Irpef)

La pensione lorda è quella che avete maturato versando i contributi pensionistici durante la vostra vita lavorativa. L’Irpef si calcola applicando una aliquota al vostro lordo annuale.

Le addizionali dipendono da quanto stabilito da Regione e Comune. Le detrazioni Irpef vengono calcolate applicando una formula che dipende dalla fascia di reddito in cui cade la vostra pensione.

Calcolo pensione netta, come funzionano le detrazioni

Come funzionano le detrazioni per il calcolo della pensione netta? Le addizionali Irpef regionali e comunali sono quote tributarie aggiuntive all’imposta sui redditi delle persone fisiche. Il gettito di queste addizionali va rispettivamente a Regioni e Comuni. Sono queste ultime istituzioni locali a decretarne la misura, per effetto del federalismo fiscale. Quindi occorre informarsi in base a dove si abita.

Prendiamo il caso della Lombardia e di Milano. Nella regione lombarda, su un reddito annuale di 25mila euro lordo, l’addizionale Irpef è dell’1,58%. Per il Comune di Milano è dello 0,8%. In valore assoluto, quindi, l’addizionale regionale è pari a 395 euro e quella comunale a 200 euro. Il totale è quindi di 595 euro.

Dal 2017 c’è stato un innalzamento della no tax area a 8mila euro per tutti i pensionati. Quindi, il calcolo delle detrazioni Irpef diventa uguale per tutti i pensionati. Pertanto, non occorre più vedere le formule da adoperare in base all’età del pensionato. Le detrazioni calano infatti al crescere del reddito lordo annuo, fino ad azzerarsi dai 55mila euro in su. Fino a 8mila euro, la detrazione è pari a 1880 euro.

Tra gli 8mila e i 15mila euro, la detrazione deve essere calcolata con la formula che segue:

1.297 + [528 × (15.000 – reddito pensionistico complessivo) / 7.000]

Tra i 15mila e i 55mila euro, la formula è la seguente:

1.297 × [(55.000 – reddito pensionistico complessivo) / 40.000]

Per un reddito di 25mila euro, la detrazione sarà dunque pari a 972 euro.

Occorre poi precisare che la detrazione Irpef sui redditi da pensione non è cumulabile con le detrazioni che spettano per lavoro dipendente e alcune categorie di redditi assimilati al lavoro dipendente.

Le detrazioni che spettano ai pensionati sono più basse rispetto a quelle di cui godono i lavoratori dipendenti: un pensionato di età minore di 75 anni con 8000 euro di reddito annuo, ad esempio, paga sia l’Irpef, sia l’addizionale regionale e comunale (a seconda del comune di residenza), mentre un lavoratore dipendente con lo stesso reddito non è tassato.

Le differenze si fanno ancora più consistenti e l’imposizione più pesante, se il pensionato ha la “sfortuna” di possedere altri redditi; solo sopra i 55.000 euro di reddito le differenze con i lavoratori dipendenti si azzerano, in quanto sopra tale cifra non sono previste detrazioni per redditi di lavoro dipendente o assimilati e per redditi di pensione.

Pensionati in Italia quanti sono

Quanti sono i pensionati in Italia? Lo scorso febbraio 2018, il Centro studi e ricerche “Itinerari previdenziali” ha stilato un bilancio del sistema pensionistico italiano. Sebbene i dati si riferiscono al 2016.

Nel complesso, nel nostro Paese ci sono 16 milioni e 100mila pensionati. Ciò significa che ogni 2.638 abitanti c’è un pensionato. Ovvero, c’è mediamente una prestazione assistenziale in ogni famiglia. Di questi 16 milioni di pensionati poco più della metà sono assistiti totalmente o parzialmente dallo Stato. Sono 4 milioni, infatti, i pensionati che ricevono un assegno di invalidità o di accompagnamento (qui gli importi aggiornati al 2018) mentre altri 5 milioni beneficiano di maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo o importi aggiuntivi.

Riguardo alle differenze di genere, prevalgono le donne, con il 56,70% del totale. Il 43,30%, invece, sono uomini.

Per “mantenere” questo sistema l’Italia nel 2016 ha speso poco più di 452 miliardi di euro, un valore che incide per il 57,32% sulle entrate; pensate che l’incidenza della spesa previdenziale sulle entrate dell’Italia è superiore a quella della Svezia considerata da sempre uno dei Paesi migliori per quanto riguarda il welfare.

Più della metà della spesa pubblica italiana (830 miliardi nel 2016) è stata destinata a sanità, pensioni e assistenza, di cui circa 40 miliardi sono a debito. Gli allarmismi sembrano dunque infondati, dato che nel 2016 l’Italia ha raggiunto il massimo livello di sempre nel rapporto tra pensionati e occupati. Risulta una crescita dello 0,22% della spesa pensionistica. Un tasso molto ridotto quindi, malgrado quello che si va dicendo nei talk show televisivi.

Pensioni basse? Colpa della evasione fiscale

Ciò nonostante, malgrado la spesa elevata che il nostro sistema elargisce in favore dei pensionati, la maggior parte dei pensionati è insoddisfatto di quanto prende, in quanto considerate troppo basse per poter vivere dignitosamente.

Tuttavia, la colpa è da imputare all’evasione fiscale. Come riporta sempre il rapporto di “Itinerari previdenziali”, un terzo delle tasse viene pagato dai pensionati del pubblico impiego, che però rappresentano il 17% del totale dei pensionati italiani.

Ciò vuol dire che ci sono molti pensionati che evadono le tasse. Bisogna considerare, infatti, che i redditi nel settore privato sono simili a quelli nella Pubblica Amministrazione, eppure gli ex dipendenti privati – che rappresentano l’83% dei pensionati – pagano solamente i due terzi (circa il 66,6%) delle tasse.

Nel report viene detto ciò: “In sostanza l’intero onere fiscale sulle pensioni grava sul 20% dei pensionati, specialmente su quei 1,4 milioni che percepiscono un trattamento previdenziale superiore ai 3mila euro lordi mensili”.

Come per altri settori nei quali brogli ed evasione sono molto ampi – si pensi al Canone Rai, le RCA, le bollette – chi è onesto e paga regolarmente, subisce gli aumenti a causa di chi evade.

Pertanto, al fine di avere pensioni più alte, sarebbe sufficiente che tutti quanti pagassero quanto dovuto. Così da ridurre la pressione fiscale e aumentare gli importi degli assegni previdenziali e assistenziali.

L’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) è il principale ente previdenziale del sistema pensionistico pubblico italiano, presso cui debbono essere obbligatoriamente iscritti tutti i lavoratori dipendenti pubblici o privati e la maggior parte dei lavoratori autonomi, che non abbiano una propria cassa previdenziale autonoma. L’INPS è sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 detto “Salva Italia” che contiene anche la riforma delle pensioni Fornero, ha disposto la incorporazione dell’INPDAP e dell’ENPALS, trasferendo all’INPS le relative funzioni portando gli iscritti ai vari fondi gestiti dall’INPS al 95% dei lavoratori italiani, confermando il percorso iniziato con la riforma Dini di transizione dal modello previdenziale corporativo al modello previdenziale universale

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