Class Action in Italia: cos’è e come organizzarla

Introdotta in Italia nel 2007, è stata potenziata nel 2009

Dopo un dibattito parlamentare che ha percorso quasi tutto il primo decennio degli anni 2000, anche in Italia è stato introdotto lo strumento della Class Action. Essa è stata ideata negli Stati Uniti più di un secolo fa con le equity rules federali del 1912, sebbene sia stata affinata successivamente con il federal rule n. 23 del 1938. Negli anni è stata spesso utilizzata dai cittadini americani, con il caso Erin Brockovich del 1992 ricordato tra i più eclatanti, al punto che vi fu dedicato anche un film: Erin Brockovich – Forte come la verità. Erin Brockovich (nel film del 2000 interpretata da Julia Roberts, vincitrice anche di un Oscar e un Golden Globe), segretaria precaria di uno studio legale e madre trentenne di tre figli, nubile dopo due divorzi, intraprese infatti una Class Action contro la multinazionale Pacific Gas and Electric Company, che aveva contaminato le falde acquifere di Hinkley, una cittadina californiana, provocando così tumori ai residenti. La Class Action fu vinta per svariate centinaia di milioni di dollari. Ma torniamo al nostro Paese e vediamo cos’è e come organizzare una Class Action in Italia.

class action in italia
Un disegno che ben spiega cosa sia una Class Action

Class Action: cos’è

Per Class Action si intende un’azione legale organizzata da uno o più soggetti, i quali tramite essa chiedono che la soluzione di una questione comune, di fatto o di diritto, avvenga con effetti ultra partes per tutti i componenti presenti e futuri della categoria. In genere viene mossa contro grosse multinazionali, contro le quali sarebbe difficile ottenere un risarcimento muovendosi da soli. Ma anche contro disservizi dello Stato. In Italia si è iniziato a parlare di questo strumento a inizio anni 2000 ed è stata introdotto dalla legge 24 dicembre 2007 n. 244 (tramite legge finanziaria 2008). Inizialmente previsto solo per le associazioni dei consumatori. Successivamente, tramite l’articolo 49 della legge 23 luglio 2009 n. 99 – modificando il codice del consumo – ha esteso la possibilità di esperire l’azione anche ai consumatori individuali.

La prima sentenza di accoglimento in Italia per un’azione di classe è stata riconosciuta dal Tribunale di Napoli in favore di un gruppo di turisti in viaggio a Zanzibar, che hanno ottenuto un risarcimento da vacanza rovinata in data 28 febbraio 2013. Ad oggi resta la vittoria più significativa nel nostro Paese. Ma si tratta di una vittoria di Pirro, giacché l’agenzia che avrebbe dovuto risarcire i turisti, dichiarò fallimento. Promossa dall’Unione Nazionale Consumatori con il patrocinio dell’avv. Massimiliano Dona, dal prof Enrico Minervini e dall’avv. Stefano Perciaccante, si riferisce ad una vacanza di Natale del 2009, per la quale alcuni turisti italiani partirono per Zanzibar pagando profumatamente per un lussuoso resort che si rivelò, al loro arrivo, un vero e proprio cantiere. Il caso fu riportato anche dalla trasmissione in onda su Canale 5 Striscia la Notizia. I turisti si rivolsero all’Unione Nazionale Consumatori, contro il tour operator Wecantour che aveva organizzato il soggiorno. Il Giudice ha peraltro escluso una parte dei consumatori aderenti.

come organizzare class action
Tante persone organizzano una Class Action

Class Action: come organizzarla

Per organizzare una Class Action occorre innanzitutto raccogliere numerose adesioni, almeno decine di persone, anche se meglio essere in centinaia (vale il motto ”l’unione fa la forza”). Per poterla sottoscrivere, ci si può rivolgere a un’associazione dei consumatori presenti sul proprio territorio o a un avvocato esperto del settore. La Class Action può riguardare vari campi:

