Cassa integrazione, prospettive per l’anno

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I numeri relativi alla Cassa Integrazione rappresentano tradizionalmente un termometro importante per valutare le condizione di un Paese in crisi. Ebbene, se quanto sopra può essere ribadito come verità tendenzialmente oggettiva, i numeri di recente diffusi dall’Osservatorio Cisl, parlano di un 2014 che rischia di segnare, addirittura, un passo indietro rispetto al 2013.

Il sindacato parla molto chiaramente di circa 223mila lavoratori a rischio che, nella fattispecie, potrebbero essere potenzialmente privati della cassa integrazione. Il problema è sempre lo stesso: il reperimento delle risorse finanziarie necessarie per supportare il sistema (complesso) di ammortizzazione sociale.

Ad ogni modo, i timori della Cisl potrebbero sembrare infondati, anche perché nel 2013 c’è stato un generale miglioramento dei “numeri”. Del 2014, però, si sa ancora poco o nulla. Alcune ipotesi rivelano che, nel caso in cui non venissero stanziati nuovi finanziamenti, si potrebbe assistere ad alcune ristrutturazioni e che proprio quelle porrebbero il rischio di “sforbiciate” sul numero dei beneficiari.

Attualmente, sono circa 500mila i lavoratori in cassa integrazione. Di questi, 223mila sono in cassa integrazione straordinaria (erano il 12% un anno fa), mentre il resto è inserito nei piani di cassa integrazione ordinaria. In proposito, il primo dato negativo riguarda proprio il numero delle ore: a marzo sono state autorizzate circa 100 milioni di unità, cifra in aumento dell’1% rispetto a febbraio e del 2,4% rispetto al gennaio.

Ecco cosa sta accadendo secondo la Cisl: “Da oltre un anno si continua a osservare un graduale cambiamento nella composizione interna: in particolare cresce quella che si può considerare la componente strutturale, con un passaggio da Cigo, che si riduce, a Cigs, che aumenta, indicativa di crisi lunghe e ristrutturazioni”.

Parallelamente, il sindacato ha lanciato l’allarme occupazione. In televisione viene riportato il dato generale, o al massimo quello relativo ai giovani dai 15 ai 24 anni. Raramente viene dato spazio ai dati disaggregati, ossia quelli che riguardano i singoli settori. Sicché, grazie alla Cgil, scopriamo che il settore più in crisi è quello edilizio, che in un anno ha fatto registrato un -5,5% di occupati. Se invece ci si sposta alla voce “contratti”, si scopre che vi è stato un vero stillicidio di lavoratori a termine (-6,6% di occupati) ma soprattutto di collaboratori (-12%).

Alla luce di questi numeri, la Cisl intende avanzare proposte ben precise al governo. In primo luogo, la richiesta è quella di stanziare il miliardo subito disponibile per mettere a posto la cassa e integrazione. Secondariamente, occorrerà trovare il denaro, attualmente mancante, per finanziare interamente questo strumento di assistenza. Molti considerano la cig come una istituzione inutile, ma non la Cisl: “La cassa in deroga resta,a oggi, l’unico strumento in grado di fornire risposte immediate a imprese e lavoratori in tutti i settori e i territori, in attesa di poterlo sostituire con strumenti più adeguati”.

La terza richiesta è quella di intervenire sull’occupazione. La ricetta proposta dal sindacato coincide con quelle che appartengono alla tradizione della sinistra. In particolare, si raccomanda la creazione di investimenti pubblici, soprattutto sul fronte dei contratti di solidarietà su piccole e medie imprese.