Il ciclo quadriennale di Bitcoin è morto?

Il 2025 è stato un anno di cambiamento per Bitcoin. Molti investitori hanno, infatti, iniziato a interrogarsi su una delle teorie più consolidate del mercato crypto: il ciclo quadriennale legato all’halving.

Sul web e su siti come X e forum come Reddit non si fa altro che parlare di “bitcoin cycle dead” ad indicare proprio che qualcosa si è rotto nel ciclo storico di BTC.

Per più di dieci anni, questo schema ha funzionato come un orologio svizzero. L’halving bitcoin riduceva le ricompense ai miner, l’offerta si restringeva, partiva una bull run esplosiva e poi arrivava la correzione altrettanto marcata.. E coì via. Un modello che sembrava scritto nella pietra.

Ma qualcosa si è rotto. Per la prima volta da quando esiste, Bitcoin ha chiuso l’anno successivo a un halving in territorio negativo.

Sul grafico abbiamo visto per la prima volta una candela rossa dopo una singola candela verde annuale. Mai successo prima.

E questo ha scatenato un dibattito che divide ancora oggi il settore in due fazioni opposte. Da un lato, nomi pesanti come Arthur Hayes di BitMEX e Cathie Wood di ARK Invest che dichiarano apertamente: “Il vecchio ciclo è morto”.

Dall’altro, analisti come Willy Woo e Markus Thielen di 10x Research che continuano a difenderlo, pur ammettendo che si sta trasformando in qualcosa di più complesso e meno prevedibile.

Nessuno può negare che qualcosa sia cambiato rispetto ai cicli precedenti. Sono arrivati gli ETF Spot nel 2024 che hanno portato miliardi di dollari di capitali istituzionali nel mercato.

Società come Strategy di Michael Saylot, BlackRock e Fidelity accumulano posizioni, e introducono come conseguenza una componente di stabilità che riduce la volatilità ma che, paradossalmente, sembra attenuare anche i movimenti esplosivi tipici dei cicli bitcoin precedenti.

E poi ci sono i fattori macro. Oggi Bitcoin “segue” la liquidità globale, ed è più “sensibile” alle decisioni della Federal Reserve sui tassi d’interesse, alle tensioni geopolitiche. L’halving, che un tempo era il protagonista indiscusso, sembra essere diventato solo uno degli attori in gioco.

Forse nemmeno il più importante.

Ecco perché la domanda che tutti si fanno è: “il ciclo quadriennale è finito?”.

In questo articolo cerchiamo di analizzare tutti i dati e le opinioni degli esperti per consentire ad ognuno di voi di farsi un’idea in merito e capire se ad oggi conviene investire in Bitcoin nel 2026.

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Sommario

La storia del ciclo quadriennale

Il ciclo quadriennale di Bitcoin si fonda su un meccanismo programmato nella blockchain dal suo creatore, Satoshi Nakamoto. L’halving è un evento automatico che si verifica ogni 210.000 blocchi, circa ogni quattro anni, riducendo del 50% la ricompensa che i miner ricevono per la validazione dei blocchi.

Quando Bitcoin nacque nel 2009, la ricompensa era di 50 BTC per blocco. Questo sistema garantisce un’emissione controllata fino al raggiungimento del limite massimo di 21 milioni di unità, previsto per il 2144.

I precedenti halving di Bitcoin

BTC è quindi un asset deflazionistico, l’esatto opposto delle valute Fiat.

La logica economica è chiara: riducendo progressivamente l’offerta di nuovi bitcoin in circolazione, il protocollo crea una scarsità programmata che, teoricamente, dovrebbe sostenere il valore nel tempo.

Il ciclo di halving si basa proprio sulla una relazione tra domanda e offerta. Quando l’offerta si restringe e la domanda rimane costante o aumenta, la teoria economica suggerisce un incremento dei prezzi.

Questa meccanica ha funzionato storicamente, creando un pattern riconoscibile: fase di accumulo pre-halving, bull run post-halving con picco circa 12-18 mesi dopo l’evento, seguita da una correzione marcata e un prolungato bear market.

I tre halving precedenti

Il primo halving si verificò il 28 novembre 2012, riducendo la ricompensa da 50 a 25 BTC. Bitcoin quotava circa $12 al momento dell’evento. Nei mesi successivi, il prezzo iniziò una corsa che culminò nel 2013 con un’impennata del 5.500%, superando i $1.000 per la prima volta nella storia.

Il secondo halving avvenne il 9 luglio 2016, portando la ricompensa a 12,5 BTC. Il prezzo si attestava intorno ai $650.

Il ciclo successivo vide un rialzo ancora esplosivo ma percentualmente inferiore: circa il 1.250%, con Bitcoin che toccò i $20.000 nel dicembre 2017. Questo rally attirò l’attenzione mainstream e milioni di nuovi investitori retail.

Il terzo halving, l’11 maggio 2020, ridusse la ricompensa a 6,25 BTC. Bitcoin valeva circa $8.181. Il ciclo che seguì registrò un incremento del 700%, con un primo picco a $64.895 nell’aprile 2021 e un secondo a $69.000 nel novembre 2021.

