Mercoledì 12 febbraio 2026, Coinbase ha pubblicato risultati del quarto trimestre e dell’anno fiscale 2025.
L’anno, preso nel complesso, è stato buono. anzi, più che buono: Coinbase exchange ha portato a casa 7,2 miliardi di dollari di ricavi totali, il 9% in più rispetto al 2024. Ma poi c’è il Q4. E il Q4 racconta un’altra storia.
I ricavi netti del Coinbase Q4 si sono fermati a 1,71 miliardi di dollari, giù del 5% rispetto al trimestre precedente. E la perdita netta ha raggiunto 667 milioni di dollari. Un numero che ha fatto storcere il naso a parecchi
La reazione del mercato è stata quella che ti aspetti, il titolo COIN è scivolato dell’8% nell’after-hours, avvicinandosi pericolosamente ai minimi annuali a 139,36 dollari. Poi, però, com’è tipico di un titolo così legato alle dinamiche crypto, è arrivato il rimbalzo: +16-18% nella seduta del 14 febbraio.
Ma c’è un dato interessante se analizziamo il PDF della trimestrale. Andiamo ad analizzare allora numeri del Q4 di Coinbase, cercando di capire cosa ci dicono i numeri.
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Sommario
Che cosa dicono davvero i numeri
Andiamo dritti al punto. Il Q4 di Coinbase ha generato ricavi complessivi di 1,78 miliardi di dollari, e 1,71 miliardi netti con una flessione del 5% sul trimestre e del 21,6% sull’anno.
Il confronto con il Q4 del 2024, quando i ricavi netti avevano sfiorato i 2,2 miliardi sulla scia dell’euforia post-massimi di Bitcoin, fa un certo effetto. Il mercato crypto a fine 2025, semplicemente, non era più lo stesso.
Il trading spot frena, il segmento istituzionale accelera
I ricavi da transazioni si sono fermati a 983 milioni, giù del 6% rispetto al Q3. Il grosso del calo viene dal segmento retail: volumi spot a 56 miliardi (-6%), ricavi a 734 milioni (-13% trimestre su trimestre).

E non è solo questione di volumi più bassi. C’entra anche il mix: sempre più utenti stanno migrando verso il trading Advanced, dove le commissioni sono inferiori e cresce la fetta di scambi generati dagli abbonati Coinbase One, che sullo spot non pagano fee.
Il quadro cambia radicalmente lato istituzionale. Qui i ricavi da transazioni sono schizzati del 37% a 185 milioni, spinti dal primo trimestre pieno con Deribit sotto il tetto di Coinbase, la piattaforma di opzioni crypto pagata 2,9 miliardi.
I derivati nel Q4 hanno toccato massimi storici di volumi e ricavi. È probabilmente la nota più positiva dell’intera trimestrale.
Subscription & Services: il cuscinetto che regge bene
Ecco il dato che forse merita più attenzione ne dati trimestrali: i ricavi da abbonamenti e servizi.
Hanno chiuso il trimestre a 727 milioni, un calo modesto del 3%, dovuto a prezzi crypto mediamente più bassi, ma ormai pesano circa il 43% dei ricavi netti totali.
Sull’intero 2025, questa voce ha raggiunto 2,83 miliardi, in crescita del 23% annuo e ben 5,5 volte il picco toccato nel ciclo 2021. Un CAGR del 53% in quattro anni.

Vuol dire che Coinbase sta riuscendo, piano piano, a svincolarsi dalla dipendenza dai volumi di trading spot, il tallone d’Achille storico di ogni exchange.
La componente più dinamica restano le stablecoin. I ricavi da USDC sono saliti a 364 milioni (+3% Q/Q), grazie a un saldo medio di USDC custodito nei prodotti Coinbase che ha raggiunto il record di 17,8 miliardi (+18%).
Anche la capitalizzazione media di USDC ha stabilito un nuovo primato, a 76,2 miliardi.
Insomma anche in bear market è possibile generare dei ricavi.
Perdita netta: i titoloni non raccontano tutto
Facciamo un passo indietro su quella perdita da 667 milioni, perché i titoloni rischiano di fuorviare.
Il reddito operativo è rimasto positivo per 274 milioni. Sono le voci sotto la linea operativa ad aver affondato il risultato finale: 718 milioni di minusvalenze sugli asset crypto in portafoglio (gran parte non realizzate, vale la pena ripeterlo) e 419 milioni fra “other expense” e perdite su investimenti strategici, compreso quello in CRCL.
Tolte queste componenti, l’Adjusted Net Income è di 178 milioni e l’EBITDA rettificato di 566 milioni. In calo dal Q3, certo ma non c’è emergenza di cassa.
Volumi di scambio: trimestre in frenata
Allargando lo sguardo all’intero 2025, i volumi dell’exchange parlano chiaro. Il Total Trading Volume annuo ha toccato quota 5.234 miliardi di dollari: +156% rispetto ai 2.041 miliardi del 2024.
La quota di mercato del volume crypto è raddoppiata e passa dal 3,2% al 6,4%. È il tipo di crescita strutturale che non si cancella con un trimestre debole.
Detto questo, nel Q4 il rallentamento c’è stato e si è visto. I volumi spot istituzionali sono scesi a 215 miliardi (-13%), quelli consumer a 56 miliardi (-6%). Il mercato crypto ha perso l’11% di capitalizzazione nel trimestre, e l’effetto si è sentito.

