Charter Communications crolla del 24%: la fuga degli abbonati broadband spaventa Wall Street
Mentre i chip festeggiavano con numeri da capogiro, dall’altra parte del mercato c’era chi incassava il peggior colpo della sua storia. Charter Communications ha vissuto venerdì 24 aprile una giornata da dimenticare in fretta: -24% in una sola seduta, il calo più profondo mai registrato dal titolo.
Non una correzione. Un crollo vero e proprio. Uno di quei movimenti che cancellano anni di performance in poche ore.
L’effetto contagio ha travolto l’intero settore: Comcast ha perso quasi il 9,5%, Liberty Broadband oltre il 24%. Tre grandi operatori via cavo sotto pressione simultanea, in una giornata in cui il Nasdaq saliva spinto dai chip. Il contrasto non poteva essere più netto.
Il catalizzatore? I risultati del primo trimestre 2026, pubblicati venerdì mattina. Charter ha mancato gli utili, EPS di 9,17 dollari contro i 9,91 attesi, e ha riportato una perdita di 120.000 abbonati internet nel trimestre.
Il doppio esatto di quanto aveva perso nello stesso periodo del 2025. Bloomberg lo ha messo in copertina: “Charter Communications Stock Suffers Record Drop on Weak Earnings.”
Sintesi perfetta di una giornata che non si dimentica facilmente.
I risultati Q1 2026: utili in ribasso, ricavi in linea
Partiamo dai dati. Sul fronte ricavi, Charter ha fatto circa 13,6 miliardi di dollari, appena sopra le attese di 13,55 miliardi, un piccolo incremento che non ha certo compensato le delusioni altrove.
L’EPS rettificato a 9,17 dollari ha mancato il consensus di 9,91 in modo abbastanza netto. Il margine EBITDA rettificato si è fermato al 41,5%, in calo di 50 punti base anno su anno , un ridimensionamento che riflette pressioni competitive crescenti e investimenti necessari sull’infrastruttura.
Il free cash flow è sceso da 1,56 miliardi del Q1 2025 a 1,37 miliardi: non un crollo drammatico, ma sufficiente ad alimentare le preoccupazioni degli investitori più orientati ai fondamentali di cassa.
Le spese in conto capitale sono aumentate, in linea con il programma di aggiornamento delle reti verso la tecnologia DOCSIS 4.0.
Insomma: Charter sta investendo molto per modernizzarsi, ma lo fa mentre i ricavi tradizionali calano. Un’equazione difficile da digerire per il mercato.
Il dato che ha spaventato davvero: l’emorragia broadband raddoppia
Il numero che ha fatto scattare il panico non era l’EPS. Era quello dei broadband subscriber: -120.000 abbonati internet nel trimestre.
Per fare un confronto, nello stesso periodo del 2025, le uscite erano state 59.000. In dodici mesi il tasso di perdita è raddoppiato. Non è una brutta trimestrale isolata. È una tendenza che sta chiaramente accelerando.
Perché stanno andando via? La risposta è strutturale. AT&T e Verizon continuano ad espandere le loro reti in fibra ottica nelle aree dove Charter ha operato come monopolista di fatto per decenni.
La fibra offre velocità superiori e prezzi competitivi: quando l’alternativa arriva a casa tua, cambiare operatore diventa una scelta razionale. Al tempo stesso, T-Mobile e Verizon mordono le zone suburbane con il Fixed Wireless Access, connettività wireless fissa che non richiede installazioni complesse.
Charter si trova stretta tra due fronti: la fibra da un lato, il wireless dall’altro. E il programma di aggiornamento delle reti verso DOCSIS 4.0 richiede miliardi di investimenti, mentre i ricavi diminuiscono.
Il free cash flow in calo riflette esattamente questa tensione. Gli investitori orientati al cash flow, non hanno apprezzato.
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L’unica nota positiva: il mobile tiene
In un quadro complessivamente deprimente, un’area ha mostrato vitalità: il mobile. Charter ha aggiunto 368.000 nuove linee nel trimestre, portando il totale a 12,1 milioni al 31 marzo 2026.
È un ritmo di crescita rispettabile, che conferma la strategia di convergenza fissa-mobile portata avanti dall’azienda attraverso Spectrum Mobile.
La logica è solida: i clienti che hanno sia internet sia il piano mobile con lo stesso operatore cambiano fornitore molto meno frequentemente.
Ma il mobile da solo non può tamponare l’emorragia nel broadband, almeno non nel breve periodo. I ricavi per linea mobile sono inferiori a quelli per abbonamento internet, e il segmento richiede ancora investimenti per scalare.
Il riequilibrio richiederà comunque degli anni.
Il crollo di Charter ha trascinato anche Comcast (-9,43%) che publicherà i suoi risultati a breve: il mercato ha anticipato il peggio, temendo che la perdita di abbonati broadband sia un fenomeno di settore e non solo di Charter.
Liberty Broadband ha ceduto il 24%, riflettendo direttamente il crollo della sua principale partecipazione.
Per chi segue i mercati, questa storia ricorda una verità semplice: non tutto sale in un mercato toro, e il settore cable sta pagando oggi il conto di un modello di business che l’innovazione tecnologica sta corrodendo da anni.