Car sharing: business del futuro?

Il car sharing, diffuso a Milano, Roma, Torino e Firenze, ha rappresentato una vera e propria rivoluzione per il trasporto nelle grandi città italiane. Molto amato dai clienti, che apprezzano la possibilità di noleggiare un veicolo 24 ore su 24, la prenotazione on line, le app per gli smartphone, la spesa al minuto, rappresenta un buon investimento commerciale per le società? A voler ben leggere i bilanci di due operatori del settore, al momento, più che un business di successo appare ancora come una scommessa per il futuro.

Nel giro di due anni sono nati Car2Go, Eni Enjoy, Share’N’Go e Twist e, per tutti, le difficoltà riguardano in primis l’acquisto stesso dei veicoli e secondariamente le spese di manutenzione, i costi del carburante e i contratti d’assicurazione.
Ma vediamo nel concreto la situazione partendo da Car2Go Italia che è il maggiore operatore italiano per numero di auto (700 Smart Fortwo). La società alla fine del 2012 aveva una perdita di 378 mila euro; a fine 2013 (con soli quattro mesi di attività) registrava una perdita di 1,9 milioni di euro; nel 2014 ha chiuso l’anno con 5,9 milioni di perdite. Quindi, da quando è nata, Car2Go Italia ha guadagnato proporzionalmente meno di quanto investito: nel 2013 il fatturato è stato di 1,57 milioni, mentre nel 2014 di 9,19 milioni.

Passiamo a Twist, società della famiglia Guaitamacchi e di Frigerio Viaggi, che opera con Volkswagen Up!. Il suo primo bilancio (datato 2014) registra una perdita di 16mila euro. E questo sarebbe un dato quasi positivo per un’azienda appena nata, peccato che la stessa ha dovuto pagare circa 300mila euro per riparare 450 veicoli oggetto di atti vandalici a Milano.
Per le altre due società, Eni Enjoy, Share’N’Go, non ci sono bilanci aggiornati. Resta da vedere come saranno i dati finanziari tra un po’ di tempo, quando saranno entrate ancora più nella quotidianità le vetture condivise.