Certificates: cosa sapere per investire e tipologie

Cosa sono i certificates? Come funzionano i certificates? I certificates sono una truffa? In questo articolo cercheremo di fugare ogni tuo dubbio e domanda su questi strumenti finanziari.

Certificates cosa sono

Partiamo con la domanda più semplice: cosa sono i certificates? I certificates sono derivati “cartolarizzati”, vale a dire strumenti di debito emessi dalle banche il cui valore dipende però dall’andamento di un’altra attività finanziaria. Che viene per questo non a caso definita sottostante. Investire in certificates, nella loro forma più semplice, significa investire in forma passiva sul sottostante, poiché esso ne replica in maniera fedele l’andamento proprio come fanno un’altra forma di contratto finanziario: gli ETF. I certificates sono anche cambiati nel tempo. Abbiamo avuto prima quelli di prima generazione, ai quali ne sono seguiti altri, dalla forma più complessa. I quali pagano cedole periodiche quando si verificano uno o più precisi tipi di eventi.

Certificates dove si acquistano

Dove si acquistano i certificates? Per buona parte sono negoziabili sul SeDex (intendendo per esso quel segmento di Borsa Italiana dedicato al mercato dei Securities Derivatives) e sul Cert-X di Euro TLX (segmento di mercato passato proprio di recente sotto il controllo di Borsa Italiana) nei quali i market maker hanno il ruolo di garantire la loro liquidità.

Come vedremo però, pur essendo negoziati su mercati regolamentati, i anche i certificates sono sottoposti, qualora fallisca l’emittente, al rischio di perdere soldi. Ciò avviene poiché questi strumenti sono proprio come le obbligazioni senior non garantite e non privilegiate.

Le negoziazioni su SeDeX si svolgono senza interruzioni dalle 9:00 alle 17:25 (senza aste di apertura o di chiusura). Durante la negoziazione “in continua” possono essere immesse, tramite il proprio intermediario o broker online, le proposte di negoziazione. I contratti si dicono conclusi tramite abbinamento di tipo automatico delle proposte di acquisto e di vendita, ordinate secondo criteri di priorità di prezzo “prima e poi di tempo”. Le proposte che invece vengono eseguite in misura parziale, rimangono sul book per la loro parte residua. La liquidazione dei contratti viene realizzata presso Monte Titoli, il terzo giorno di mercato aperto successivo all’esecuzione dei contratti.

Nel corso della negoziazione continua, gli investitori troveranno sempre un prezzo aggiornato continuamente e le proposte di acquisto e di vendita

inserite dallo specialista con cui sarà possibile concludere il contratto. Pertanto, il mercato SeDeX richiede la presenza in maniera obbligatoria di un operatore specialista che si impegna a rispettare i seguenti obblighi di quotazione:

  • Mostra sempre prezzi di acquisto e di vendita aggiornati per tutta la fase di negoziazione continua (o anche solo in riacquisto, per gli specialisti bid-only)
  • Ripristina le quotazioni entro un massimo di cinque minuti a partire da quando viene applicata una proposta di acquisto/vendita dello specialista, anche solo parzialmente, con riduzione dei quantitativi al di sotto di quelli minimi
  • Indica una quantità minima non inferiore a quanto stabilito da Borsa Italiana
  • Quota prezzi che non si scostano tra loro più del differenziale massimo. Si parla di obbligo di spread, il quale non si applica agli Investment Certificates di classe B.

Certificates come sono tassati

Come vengono tassati i certificates? La tassazione a cui sono sottoposti i certificati è simile a quella classica applicata sui titoli azionari. Pertanto, fruttando redditi diversi, permettono la compensazione di minus e plusvalenze. A partire dal primo settembre 2013 anche i certificates rientrano nella tassazione sulle rendite finanziarie (la cosiddetta Tobin Tax).

Certificates come funzionano

Come funzionano i certificates? I certificates assumono varie forme contrattuali. Quelli di prima generazione sono simili agli ETF, ma se ne differiscono per 2 motivi:

  • non pagano dividendi e quotano quindi a “sconto”, vale a dire il loro prezzo è inferiore a quello del sottostante che replicano per consentire a chi investe di reperire il reddito derivante dal mancato dividendo
  • consentono al trader di recuperare le minusvalenze

Tipi di certificates

Sul mercato troviamo poi i certificati a capitale protetto e i certificati a capitale condizionatamente protetto. Si differiscono dal fatto che questi ultimi restituiscono il valore nominale in base alle vicende del sottostante (ecco spiegato quel “condizionatamente”).

