Come Abbassare la Pressione Fiscale?

Come se quanto accaduto in passato (anche recente) non fosse stato sufficiente, nel corso del 2014 la pressione fiscale italiana è cresciuta ulteriormente dello 0,1%, raggiungendo un teorico 43,5%. Nel corso del quarto trimestre dell’anno si sarebbe tuttavia sfondata la soglia del 50%, toccando il ben poco invidiabile picco del 50,3% (dati Istat). Ma cosa fare per cercare di invertire la tendenza e rendere il fisco meno opprimente?

Al fine di individuare una costruttiva soluzione, il quotidiano Italia Oggi (per mano e voce di Piero Vernizzi) ne ha parlato con Luigi Campiglio, professore di politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Nel tentativo di illustrare quanto accaduto e quanto potrebbe (o dovrebbe?) accadere, Campiglio ricorda come finora, nonostante i buoni auspici, il governo Renzi non sia riuscito a ridurre le tasse poichè la sua politica è stata puramente redistributiva in favore delle imprese, al fine di fornire un impulso determinate per aumentare la domanda di lavoro e di occupazione.

In un simile contesto, la spesa pubblica è continuata ad aumentare. Eppure, non mancherebbero i margini di manovra: secondo l’economista occorre anzitutto ridurre o eliminare le situazioni di privilegio, che hanno un impatto economico significativo e comportamento un impatto sociale ancora più rilevante.

Pertanto, per poter arrivare a ridurre la pressione fiscale sarebbe necessario procedere lungo la strada della razionalizzazione della spesa, rendendo più efficiente la qualità della stessa. Contemporaneamente è indispensabile aumentare gli investimenti pubblici (che eppure sono diminuiti di circa 3 miliardi di euro in un anno). Insomma, spendere non tanto meno, quanto meglio.

Tornando ai privilegi, Campiglio cita ad esempio il problema della corruzione, un fenomeno definito “epidemico” e ben più ampio di quanto si potesse ritenere fino a qualche tempo fa, come d’altronde appare evidente dalla quantità di casi che si sono aperti nel corso del solo ultimo anno. “Quando si parla di corruzione si parla di denaro che va a beneficio di persone od oligarchie di potere che non le hanno meritate” – ricorda il professore – “Una persona normale non vede certo di buon grado un ingiustificato arricchimento di questo tipo, cui non corrisponde un merito privato o pubblico“.

La ricetta è insomma tracciata. Applicarla, tuttavia, non è affatto semplice. E, come risulta evidente anche in questi mesi, lo stesso governo sta sperimentando con fatica la difficoltà di sanare tali squilibri, se non con interventi legati a situazioni di emergenza e di crisi. E, a proposito di crisi, la stessa congiuntura potrebbe venire in soccorso, considerando che provvedimenti impopolari e drastici potrebbero non essere intrapresi in situazioni di “normalità”…