La pandemia, gli stimoli fiscali globali e l’aumento della liquidità alimentarono questo rally.

Un dato emerge chiaramente: ogni ciclo ha prodotto rendimenti marginalmente inferiori rispetto al precedente. Ad ogni ciclo Bitcoin sembra perdere di intensità.

Il mercato è più maturo rispetto al passato.

Il quarto halving del 2024

Il quarto halving si è verificato il 20 aprile 2024 all’altezza del blocco 840.000, riducendo la ricompensa a 3,125 BTC.

Al momento dell’evento, Bitcoin quotava circa $64.262, già vicino ai massimi storici precedenti. Questo rappresentava un’anomalia: nei cicli bitcoin passati, l’halving avveniva con il prezzo ben al di sotto dei picchi precedenti.

Il contesto era radicalmente diverso. L’approvazione degli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti a gennaio 2024 aveva già innescato un rally pre-halving, portando miliardi di dollari istituzionali nel mercato. BlackRock e Fidelity accumulavano posizioni massicce, modificando la struttura della domanda.

Dopo l’halving, Bitcoin ha continuato a salire, raggiungendo un massimo storico di circa $126.000 nell’ottobre 2025.

Un incremento dell’80% rispetto al prezzo dell’halving, ben lontano dai rialzi del +700% o +1.250% dei cicli precedenti. Ma la vera sorpresa è arrivata alla fine del 2025: per la prima volta nella storia, l’anno post-halving si è chiuso in territorio negativo, con Bitcoin sotto i livelli di gennaio.

Questa rottura dello schema storico ha sollevato interrogativi fondamentali sulla validità del modello ciclico. I deflussi dagli ETF, la mancata partecipazione retail, la volatilità ridotta e l’assenza di un’altcoin season hanno caratterizzato un ciclo atipico, alimentando il dibattito sulla presunta fine del ciclo quadriennale.

Il ciclo quadriennale di Bitcoin è finito?
Il 2025 è stato un anno di cambiamento per Bitcoin. Molti investitori hanno, infatti, iniziato a interrogarsi su una delle teorie più consolidate del mercato…
Il ciclo quadriennale di Bitcoin è finito?

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2025: addio al ciclo quadriennale?

La prima candela annuale rossa post-halving ciclo

Il 2025 passerà alla storia: è stato il primo anno post-halving a chiudere in negativo. Mai successo prima. Bitcoin ha toccato il suo massimo a $126.080 il 6 ottobre, per poi scivolare e chiudere l’anno circa il 6% sotto i livelli di gennaio.

Come vediamo dal grafico su TradingView:

Grafico annuale Bitcoin 2025

dopo la candela verde del 2024, abbiamo avuto un anno (2025) in rosso che ha riportato il prezzo di BTC a quello pre ETF.

Un dato che appresenta una vera “anomalia statistica”. E’ anche vero che parlare di statistica con uno storico così breve (circa 15 anni) non è molto corretto. Dovremmo avere un campione molto più ampio per poter fare delle analisi più concrete, tuttavia è un dato da sottolineare.

Nei tre cicli precedenti, l’anno dopo l’halving aveva sempre portato guadagni. Sempre rialzi accompagnati da euforia, hype e milioni di retail che entravano nel mercato.

Questa volta no. La candela rossa ha fatto saltare tutte le certezze. Gli analisti si sono divisi: anomalia temporanea o cambio strutturale del mercato?

I deflussi dagli ETF spot non hanno sicuramente aiutato. Nell’ultima settimana dell’anno sono usciti $681 milioni netti. Un segnale chiaro che qualcosa non stava funzionando come previsto.

Il 2026 sembra però essere iniziato in positivo, con un dato record degli afflussi nella giornata di ieri (13 Gennaio) 2025 a +753 milioni di dollari.

E infatti al momento della scrittura il prezzo sta accando nuovamente i 95.000$.

Va detto che dall’halving di aprile 2024 al picco di ottobre 2025, Bitcoin ha comunque guadagnato circa il 30%. Non è poco. Ma non è nemmeno quello che ci si aspettava. Eravamo forse abituati troppo bene.

Ad ogni ciclo i guadagni diminuiscono in percentuale

I numeri raccontano una storia precisa: ogni ciclo guadagna meno del precedente. Non è pessimismo, è matematica.

Primo ciclo (2012-2013): +5.500%. Bitcoin aveva una capitalizzazione ridicola e ogni dollaro nuovo faceva schizzare i prezzi. Gli early adopters dominavano e bastava poco per creare movimenti esplosivi.

Secondo ciclo (2016-2017): +1.250%. Ancora impressionante, ma già molto meno del primo. Il mercato stava crescendo e servivano più capitali per muovere i prezzi.

Terzo ciclo (2020-2021): +700%. Buono, ma la tendenza era chiara. Bitcoin stava maturando.

Quarto ciclo (2024-2025): +80%. Da $64.262 dell’halving a $126.080 di picco. Un guadagno rispettabile per qualsiasi asset tradizionale, ma una delusione rispetto alle aspettative crypto.