  • Servizi: bollette telefoniche maggiorate, contro commissioni bancarie non previste, assicurazioni, trasporti inefficienti, erogazione energetica, pacchetti tv non corrispondenti a quelli sottoscritti, etc.
  • Difetti di beni acquistati: autoveicoli, elettrodomestici, computer, dispositivi mobili, farmaci, etc.
  • Per pubblicità ingannevole, marketing aggressivo, prezzi eccessivi e comportamenti anticoncorrenziali

Sul web è possibile trovare anche un sito completamente dedicato a questo strumento giuridico, con ogni sezione dedicata a uno dei precedenti campi. E’ possibile compilare un modulo con i propri dati generici e riportare il proprio problema. In modo da ampliare i casi di Class Action in Italia.

Class Action in Italia: per ora un flop

Un articolo pubblicato su La Repubblica mette in risalto però il fatto di come questo strumento ad oggi resti solo una minaccia. Su cinquanta azioni di classe incardinate fino al 2015, soltanto una chiusa con un risarcimento nell’aprile 2014. Ossia, quando il Tribunale di Torino stabilì in primo grado che le commissioni applicate per quattro anni da Banca Intesa San Paolo sui conti scoperti violavano la legge e andavano restituite. Ad organizzarla cento correntisti, coadiuvati da Altroconsumo. Il Tribunale ne accettò sei, gli unici ad aver firmato con autentica: furono rimborsati, i sei, con somme tra i 100 e i 200 euro.

Altroconsumo ha organizzato diverse Class Action in Italia: oltre a questa contro San Paolo-Intesa, anche contro la Rai, le ferrovie Trenord, i traghetti Moby, Snav, Grandi navi veloci e Forship. La quinta sono, in realtà, otto procedimenti contro le municipalizzate che gestiscono la tassa sui rifiuti imponendo l’Iva. Ma nessun risultato ottenuto.

Uno dei suoi limiti della Class Action in italia è che costa troppo. Chi la promuove ma incassa un diniego dal tribunale per inammissibilità, rischia infatti di incassare la condanna a pagare le spese di cancelleria e risarcire perfino la controparte per lite temeraria provocata. All’esame del Parlamento c’è una nuova legge atta a migliorare questo strumento e renderlo più efficace e meno oneroso per chi lo impugna. Vedremo se andrà in porto. A quanto pare, però, Confindustria appare alquanto spaventata. Il che vuol dire che forse funzionerebbe davvero.

class action contro volkswagen
Volkswagen, al centro di uno scandalo

Class Action contro Volkswagen

Nonostante tutto, Altroconsumo ha organizzato una Class Action in Italia contro la multinazionale automobilistica tedesca Volkswagen, poggiando su oltre ventimila adesioni. L’associazione dei consumatori chiede che i proprietari di modelli diesel EA189 del gruppo Volkswagen, su cui è stato installato abusivamente il software defeat device, vengano rimborsati con un risarcimento uguale o superiore al 15% del costo dell’auto. Un esempio: su un modello costato ventimila euro, si chiede un risarcimento di tremila euro. Prima di ricorrere a questo strumento, Altroconsumo aveva chiesto a Volkswagen il risarcimento. Ma avendo incassato una risposta negativa, è passata all’attacco.

Un breve cenno sul caso Volkswagen. Negli Stati Uniti, la Environmental Protection Agency (EPA), ha rilevato che Volkswagen ha abusivamente utilizzato nelle sue auto un software installato appositamente all’interno della centralina dei motori dei veicoli prodotti durante il test di omologazione, al fine di adulterare i dati sulle emissioni e far sì che siano in linea con i parametri richiesti per i veicoli diesel. Lo stesso trucco, per ammissione della stessa multinazionale teutonica, è stato utilizzato anche in Europa e nel nostro Paese.

Per partecipare alla Class Action, l’associazione dei consumatori ha messo a disposizione questo modulo da compilare sul suo portale.