I certificates standard non prevedono una scadenza, né una barriera, pur tuttavia non garantiscono il capitale, i certificati a capitale condizionatamente protetto pagano invece cedole di tipo periodico, prevedono una barriera e prevedono una data di scadenza. I certificati a capitale condizionatamente protetto possono essere usati anche per compensare le minusvalenze pregresse.

Un ultimo tipo di certificates sono quelli “a leva”, il cui valore amplifica di x volte la performance del sottostante. Passiamo in rassegna più da vicino i vari tipi di Certificates, partendo proprio da questi ultimi:

Certificates a Leva come funzionano

Per fare un esempio, un certificates che vanta Leva 10, avrà una oscillazione prezzo dieci volte più grande rispetto a quella dello stesso sottostante.

Abbiamo due tipi di Leva:

  1. Leva fissa: i certificati con questo tipo di Leva seguono semplicemente l’andatura del sottostante con effetto leva per tutta la vita del certificato. Possono essere long, qualora si punti al rialzo del valore del sottostante, o short, se di contro si punta al ribasso del valore del sottostante. Possono durare dai quattro ai cinque anni. Il capitale investito non viene protetto, e c’è anche la possibilità di perdere l’intera cifra.
  2. Leva dinamica: Si diversificano dai precedenti per la costanza nel tempo della leva, che diventa quindi di tipo dinamico. E’ consigliabile comunque inserire uno stop loss al fine di evitare la perdita completa del capitale investito. Sono anche chiamati Certificati turbo.

Certificati a capitale condizionatamente protetto

Questi strumenti finanziari consentono di salvaguardare almeno una parte del capitale investito. Si suddividono nei seguenti tipi:

  1. Airbag: la loro durata va dai due ai cinque anni. Il capitale è protetto alla data di scadenza fino a un limite stabilito in precedenza. Le perdite sarebbero quindi attenuate qualora si dovesse andare sotto al livello di protezione del sottostante, proprio grazie al rapporto airbag. Di qui il nome di questo strumento, che ci protegge proprio come fa un airbag in caso di schianto.
  2. Bonus: prevede un bonus nel caso in cui il sottostante non scenda mai sotto una soglia predefinita. La sua durata va da uno a cinque anni, quindi può essere anche di breve durata. E’ previsto un guadagno qualora il sottostante finisca sopra il livello di barriera (mentre il capitale è appunto a rischio sotto il livello di quest’ultimo), anche della intera cifra se la perdita dovesse corrispondere alla somma investita.
  3. Cash collect: Cedole periodiche qualora nel corso delle date di osservazione, il sottostante si dovesse malauguratamente trovare sopra il livello di barriera. E’ possibile ottenere guadagni malgrado si verifichi una performance negativa. Il Capitale è a rischio qualora il sottostante scenda sotto il livello di barriera.
  4. Express: Possono scadere in maniera anticipata con un rimborso completo, più una maggiorazione qualora in una delle date prestabilite il sottostante si dovesse trovare sopra o comunque stabilito su un livello prefissato. Livello di barriera sotto il quale il capitale può essere a rischio alla scadenza del certificato.
  5. Outperformance condizionatamente protetti: subiscono l’effetto della leva finanziaria solo qualora il sottostante sia in rialzo, quindi il beneficio di un eventuale guadagno viene maggiorato. In caso di performance negativa non si verificherebbe alcun effetto leva, tuttavia il capitale sarebbe a rischio nel caso in cui la perdita superasse il livello di barriera.
  6. Twin-win: il guadagno viene assicurato sia in caso di rialzi che di ribassi del sottostante, salvo il caso in cui non venga toccato il livello di barriera prima fissato. Il capitale diventa a rischio qualora il sottostante abbia una performance inferiore al livello di barriera.

Certificati a capitale protetto

Questa tipologia di certificates consentono sempre la salvaguardia del capitale investito, pure nel caso in cui il sottostante al quale sono collegati dovesse essere in perdita. Si dividono in:

  1. Digitali: sono di medio-lungo termine, poiché vanno dai tre ai sei anni. Prevedono premi qualora nel corso delle date di osservazioni, il sottostante si trovi sopra o sullo stesso livello di partenza. Si ottiene un premio alla scadenza nel caso in cui il sottostante fosse al di sopra il livello di partenza.
  2. Express protection: può scadere in anticipo in una data di osservazione qualora il sottostante si trovasse sopra o sul medesimo livello di un valore prestabilito; ottenendo oltre al capitale investito, anche una maggiorazione, che viene però prefissata in precedenza. La durata va dai tre ai cinque anni.
  3. Butterfly: durano dai due ai cinque anni, ed è caratterizzata dal fatto che la previsione è sulla volatilità. Cosa significa ciò? Per verificarsi un guadagno il prezzo del sottostante deve mantenersi entro due linee di barriera.
  4. Double win: durano dai tre ai cinque anni. Il trader ci guadagna sempre, mentre il suo valore è stabilito dalla distanza fra il prezzo iniziale e finale del sottostante.