La differenza principale? Gli investitori. BlackRock e Fidelity non fanno FOMO. Non entrano all’ultimo gridando “moon” e “lambo”.

Accumulano gradualmente, gestiscono il rischio, hanno orizzonti lunghi. Questo stabilizza il mercato ma uccide i rally verticali.

Mercato più maturo: capitalizzazione stabile

Bitcoin sta crescendo, sta maturando. E quando un mercato matura, i guadagni percentuali si comprimono inevitabilmente.

Facciamo due conti. Un asset da $10 miliardi che arriva a $100 miliardi fa +900%. Ottimo. Ma un asset da $1.000 miliardi che arriva a $2.000 miliardi fa “solo” +100%. Stessa quantità di dollari entrati, rendimento percentuale completamente diverso.

Oggi Bitcoin nei momenti di picco supera i $1.800 miliardi di capitalizzazione. Per replicare un +5.500% servirebbero decine di trilioni di dollari. È semplicemente irrealistico e sarebbe scorretto farlo credere.

E poi c’è la volatilità. Gli investitori istituzionali che ora detengono fette enormi dell’offerta circolante non vendono al primo -20%. Hanno strategie di lungo termine e probabilmente è più facile che siano i retail che hanno paura a perdere nei momenti di discesa.

Questo rende il mercato più stabile, certo, ma anche meno esplosivo.

Più stabilità significa meno guadagni folli in pochi mesi. Bitcoin sta diventando un asset da investimento paragonabile agli indici come il NASDAQ o l’S&P 500.

Per alcuni è un’evoluzione naturale. Per altri, la fine di un’epoca, del sogno di un Bitcoin in grado di contrastare le valute fiat e la finanza tradizionale.

L’impatto degli ETF e delle Public Treasury Company

L’11 gennaio 2024 è una data da ricordare. Dopo anni di richieste respinte, la SEC ha dato il via libera a undici ETF spot su Bitcoin tutti insieme. Una svolta epocale che ha spalancato le porte agli investitori istituzionali e che ha di fatto inglobato BTC nel mondo della finanza tradizionale.

Molti indicano questa data come la fine del ciclo quadriennale.

Gli ETF spot offrono esposizione diretta a Bitcoin senza dover gestire wallet, chiavi private o preoccuparti della sicurezza. Per i grandi investitori questo è fondamentale.

L’impatto è stato immediato e violento. Primi giorni di trading? Oltre un miliardo di dollari di volumi. Nei primi due mesi, afflussi netti superiori a $6 miliardi. Gli ETF hanno accumulato più di 300.000 Bitcoin, circa il 4,24% dell’offerta totale circolante. Cifre da capogiro.

Se andiamo ad analizzare il comportamento delle whales e delle grandi treasury company, notiamo che i gestori degli ETF sono arrivati nei primi posti.

Bitcoin: distribuzione supply

Strategy è la prima Public company ad aver accumulato 670.000 Bitcoin. A seguire, come notiamo, i grandi gestori degli ETF con Blackrock, Grayscale e Fidelity.

Questo grande accumulo è stato visto inizialmente come positivo sopratutto per il prezzo di Bitcoin ma costituisce anche un grosso rischio sistemico e preoccupazione per i mercati. La supply appare molto concentrata nelle mani di poche grande aziende.

Che succede a Strategy in caso di problemi? Potrebbe vendere grandi quantità di Bitcoin e quindi influire sul prezzo.

L’arrivo degli ETF ha portato anche degli effetti evidenti. L’approvazione ha innescato un rally pre-halving atipico.

Bitcoin è schizzato da $45.000 di gennaio a oltre $63.000 ad aprile, prima ancora dell’halving.

Nei cicli precedenti questo non succedeva. L’halving arrivava con i prezzi bassi, lasciando spazio per salite vertiginose dopo. Questa volta il mercato ha bruciato le tappe arrivando a fare nuovi massimi prima del dimezzamento.

Ancora un segnale di discontinuità rispetto al passato.

Flussi istituzionali vs domanda retail

Gli ETF hanno ribaltato gli equilibri. Nel primo trimestre 2025, gli investitori istituzionali detenevano il 22,9% degli asset totali negli ETF Bitcoin statunitensi.

Questo cambiamento ha trasformato proprio il modo in cui il mercato si muove. I retail comprano quando c’è euforia e vendono nel panico. Gli istituzionali no.

Fanno dollar cost averaging, ribilanciano periodicamente, gestiscono il rischio con modelli matematici. Niente emozioni.

Risultato? Meno volatilità. Nei vecchi cicli Bitcoin poteva oscillare del 20-30% in pochi giorni senza battere ciglio. Nel 2024-2025 i movimenti sono stati più graduali, più controllati.

Gli ETF comprano durante i rialzi e spesso aggiungono posizioni durante i ribassi, creando un supporto al prezzo.

Ma c’è un prezzo da pagare. Niente euforia retail significa (per ora) niente altcoin season vera, niente rally esplosivi, rendimenti compressi.

Il mercato è maturato, certo, ma ha perso un po’ della sua anima dirompente.

