Coldiretti contro i tarocchi

Secondo gli ultimi dati Istat, il maggior numero dei nuovi posti di lavoro in Italia si è avuto nell’agricoltura (+ 0,8%); sempre dal medesimo settore è arrivato il maggior slancio alla ripresa del PIL (+0,4). Nonostante questo i produttori italiani devono, ogni giorno, lottare contro quintali di falsa mozzarella, tonnellate di latte in polvere, milioni di ettolitri di latte che invadono il mercato e che vengono poi venduti come prodotti agroalimentari italiani.

Dopo la manifestazione della scorsa settimana degli agricoltori francesi a Parigi, ieri oltre 2mila trattori hanno bloccato il valico del Brennero, da dove entra il traffico proveniente in particolar modo da Germania, Austria e Olanda. Sotto le bandiere della Coldiretti, si sono poi messi in marcia verso Bruxelles per partecipare alla manifestazione indetta di fronte al palazzo della Commissione Europea dove era in corso la riunione dei 28 ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea. I manifestanti chiedono di rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine di tutti i prodotti agroalimentari, alfine di tutelare gli agricoltori e gli allevatori italiani. In caso contrario l’agricoltura e la zootecnia sono destinate, nel giro di pochi decenni, a scomparire. Già adesso, ogni giorno in Italia chiudono 60 stalle e dall’inizio della crisi sono state 172mila le stalle e le fattorie a chiudere i battenti. Tutto questo si ripercuote sulla sicurezza alimentare, sul presidio ambientale, sull’immagine del Made in Italy e ovviamente sull’economia.

Coldiretti denuncia che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti nel nostro paese sono stranieri e la metà delle mozzarelle sono prodotte con latte o cagliate provenienti dall’estero. Ma tutto questo il consumatore finale non lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. Nel 2014, in Italia le 35mila stalle esistenti hanno prodotto circa 110 milioni di quintali di latte, mentre sono circa 86 milioni di quintali le importazioni: “Per ogni milione di quintali di latte importato in più scompaiono 17mila mucche e 1200 occupati in agricoltura. E la situazione sta precipitando nel 2015, con il prezzo riconosciuto agli allevatori che non copre neanche i costi di produzione e spinge verso la chiusura gli allevamenti”. La situazione inoltre rischia di aggravarsi vista la richiesta della Commissione Europea di porre fine al divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari previsto dalla legge italiana.