Certificati a capitale non protetto

Questi certificati seguono in maniera fedele la linea del sottostante e vantano 3 sottocategorie:

  1. Benchmark: la durata prevista è tra i 3 e i 5 anni, e il loro rischio somiglia molto a quello di un investimento diretto sul sottostante. Il trader che li acquista ci guadagna qualora il livello del sottostante alla scadenza è superiore al suo livello iniziale.
  2. Discount: si acquistano con uno sconto rispetto al valore di mercato, ma scadono qualora il sottostante faccia un rialzo moderato fino a una soglia definita precedentemente. Il cosiddetto livello di cap.
  3. Outperformance: funzionano proprio come gli Outperformance a capitale condizionatamente protetto, ma in questo caso non è previsto alcun livello di barriera.

Barriera dei certificates cos’è

Cos’è la barriera dei certificates? Si parla di “barriera” dei certificates quel livello di prezzo del sottostante il quale, se raggiunto, fa decadere la garanzia di ottenere il rimborso integrale del suo valore nominale.

La barriera dei certificati può essere di più tipi:

  • barriera continua: per il suo verificarsi, basta che il valore del sottostante scenda sotto al livello della barriera una sola volta durante il corso di validità del certificato, così che esso non rimborsi più il capitale nominale, bensì il controvalore alla scadenza del sottostante stesso
  • a scadenza: si verifica solo nel caso in cui, alla data di scadenza, il sottostante si trova ad un valore inferiore rispetto alla barriera. In questa condizione sarà pagato il controvalore del sottostante anziché il suo valore nominale riportato sul certificato

Certificates o ETF quale conviene di più

Conviene più acquistare Certificates o ETF? Come sempre: dipende da caso a caso. Diciamo che per il trader consapevole i certificates di investimento possono essere preferiti agli ETF, mentre per le forme più complesse (si pensi ai twin win, i bonus, ecc) i certificates sono da evitare, in quanto più complessi. A meno che il trader non abbia una ottima conoscenza di questo strumento.

Certificates: come funziona andamento dei prezzi

Come cambia e cosa influisce sul prezzo dei certificates? Il prezzo dei certificates di nuova emissione tende a scendere sotto il prezzo di collocamento quando si verifica il suo primo giorno di quotazione in Borsa. Perchè succede questo? In quanto, in fase di collocazione sul mercato, i certificati inglobano nel loro prezzo anche una commissione di vendita che viene incassata dal mittente che li ha collocati. E che quindi sarà “decurtata” dal valore quando poi sarà quotata. Ecco che quindi conviene sempre acquistare gli investment certificates in borsa, al fine di evitare di sottoscrivere in emissione i prodotti proposti dalla Banca presso cui siamo clienti.

Certificates rischi

Come tutto ciò che fa parte del magico mondo del mercato finanziario, anche i certificates hanno dei rischi. Vediamo quali sono i rischi dei certificates:

Il rischio emittente

Dato che i certificates sono passività emessi dalle banche, essi perderanno per loro natura del tutto il loro valore nel caso in cui si verifichi il fallimento di chi li ha emessi. Certo, in Italia è difficile che una Banca fallisca, come dimostrano i vari ultimi salvataggi del Governo per tutelare i risparmiatori. Ma le regole in tal senso potrebbero cambiare, anche perché, quando “si salva” una Banca, si rischia sempre l’impopolarità in quanto alle persone passa il messaggio che si diano soldi alle banche anziché ai bisognosi. Ma ad essere salvati sono proprio i conti e i titoli dei cittadini. Certo, regge molto di più la critica relativa al mancato controllo preventivo sulla cattiva gestione delle banche (di qui il siluramento del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco da parte del segretario del Pd Matteo Renzi, sebbene sia poi tornato al suo posto e sia stato riconfermato).

Il rischio di liquidità

Non tutti i certificates saranno quotati in borsa. Molti di loro, infatti, vengono messi sul mercato di piattaforme messe in piedi dagli stessi emittenti. Il che comporta costi non indifferenti in termini di differenziale tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita, e con problemi di liquidità nel caso in cui fosse oppure sottrarre i propri investimenti in maniera veloce da questi prodotti.