A confermare tutto ciò abbiamo assistito a entrate progressive dei retail sulle memecoin piuttosto che su Bitcoin o altcoin capitalizzate.

Se vogliamo, una altseason dei meme token c’è già stata!

BlackRock, Fidelity e Grayscale: nuovi market maker di Bitcoin

Tre nomi dominano il mercato degli ETF Bitcoin. BlackRock con l’IBIT, Fidelity con l’FBTC, e Grayscale con il GBTC. Nel primo trimestre 2025, questi tre prodotti controllavano l’85% delle detenzioni istituzionali totali. Una concentrazione impressionante.

Lo vediamo anche dai dati sui fondi gestiti:

Bitcoin ETF Aum: 14 Gennaio 2026

BlackRock ha fatto il vuoto. Il suo IBIT ha raggiunto circa $100 miliardi di asset sotto gestione nel 2025 ed oggi detiene più di 700.000 BC.

Uno degli ETF di maggior successo mai lanciati. La reputazione di BlackRock e la sua rete di distribuzione hanno fatto il resto. Consulenti finanziari, family office, fondi pensione: tutti dentro.

Fidelity si è ritagliata il suo spazio come alternativa più conservativa. Grayscale, presente dal 2013 con il suo trust, ha dovuto fare i conti con commissioni più alte e alcuni deflussi iniziali. Ma mantiene comunque una base solida di investitori fedeli.

Questi colossi non sono semplici gestori passivi. Operano come veri market maker, fornendo liquidità costante, riducendo gli spread, migliorando l’efficienza del mercato.

Bitcoin è diventato più “istituzionale” nel senso pieno del termine.

Gli acquisti di Strategy

E poi c’è naturalmente il buon vecchio Michael Saylor. Strategy ha implementato una strategia che all’inizio sembrava folle: indebitarsi per comprare Bitcoin.

Nel primo trimestre 2025 l’azienda deteneva 672.497 BTC dopo aver acquistato altri 1.229 BTC per $108,8 milioni a fine dicembre 2024. E continua ad acquistare.

Il modello “debt-to-BTC” funziona così: emetti obbligazioni convertibili, vendi azioni, raccogli capitale. Poi converti tutto in Bitcoin. Scommetti che il rendimento di Bitcoin batterà il costo del debito. Finora? Ha funzionato. Le azioni di MicroStrategy hanno persino sovraperformato Bitcoin in alcuni periodi.

Che succederebbe in caso di crollo del prezzo di BTC? E’ questa la paura di molti investitori.

Altri hanno copiato l’idea. GameStop, la giapponese Metaplanet, diverse altre società hanno iniziato a vedere Bitcoin come copertura contro l’inflazione e la svalutazione monetaria. Nel primo trimestre 2025, queste public company detenevano 1,98 milioni di BTC complessivi. Più di quanto i miner producano in un anno.

Questo è il vero cambio di paradigma. Bitcoin non è più solo un asset per speculare. Sta entrando nei bilanci aziendali come riserva strategica. Da mezzo per fare trading a strumento di tesoreria aziendale. Un salto enorme.

Tesi a confronto: i sostenitori della fine ciclo

Arthur Hayes e la teoria della liquidità globale

Arthur Hayes, cofondatore di BitMEX, è uno dei più convinti sostenitori della tesi che il ciclo quadriennale sia ormai superato.

La sua idea è semplice ma potente: oggi Bitcoin risponde alla liquidità globale, non all’halving.

Secondo Hayes, quando le banche centrali immettono liquidità, Bitcoin sale. Quando drenano denaro attraverso rialzi dei tassi o quantitative tightening, Bitcoin scende.

L’offerta di moneta (M2) conta più della riduzione delle ricompense ai miner. Molto più.

Il punto chiave? Gli investitori istituzionali gestiscono Bitcoin come parte di portafogli. Rispondono alle stesse dinamiche macro che muovono azioni e obbligazioni. Questo ha trasformato Bitcoin da asset isolato a componente del sistema finanziario globale.

La conclusione di Hayes è diretta: smetti di fissarti sulle date degli halving. Guarda invece la Fed, la liquidità globale, i cicli economici tradizionali. Lì trovi le vere chiavi per capire dove andrà Bitcoin.

Jurrien Timmer di Fidelity: power Law vs ciclo tradizionale

Jurrien Timmer di Fidelity ha portato un’analisi sofisticata nel dibattito. In un post di gennaio 2026, ha confrontato il Power Law con il vecchio ciclo dell’halving. E secondo lui, vince il Power Law.

Questo modello matematico ha tracciato la “linea di valore equo” di Bitcoin con precisione impressionante. A fine 2025, però, il prezzo era compresso del 25% sotto quella linea. Secondo Timmer, questo indica l’avvicinarsi di movimenti importanti.

Jurrien Timmer di Fidelity non ci gira intorno. Secondo lui, l’impatto dei halving si sta attenuando col tempo, ma questo non significa che i bear market spariranno. Bitcoin sta maturando, ma rimane un asset ciclico.

La differenza ora è che i cicli si allungano e la volatilità si riduce

Ne abbiamo parlato nella nostra ultima Newsletter pubblicata su Substack.

