Cina, i segreti della sua incredibile crescita

Oggi sono tutti concordi nell’affermare che il miracolo economico cinese è finito. Si tratta di una fine fisiologica, giunta dopo tre decenni di crescita forsennata. E’ ora, per il colosso asiatico, di smettere i panni dell’economia emergente e di indossare quelli, forse più impegnativi, dell’economia moderna di stampo occidentale.

In estrema sintesi, la “rivoluzione” si sta concretizzando in un cambiamento di prospettiva: le merci cinesi vengono ora vendute nel mercato interno e non più esportate come un tempo. Questo richiede, da parte del Governo, maggiore attenzione alle politiche salariali e strategia per l’ampliamento del ceto medio. Muore, in questo modo, la vecchia Cina, quella del boom economico. Perché? Per capirlo è utile porgere uno sguardo ai motivi del successo del colosso asiatico.

Riforme di Den Xiaoping

Siamo all’inizio degli anni Settanta e la Cina decide di aprirsi al mondo. In teoria non potrebbe farlo, non alla vecchia maniera almeno: l’ideologia comunista non lo consente. L’erede di Mao però tira fuori un coniglio dal cilindro e inventa il “socialismo di mercato”, un riuscito connubio tra economia di mercato e socialismo. In estrema sintesi, l’economia è sempre pianificata, il regime è sempre autoritario ma il sistema è aperto agli investimenti esteri e, anzi, viene favorita l’entrata di capitali.

Manodopera a basso costo

Questo fattore è stato determinante fino ai primi anni Duemila. Gli investitori stranieri entravano in Cina e godevano di lavoratori a basso costo. Ciò ha indotto molte multinazionali a delocalizzare la produzione. Il risultato è che molti cinesi sono usciti dalla fascia della povertà assoluta, pur mantenendo condizioni di vita disagiate. Ciò ha comunque permesso a buona parte della popolazione di accedere a beni di largo consumo e migliorare la propria esistenza.

Rapporto di cambio favorevole

La manodopera a basso costo è stata (e lo è tutt’ora) un fattore determinante per le merci cinesi: queste, pur non raggiungendo il livello di qualità delle controparti occidentali, costano poco. Questo elemento è favorito anche dalla questione del cambio: il Governo mantiene – alcuni dicono artificiosamente – lo yuan debole, in modo da favorire le esportazioni.

Mercato interno fisiologicamente in espansione

La Cina, lo ricordiamo, ospita più di un miliardo di abitanti. Questa è una condizione vantaggiosa per almeno due motivi. Da un lato, offre a imprese straniere e autoctone manodopera sempre pronta, dall’altro risulta essere una fonte di attrattiva per le imprese estere.

Accumulo di capitali in valuta estera

Questo fattore ha iniziato a incidere nell’ultima fase di espansione e sta diventano sempre più importante con il passare degli anni. Una delle conseguenze della crescita economica esponenziale è la riserva in valuta estera. Questo pone la Cina come uno dei grandi investitori mondiali. Adesso che la Cina è “ricca” può giocare la parte del leone e in effetti lo sta già facendo, soprattutto in Africa. Il colosso asiatico si sta affacciando anche in Europa. Ciò aumenta la credibilità della Cina e, soprattutto, contribuisce a espandere le imprese cinesi, soprattutto quelle già grandi o a partecipazione statale (la maggior parte), aumentando la ricchezza dei lavoratori e, di conseguenza, i consumi.