Cina, crollo dell’indice delle materie prime e ripercussioni sul Forex

L’indice Pmi (Purchasing managers index, cioè indice dei direttori agli acquisti) del comparto manifatturiero diffuso questa settimana ha toccato quota 47,8. Al di sotto di quota 50 si comincia generalmente a discutere di rallentamento dell’economia. Inoltre, il Dow Jones-Aig commodity index, indice delle materie prime più prestigiose, è precipitato ai livelli toccati nel lontano 1991.

Questa frenata dell’economia cinese mette a rischio il raggiungimento del +7% di Pil nel 2015, obiettivo dichiarato di Pechino, e fa registrare deflussi di capitali e crollare i prezzi delle materie prime. Dato questo da non sottovalutare in alcun modo: la Cina è, infatti, il più grande consumatore al mondo di materie prime – oro, gas naturale, petrolio, mais, rame, soia, argento, canna da zucchero – e, quindi, le monete degli stati esportatori maggiormente esposti subiscono gravi ripercussioni. Questo comporta chiaramente notevoli movimenti anche sul mercato Forex.
Le valute che risentono maggiormente del crollo dell’indice cinese delle materie prime sono il dollaro canadese (ai livelli minimi dall’agosto 2014), il dollaro australiano e il dollaro neozelandese (entrambi ai minimi da sei anni). Secondariamente, abbiamo il real brasiliano (ai minimi da tredici anni), il peso colombiano (ai minimi da dodici anni), il rand sudafricano, la rupia indiana e il peso messicano.

Allargando il campo, sempre in chiave mercato delle valute, segnaliamo il continuo deprezzamento del rublo, penalizzato dalla crisi ucraina, nonostante il taglio del tasso di interesse dall’11,5% all’11% (il quinto taglio dell’anno).
Vediamo, sull’altro versante, anche quali sono le valute che potrebbero vedere, prossimamente, un rafforzamento. Innanzitutto il dollaro americano, che è ai massimi livello dal 2003, e il franco svizzero, sganciato dall’euro. L’euro si dovrebbe mantenere stabile a livello di parità con il dollaro USA. Mentre la sterlina inglese dovrebbe rafforzarsi in vista di un rialzo dei tassi all’inizio del prossimo anno.

Chiudiamo tornando allo yuan. Tra settembre e ottobre, la valuta cinese dovrebbe essere inserita nel paniere delle valute di riferimento del Fondo Monetario Internazionale. In questo caso, la moneta di Pechino, ora scambiata solo della Banca centrale cinese, potrebbe diventare una concreta e pericolosa minaccia per il dollaro USA, soprattutto per quanto riguarda la predominanza quale valuta di riserva.