Ma i derivati, ancora una volta trainati da Deribit, hanno parzialmente compensato, con un altro trimestre di record sia sui volumi sia sui ricavi.
Un segnale incoraggiante per chi scommette sulla diversificazione.
Wall Street reagisce: una pioggia di revisioni, ma senza unanimità
La pubblicazione del Coinbase Q4 ha innescato un bel po’ di movimento tra gli analisti. Quello che colpisce, però, non è tanto la direzione (quasi tutti hanno rivisto al ribasso qualcosa) quanto la dispersione nei giudizi.
Capita di rado che i target price su uno stesso titolo vadano da 150 a 440 dollari.
Il colpo più duro è arrivato venerdì da Piper Sandler: target portato da 270 a 150 dollari con rating neutrale confermato.
Dall’altra parte, Benchmark ha tagliato sì il target del 37%, a 267 dollari da 421, ma ha mantenuto il giudizio buy, grazie alla trasformazione del mix ricavi e sul contributo crescente di Deribit.
Bernstein è andata ancora oltre: outperform confermato e target a 440 dollari, con la tesi che il titolo a circa 11 volte EV/utili 2025 sconta già il peggio.
JPMorgan a 290 da 399 (overweight). Morningstar valuta il fair value a 287 dollari. Il dato interessante è questo: anche tra chi ha tagliato le stime, quasi nessuno è passato a un giudizio negativo.
La fiducia nel medio periodo, per ora, tiene.
Previsioni Q1 2026
Coinbase prevede ricavi da subscription tra 550 e 630 milioni per il primo trimestre 2026l, un bel passo indietro rispetto ai 727 milioni del Q4 per effetto di tassi di interesse più bassi, prezzi crypto in discesa e rendimenti di staking ridotti.
Al 10 febbraio, i ricavi da transazioni generati nel trimestre in corso ammontavano a circa 420 milioni, un ritmo che, se proiettato, con tutte le cautele, punta a un calo sequenziale del 7%.
Sul lato costi, le attese sono per una sostanziale stabilità: 925-975 milioni tra tech & development, 215-315 milioni in marketing.
L’organico, ha specificato il management, crescerà a un ritmo lievemente superiore al Q4.
Una cassaforte da 11,3 miliardi e buyback aggressivi
Un elemento che merita attenzione, soprattutto in un momento di mercato incerto, è la solidità della cassa.
Coinbase ha chiuso il 2025 con 11,3 miliardi in liquidità. includendo ora le stablecoin come USDC tra i cash equivalents. Sommando gli asset crypto per investimento (2 miliardi) e quelli in garanzia (823 milioni), le risorse disponibili arrivano a 14,1 miliardi.
Una riserva che permette di attraversare anche fasi di mercato prolungate senza stress.
E poi c’è il capitolo buyback. L’azienda ha riacquistato azioni proprie per 1,7 miliardi tra il Q4 e i primi giorni di febbraio.
Il board ha poi approvato un’estensione del programma di riacquisto per ulteriori 2 miliardi, con 2,3 miliardi ancora disponibili.
E’ sicuramente un segnale di fiducia del management nel valore del titolo.
I fattori da tenere d’occhio nei prossimi mesi
E’ sempre interessante capire come si muovono gli exchange perché possono dare informazioni anche sullo stato di salute del settore.
Cisono tre cose da monitorare. La prima, inevitabilmente, è l’andamento dei prezzi crypto. Con Bitcoin in significativo calo dai massimi, l’impatto su commissioni, volumi e ricavi da staking è diretto e immediato.
La seconda è il ritmo di adozione dei nuovi prodotti: derivati, trading azionario, Coinbase One. Sarà quello a determinare se Coinbase riesce davvero a ridurre la dipendenza dal trading spot.
La terza riguarda il contesto normativo americano, il CLARITY Act e le altre proposte legislative in discussione potrebbero cambiare le regole del gioco in modo sostanziale.
I dati trimestrali del Q4 2025, a conti fatti, non hanno brillato. Ma se leggiamo per bene i dati, notiamo che Coinbase è un’azienda che sta investendo in modo aggressivo per diventare qualcosa di più grande e più complesso di un semplice exchange.
Se il mercato crypto riparte, e storicamente i cicli prima o poi ripartono, la posizione competitiva di Coinbase potrebbe rivelarsi molto difficile da contrastare.
Il punto, in fondo, è sempre lo stesso: nelle crypto la pazienza è tutto. E chi investe in Coinbase dovrebbe ricordarselo.
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