Bitcoin valuation model Timmer di Fidelity

I livelli chiave? $65.000 come primo supporto psicologico, $45.000 come trendline inferiore non testata da tre anni. Per il 2026 prevede un consolidamento del prezzo tra $80.000 e $95.000. Niente esplosioni verticali.

La percentuale di nuova offerta rispetto al totale circolante si riduce costantemente. I cicli si allungano, la volatilità cala, i rendimenti si comprimono. Non è la morte del ciclo, è la sua evoluzione verso forme più graduali.

Michael Saylor e la previsione di una “Rivalutazione massiccia”

Michael Saylor ha una posizione interessante: sì, il ciclo quadriennale è morto. Ma Bitcoin esploderà comunque. Prevede una “rivalutazione massiccia” a breve-medio termine.

Perché? Perché Bitcoin sta passando da asset speculativo a riserva strategica. Stati, istituzioni, tesorerie aziendali iniziano a trattarlo come oro digitale. Questo richiede un repricing verso l’alto. Molto verso l’alto.

La sua strategia di accumulo attraverso il debito aziendale riflette questa convinzione. Ha posizionato MicroStrategy (ora Strategy) per cavalcare quella che considera una transizione inevitabile. Oltre 672.000 BTC in tesoreria parlano chiaro.

Per Saylor, i vecchi cicli erano psicologia retail e meccanica dell’offerta. Il nuovo paradigma sarà adozione istituzionale, regolamentazione favorevole, integrazione nel sistema finanziario. L’halving? Ormai è irrilevante rispetto a questi driver di domanda

La sua visione: Bitcoin diventa componente standard dei portafogli istituzionali. Come l’oro, ma meglio. E questo richiede una capitalizzazione multipla rispetto a quella attuale.

Da qui la previsione di un andamento addirittura “parabolico” per Bitcoin, ciclo o non ciclo.

I difensori del ciclo: perché il modello potrebbe essere ancora valido

Willy Woo e la difesa on-chain del pattern quadriennale

Willy Woo, uno degli analisti on-chain più rispettati nel settore crypto, non ci sta. Per lui le narrazioni sulla “morte del ciclo” sono premature e sbagliate. I dati on-chain raccontano una storia diversa.

La sua tesi? Il ciclo non si è rotto, si è semplicemente adattato. I comportamenti degli holder di lungo termine, i flussi sugli exchange, i movimenti delle whale continuano a seguire schemi prevedibili legati all’halving.

Come vediamo nel grafico:

Bitcoin Long Term Flows: 14 Gennaio 2026

i dati non supportano ancora la fine dei cicli quadriennali di Bitcoin, infatti i flussi sono ancora in calo, in linea con il comportamento dei cicli passati.

Secondo Woo, il vero problema sono le aspettative sbagliate. Tutti si aspettavano rally verticali e guadagni del +1000% come nei vecchi tempi. Ma quelli erano tipici di un mercatoimmaturo.

Bitcoin è cresciuto. L’halving crea ancora uno shock dell’offerta, solo che si manifesta in modo meno esplosivo.

E poi c’è un’altra possibilità: i cicli si sono semplicemente allungati.

In un post dell’11 Gennaio sostiene poi di essere bullish per Gennaio-Febbraio 2026 ma bearish per i mesi successivi:

Willy Woo: ciclo bitcoin teoria

Invece di 12-18 mesi dal halving al picco, ora potrebbero volerci 24-30 mesi.

La struttura fondamentale resta, cambiano solo i tempi e l’intensità.

Rekt Capital: ciclo non morto, ma in evoluzione

Rekt Capital ha mantenuto la sua posizione per tutto il 2025: il ciclo non è morto, sta evolvendo. In un post di dicembre ha scritto che “se il ciclo è rotto, probabilmente sta solo salendo di livello”. Una frase che ha fatto discutere.

I dati che porta sono interessanti. Bitcoin ha comunque raggiunto nuovi massimi storici dopo l’halving del 2024. Ha seguito il pattern di base. Ok, i rendimenti sono stati più bassi rispetto ai cicli precedenti, ma questo non invalida il modello. Lo conferma. Man mano che la capitalizzazione cresce, i guadagni percentuali si comprimono.

Come vedete in questo post su X:

Rekt Capital: opinioni sul ciclo dell'halving - Gen 2026

affermano che “finché non ci sarà una chiara invalidazione del ciclo quadriennale, sarebbe saggio almeno continuare a considerarlo”.

Rekt Capital vede somiglianze con il 2021. Dopo una correzione pesante, il mercato si era mosso lateralmente per mesi prima di decidere dove andare. Bitcoin sta facendo la stessa cosa ora. Oscillazioni tra supporti e resistenze.

La sua tesi è semplice: ogni ciclo bitcoin è diverso dal precedente ma mantiene la struttura base. Halving → accumulo → distribuzione → correzione.

Le variabili cambiano (velocità, intensità, quanto dura), ma la sequenza resta. Aspettarsi una copia esatta dei cicli passati è quindi errato.

