Clausole di salvaguardia nel 2017? Cosa cambia per i cittadini

Enrico Morando, viceministro dell’Economia, ha ostentato sicurezza: niente clausole di salvaguardia nel 2017. Lo ha annunciato al Senato, durante una interrogazione parlamentare in merito al “Milleproroghe”. Nello specifico, ha rivelato che il Governo intende impegnarsi per ridurre la spesa pubblica, in modo da scongiurare l’attivazione automatica delle clausole di salvaguardia. Cosa sono? Quali sono i rischi per i cittadini?

clausole di salvaguardia

Clausole di salvaguardia: significato e implicazioni politiche

Nello specifico, rappresentano lo strumento attraverso il quale un governo protegge i vincoli di bilancio dalle spese previste. Uno Stato si pone degli obiettivi fiscali, ossia decide di non superare un certo deficit (differenza tra entrate e uscite nell’anno solare), e stabilisce l’entrata in vigore automatica di alcune misure, nel caso in cui la soglia rischiasse di essere superata. Ciò può accadere perché alcune voci, per definizione non controllabili, possono gonfiare e imporre l’utilizzo di risorse finanziarie ulteriori. Per fare un esempio pratico, basti pensare al bonus bebè: il numero di “mamme” beneficiarie può essere stimato, ma non predetto con certezza, dunque vi è sempre il pericoloso che le somme stanziate diventino insostenibili, almeno rispetto ai vincoli di bilancio.

Le iniziative di contenimento del deficit, espresse dalle clausole di salvaguardie, possono essere di due tipi: contrazione della spesa pubblica, ossia la riduzione di altri stanziamenti; l’aumento delle tasse, delle imposte e così via. E’ la massima espressione del concetto della “coperta corta”.

La sostanza è la seguente: se l’Italia non rispetterà i vincoli, si attiveranno in automatico dei provvedimenti per reperire le risorse. Un paio di domande, a questo punto, sorgono spontanee: quali iniziative sono previste? Riusciremo a scongiurare le clausole di salvaguardia? La risposta a quest’ultimo quesito è tutt’altro che semplice, e le parole di Morando non possono bastare. Anche perché di mezzo, come al solito quando si parla di disciplina di bilancio, c’è l’Unione Europea. Il Governo ha beneficiato nel 2016 della possibilità di sforare l’obiettivo dell’1,1% di deficit, e dalla commissione fanno sapere che non verranno concessi altri sconti. I negoziati sono ancora in corso, ma il rischio è dietro l’angolo: fallimenti degli obiettivi e scatto automatico delle clausole di salvaguardia. In questa prospettiva vanno inquadrate le parole di Enrico Morando: la consapevolezza del niet europeo, la necessità di correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

La paura è giustificata: le clausole di salvaguardia è un’arma a doppio taglio, e possono fare davvero male. Una dimostrazione l’anno fornita gli Usa nel 2013. C’era stato il rischio che scattassero anche lì, sebbene per una questione di debito (c’è da dire che le misure, note come shutdown, erano molto più drastiche). Ebbene, la presidenza americana ha preferito negoziare con le camere un aggiornamento del tetto pur di evitare l’entrata in vigore di certe misure.

Clausole di salvaguardia 2017: cosa rischia l’Italia

Ma è davvero il caso di preoccuparsi? Che genere di iniziative si tratta? Sono essenzialmente fiscali, quindi in grado di comprimere una crescita che è già anemica di suo. Cambierebbe molto dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista “personale”. L’effetto sul quotidiano sarebbe palpabile. Questo perché i provvedimenti automatici prendono in considerazione l’aumento a tappeto, quindi a prescindere dai beni, dell’IVA (al 24%): tutto costerà di più, anche i generi di prima necessità. Coinvolgono anche le accise: il prezzo della benzina aumenterebbe.  In generale, si parla di misura per un totale di 34 miliardi di euro, più della ormai leggendaria manovra finanziaria che Mario Monti fece approvare nel 2011.

E’ palese che le politiche “lacrime e sangue” magari fanno bene a lungo termine, ma nel breve termine ammazzano letteralmente la crescita, come è accaduto nel triennio 2012-2014. Ne abbiamo davvero bisogno? I cittadini rispondere no, per gli alti papaveri europei, pronti a sacrificare il tenore di vita sull’altare della disciplina di bilancio, sì.