Quali certificates convengono di più

Il sottostante del certificato racchiude più opzioni che gli emittenti acquistano e vendono “Over The Counter”. Pertanto il trader, negoziando questo pacchetto, si trova ad investire su un gran numero di sottostanti diversi. Tale strumento finanziario, mediante la combinazione di opzioni che compongono il certificato, permette di scegliere a chi lo ha acquistato, se proteggere il capitale, guadagnare anche in caso di ribasso del sottostante, o avere un rendimento minimo quando si verificano precise condizioni. Ecco perché i certificati sono considerati come strumenti finanziari di tipo duttile: giacché consentono all’investitore di adattarsi ai cambiamenti del mercato finanziario, nonché alle svariate esigenze del suo portafoglio.

Dunque, quali certificates scegliere? Premesso che, come visto, esistono due grandi macrocategorie di certificati, quelli di investimento e quelli a leva, possiamo dire che i certificati di investimento sono adatti ad un investimento del capitale e sono caratterizzati da una struttura opzionale sottostante. Invece i certificates a leva sono di tipo più speculativo ed adatti per attività di trading o copertura del portafoglio.

Prima di investire in certificates, è giusto conoscere alcuni elementi fondamentali che influenzano sul loro andamento. E quindi sulla loro o meno convenienza:

  • lo strike price: corrisponde al prezzo di esercizio dell’opzione (quindi il prezzo nominale del certificates) e viene deciso da chi li emette
  • multiplo: occorre conoscerlo per sapere il rapporto tra certificato e sottostante, vale a dire la quantità di sottostante controllata da un certificato (valore nominale/valore iniziale del sottostante)
  • la valuta: esprime in quale valuta i certificates vengono emessi e quotati in borsa, ed è indipendente dalla valuta che esprime il relativo sottostante
  • il valore nominale: il prezzo del certificato stabilito dall’emittente quando viene creato
  • il prezzo di emissione: il prezzo a cui il certificato viene proposto quando viene emesso e può essere uguale o inferiore al prezzo del valore nominale

Quali sono varianti Certificates

I Certificates prevedono anche delle varianti. Cosa sono e quali sono? Vediamoli di seguito:

  • Digital: prevedono un profitto per chi li acquista qualora il sottostante dovesse superare un livello preimpostato in precedenza.
  • Coupon: sono aggiunti dei premi nel caso in cui il sottostante, durante la durata del certificato, dovesse raggiungere determinati obiettivi.
  • Autocallable: prevedono il recupero del capitale investito qualora si verificano determinate situazioni riportate sul contratto di sottoscrizione.
  • Short: fa conseguire un guadagno qualora il sottostante dovesse avere una performance negativa.
  • Double chance: come da nome, dà una seconda possibilità all’investitore di ottenere profitti, nel caso in cui alla data di scadenza il sottostante si dovesse trovar a un livello inferiore dello Strike. Per verificarsi ciò è necessario che sia attiva la protezione condizionata.
  • Asian: il valore del sottostante alla scadenza è dato da una media dei valori mensilmente rilevati.
  • Best of: è collegato su più sottostanti e alla scadenza verrà preso in considerazione quello con il valore più alto.
  • Worst of: come il precedente, ma se ne differenzia per il fatto che prende in considerazione il sottostante dal valore meno elevato.
  • Protection: salvaguarda il capitale anche per categorie differenti dagli Equity Protection.
  • Cliquet: sono determinati da opzioni finanziarie che si attivano quando il sottostante raggiunge alcuni livelli prefissati durante le date in cui viene osservato.
  • Rebound: fanno scattare alcune opzioni quando il sottostante raggiunge determinati livelli previsti dal contratto.
  • Booster: prevedono una partecipazione sia a rialzo che a ribasso superiore al 100% nel caso in cui il sottostante raggiunga una determinata soglia prefissata in precedenza.

I certificates sono una truffa?

Veniamo alla domanda finale: i certificates sono una truffa? Possiamo dire tranquillamente di no, in quanto sono emessi da banche e acquistabili in maniera trasparente su mercati legali. Il problema però è che, come detto, i certificates possono diventare carta straccia qualora la banca che li ha emessi fallisse. Pertanto, il consiglio è che, prima di sottoscriverli, è meglio informarsi sulla banca che li ha emessi (rating, solidità, ultime news ad essa relative, ecc.). Così da non incorrere in brutte sorprese. Sebbene, purtroppo, occorre anche dire che spesso intorno alle banche aleggiano anche tante omissioni. Quindi occhio.

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