PlanB e il modello Stock-to-Flow: ancora rilevante?

PlanB, creatore del discusso modello Stock-to-Flow, continua a difendere la sua creazione nonostante le critiche. A dicembre 2025 ha detto su X che la vendita massiccia proveniva da trader “traumatizzati dal 2021” che si aspettavano un bear market due anni dopo l’halving.

Come vedete in questo post recente su X:

PlanB: stock to Flow ancora valido per BTC

PlanB afferma che il ciclo quadriennale NON è la stessa cosa del modello stock-to-flow.

Il modello S2F calcola il rapporto tra Bitcoin esistente e nuova produzione. Più aumenta questo rapporto (grazie agli halving), più Bitcoin dovrebbe valere. Per questo ciclo, il modello suggeriva valutazioni tra $100.000 e $500.000, con media intorno ai $200.000.

Bitcoin non ci è arrivato nel 2025. Ma PlanB sostiene che il modello guarda al lungo termine, non a finestre temporali precise. La traiettoria generale continua a seguire il Power Law, che è matematicamente collegato all’S2F. Le deviazioni temporanee sono normali e si sono sempre corrette nel tempo.

Certo, i critici hanno buoni argomenti. Il modello ha fallito nelle previsioni a breve. La correlazione potrebbe essere casuale. Ma PlanB replica che l’S2F non è mai stato pensato per timing precisi.

È un framework per capire il valore a lungo termine di un asset scarso. L’halving resta il fattore chiave che guida la scarsità.

E secondo questa visione, continuerà a contare nei prossimi cicli.

Insomma PlanB ci crede ancora.

I fattori macro: un contesto diverso

Liquidità globale e offerta di moneta (M2): il vero ciclo?

L’offerta di moneta globale, o M2, è diventata uno dei migliori indicatori per capire dove andrà Bitcoin. M2 è semplicemente la quantità totale di denaro che circola nell’economia: contanti, depositi bancari, risparmi facilmente accessibili.

Quando le banche centrali aprono i rubinetti e M2 sale, Bitcoin storicamente ne ha sempre beneficiato.

Global M2: liquidità Gen 2026

La correlazione è documentata in tutti i cicli passati. Guarda il 2020. Pandemia, stimoli fiscali ovunque, M2 globale che schizza del 25% in pochi mesi.

Global M2 vs Bitcoin: gennaio 2026

Bitcoin passa da $8.000 a $69.000 in meno di due anni. Coincidenza? No.

C’è chi dice che il “vero ciclo” di Bitcoin non sia l’halving ma proprio quello della liquidità. Quando il denaro è abbondante e costa poco, gli investitori cercano asset rischiosi. Bitcoin incluso. Quando la liquidità si restringe, tutti corrono verso il dollaro e i titoli di stato.

Il problema del 2025? La liquidità globale è rimasta stabile o in leggera contrazione.

Le banche centrali, impegnate a combattere l’inflazione, hanno tenuto politiche restrittive. Questo ha frenato Bitcoin nonostante l’halving. In più c’è stato anche lo shutdown negli USA cioè una pausay emporanea delle attività governative dovuta alla mancata approvazione del bilancio federale da parte del Congresso,cosa che ha bloccato la liquidità.

Un segnale chiaro che forse per bitcoin il ciclo halving conta meno del ciclo della liquidità.

Tassi d’interesse e politica monetaria della Federal Reserve

La Fed è diventata inoltre importante nel determinare l’andamento di BTC. I tassi d’interesse determinano quanto costa prendere in prestito denaro e questo influenza direttamente l’appetito per il rischio.

Tassi bassi? Bitcoin diventa attraente. Tassi alti? I rendimenti sicuri diventano più interessanti e Bitcoin perde appeal.

Nel 2025 la Fed ha mantenuto il piede sul freno. I dati sull’occupazione di dicembre hanno mostrato disoccupazione al 4,4%, ed una economia resiliente. Traduzione: niente fretta di tagliare i tassi. I

CME : proabilità taglio tassi Gennaio 2026

Come vedete, i mercati prezzano meno del 5% di probabilità per un taglio a gennaio 2026.

E Bitcoin reagisce immediatamente a ogni mossa della Fed. Ogni comunicato del FOMC, ogni discorso di Powell viene sezionato parola per parola dagli investitori crypto.

La battaglia politica tra Trump e Powell, con l’indagine del Dipartimento di Giustizia, ha aggiunto benzina sul fuoco. Da un lato pressioni per tagli aggressivi, dall’altro la necessità di tenere sotto controllo l’inflazione.

Ormai è chiaro: Bitcoin si comporta come asset sensibile ai dati macro, non più come un asset isolato.

Inflazione, debito pubblico e bitcoin come copertura

Bitcoin come copertura contro l’inflazione? La narrativa classica. Offerta fissa di 21 milioni, mentre le valute fiat perdono valore. Dovrebbe funzionare, sulla carta.

I dati del 2025 raccontano una storia più complicata. Inflazione alta, debito pubblico in crescita continua, ma Bitcoin che non performa come ci si aspetterebbe. Questo ha fatto vacillare la narrativa tradizionale.

La verità? Nel breve-medio termine, Bitcoin si comporta come asset di rischio. In caso di stress inflazionistico con tassi in rialzo, Bitcoin scende insieme ad azioni e altre robe rischiose.

La copertura contro l’inflazione funziona solo quando l’inflazione è accompagnata da politiche monetarie accomodanti.

Il debito pubblico americano oltre i $35 trilioni resta comunque un fattore di supporto a lungo termine per la tesi Bitcoin.

La sostenibilità fiscale diventa sempre più dubbia. E questo potrebbe spingere investitori verso asset non legati al debito sovrano.

Ma nel breve? Liquidità e appetito per il rischio contano molto di più della narrativa inflazionistica.

Cambia la narrativa: da digital gold a collateral asset

Bitcoin entra nei portafogli istituzionali

Gli investitori istituzionali stanno finalmente integrando Bitcoin nei loro portafogli. E lo fanno seguendo le regole classiche dell’asset allocation.

Bank of America ha dato il via libera ai suoi consulenti per raccomandare quattro ETF Bitcoin. Morgan Stanley ha chiesto alla SEC di poter lanciare ETF spot su Bitcoin e Solana. Mosse che segnalano un cambio di rotta importante.

L’allocazione tipica? Conservativa. Tra l’1% e il 4% del portafoglio totale, come farebbero con hedge funds o private equity. Una percentuale che riconosce il rischio elevato di Bitcoin ma ne apprezza il potenziale di diversificazione. Lo trattano come componente satellite, non core.

La strategia prevalente è l’accumulo graduale. Dollar cost averaging, niente acquisti concentrati.

Questo riduce il rischio di timing e permette di costruire posizioni senza far schizzare i prezzi. Gli istituzionali evitano gli acquisti emotivi tipici dei retail durante le fasi FOMO.

Prestito garantito da crypto: la visione di JPMorgan

Bitcoin sta cambiando pelle. Da asset speculativo a collaterale vero e proprio per operazioni di prestito. JPMorgan ha lanciato servizi di prestito garantiti da crypto. I clienti istituzionali possono usare le loro detenzioni crypto come garanzia per ottenere liquidità senza vendere.

I tassi di prestito su Ethereum su Aave hanno toccato il 18%. Segno di una domanda robusta di leva finanziaria nel mercato crypto.

Ma la cosa importante è un’altra: questo trasforma Bitcoin da strumento di speculazione a componente funzionale del sistema finanziario. Puoi accedere a liquidità mantenendo l’esposizione. Efficienza del capitale al massimo.

Le banche tradizionali stanno costruendo desk dedicati e infrastrutture di custodia per supportare questi servizi.

È un riconoscimento implicito: Bitcoin ha raggiunto maturità sufficiente per essere trattato come collaterale. Al pari di azioni, obbligazioni, immobili.

L’assenza dei retail: dove sono gli investitori?

I retail sono spariti. Nel 2017, il picco a $20.000 era accompagnato da euforia globale. Ogni telegiornale parlava di Bitcoin, i tassisti davano consigli su crypto, le cene di famiglia degeneravano in discussioni su blockchain.

Il 2021 ha visto meme coins e NFT ovunque. Dogecoin, Shiba Inu, immagini di scimmie vendute per milioni. Il volume di ricerca su Google per “Bitcoin” ha raggiunto livelli record. Social media saturi di contenuti crypto.

Il 2025? Silenzio. Volume di ricerca modesto sui motori di ricerca (dati Google), social media che parlano più di AI che di crypto. L

a dominance di Bitcoin ferma intorno al 59%, segno che il capitale non sta ruotando verso altcoin come nei picchi precedenti.

FOMO, Speculazione e la scomparsa dell’hype

Il ciclo di FOMO non si è mai attivato davvero. Nei cicli precedenti funzionava così: Bitcoin saliva, guadagni rapidi attirano nuovi investitori, prezzi ancora più su, ancora più investitori.

Nel 2024-2025 questo meccanismo si è inceppato. Movimenti di prezzo graduali, niente salti verticali del 20-30% in pochi giorni che generano titoli sensazionali. Senza questi catalizzatori emotivi, l’attenzione mainstream è rimasta bassa.

L’hype virale su TikTok, Twitter e Reddit è stato minimo rispetto ai cicli precedenti.

Le altcoin non hanno fatto quei guadagni esplosivi che attraggono speculatori. Senza altcoin season, l’effetto ricchezza che spinge nuovi investitori verso il mercato non si è materializzato.

Barriera all’ingresso: prezzo e accessibilità

Bitcoin a $90.000-$100.000 rappresenta una barriera psicologica per molti investitori. Anche se puoi comprare frazioni, la percezione di “comprare meno di un’unità” scoraggia molti.

Molti retail preferiscono altcoin a prezzi più bassi dove possono comprare “interi token” piuttosto che 0,001 BTC. Questa preferenza, per quanto assurda economicamente, influenza i flussi. È uno dei motivi per cui le meme coins continuano ad attrarre capitale nonostante i rischi folli.

L’accessibilità attraverso gli ETF ha paradossalmente ridotto l’engagement retail diretto. Molti investitori esposti a Bitcoin tramite i loro broker tradizionali non partecipano alla comunità crypto.

Non seguono le news, non sviluppano l’attaccamento emotivo di chi detiene direttamente Bitcoin.

Previsioni Bitcoin e scenari per il 2026-2028

Il futuro di Bitcoin nei prossimi due anni si gioca su tre scenari principali.

Lo scenario rialzista punta su nuovi massimi storici sopra $150.000-$200.000. Grayscale prevede il picco nella prima metà del 2026, mentre Standard Chartered mantiene target a $150.000 entro fine anno.

La tesi si basa su un possibile ciclo di tagli dei tassi da parte della Fed in risposta a rallentamento economico, e afflussi sostenuti negli ETF sopra $1 miliardo settimanale.

Catalizzatori aggiuntivi potrebbero includere l’adozione di Bitcoin come riserva da altri stati sovrani e l’espansione dei servizi di prestito garantiti da crypto. Parliamo di un apprezzamento del 50-100% dai livelli attuali.

Lo scenario neutrale, considerato più probabile da analisti come Timmer di Fidelity, prevede un consolidamento prolungato tra $80.000 e $95.000 per la maggior parte del 2026.

Bitcoin oscillerebbe in un range ampio senza direzione chiara, con tentativi di rottura verso l’alto respinti da prese di profitto e test dei supporti che attraggono acquisti opportunistici.

Questo scenario frustrante sarebbe sostenuto da condizioni macro stabili: tassi d’interesse che rimangono elevati più a lungo del previsto, inflazione persistente ma controllata, assenza di shock sistemici.

Gli ETF continuerebbero ad accumulare ma con flussi altalenanti.

Lo scenario ribassista prevede esplicitamente un ritracciamento del 65-70% nei prossimi due anni, con Bitcoin che potrebbe testare i $65.000-$70.000.

Molti detengono Bitcoin senza comprenderne l’utilità e potrebbero vendere per primi durante stress di mercato.

Trigger negativi potrebbero includere una recessione globale con contrazione della liquidità, crisi geopolitiche, problemi regolatori imprevisti o deflussi massicci dagli ETF.

Il test dei $65.000 sarebbe tecnicamente significativo essendo il precedente massimo storico del 2021.

Una rottura sotto questo livello aprirebbe la strada verso il secondo supporto chiave a $45.000, dove passa la trendline inferiore del Power Law identificata da Timmer.

Un test di questo livello rappresenterebbe un momento di verità per la tenuta del modello di lungo termine di Bitcoin.

Ciclo quadriennale Bitcoin: le domande più frequenti (FAQ)

Il ciclo quadriennale di Bitcoin è davvero finito?

Non esiste una risposta definitiva. Alcuni esperti sostengono che sia ormai obsoleto, sostituito da dinamiche legate alla liquidità globale. Altri analisti come Willy Woo ritengono che il ciclo esista ancora, ma si manifesti in forme più complesse e diluite rispetto al passato.

Perché il 2025 è stato diverso dai cicli precedenti?

Il 2025 ha segnato la prima chiusura annuale negativa dopo un halving bitcoin, rompendo uno schema storico. L’ingresso massiccio di capitali istituzionali tramite ETF e il ruolo predominante dei fattori macroeconomici hanno trasformato le dinamiche di mercato.

Cosa guida il prezzo di Bitcoin oggi?

Oggi il prezzo di Bitcoin è influenzato principalmente dalla liquidità globale, dalle politiche monetarie delle banche centrali e dai flussi degli ETF istituzionali.

Considerazioni finali

Alla fine di questa analisi, la risposta alla domanda “il ciclo quadriennale è finito?” non può essere un semplice sì o no. La realtà è più complicata.

Il 2025 ha rotto uno schema storico con la prima chiusura negativa post-halving. Ma questo non significa che il ciclo sia morto. Significa che non è più l’unico driver che conta. L’halving riduce ancora l’offerta, ma oggi la liquidità globale, la Fed e gli investitori istituzionali pesano di più.

E poi sono arrivati gli ETF Spot che hanno guidato il prezzo più che i retail che sembrano completamente assenti da questo ciclo e più orientati su altri asset più speculativi.

Per chi investe oggi, la lezione è semplice: guardare all’halving non basta più. Servono analisi macro, dati on-chain e monitoraggio dei flussi istituzionali. E’ tutto meno banale e più complicato.

Il ciclo non è morto. Si è evoluto. Si manifesta in modo più lento e diluito. Bitcoin sta maturando e questo cambia tutto.

Cosa aspettarsi nel 2026? Gli scenari sono aperti: consolidamento, correzione o nuovi massimi. Dipenderà dalle condizioni macro. Una certezza però c’è: siamo in una fase nuova dove la prevedibilità ha lasciato il posto alla complessità.

Se vuoi investire nel mercato crypto, su Bitcoin e non solo devi saperti adattare ai cambiamenti e variare la tua strategia. Questo può essere difficile ma darti anche dei vantaggi.

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Domenico Sacchi
Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute.