Capital gain: che cos’è e qual è il suo trattamento fiscale?

Che cos’è il capital gain? Se si acquista un titolo azionario a 100 e lo si rivende a 130, la differenza (130-100) costituisce una plusvalenza o guadagno in conto capitale

Quando invece il prezzo di vendita è inferiore a quello di acquisto, si genera una perdita o minusvalenza. Il capital gain è la differenza fra prezzo di vendita e prezzo di acquisto di un determinato asset o strumento finanziario.

Nel linguaggio comune il capital gain viene associato esclusivamente ai titoli azionari; in effetti, il guadagno può essere realizzato anche su altri valori mobiliari o altri strumenti finanziari come quote societarie, valute, obbligazioni o titoli di Stato.

Il trattamento fiscale del capital gain in Italia varia a seconda del soggetto che realizza il guadagno in conto capitale, per questo occorre calcolare la base imponibile ed il rendimento assoluto o percentuale derivante.

Inoltre, per chi realizza un capital gain è necessario procedere con la dichiarazione dei redditi e procedere con i versamenti da eseguire con modello F24. Ecco la guida utile in materia di trattamento fiscale dei capital gain derivanti dalla detenzione di uno strumento finanziario.

Che cos’è il capital gain e come si calcola il rendimento?

Come già anticipato il capital gain o il guadagno in conto capitale non è altro che la differenza tra prezzo di vendita e quello di acquisto di un determinato asset o strumento finanziario. Si tratta di una forma di rendimento di un titolo finanziario che può remunerare il suo possessore anche attraverso gli interessi o i dividendi.

Come si calcola il rendimento del capital gain? Se un determinato soggetto, Signor Pinco Pallo è titolare di un titolo azionario e possiede una share acquistata a 50 euro e la rivende a 72, egli ottiene un capital gain (plusvalenza) di 22.

Sic et simpliciter mediante una semplice differenza di calcolo si deve procedere alla determinazione del rendimento assoluto, il quale si calcola in valore assoluto │72-50│.

Per procedere con il calcolo del computo del capital gain in termini percentuali occorre rapporta la differenza ovvero il rendimento assoluto calcolato in precedenza con il prezzo di acquisto dell’asset.

In buona sostanza, nell’esempio riportato occorre procedere mediante l’utilizzo della formula seguente:

Rendimento percentuale del capital gain: (│prezzo di vendita – prezzo di acquisto│) / prezzo di acquisto, dunque (│72-50│)/50 = 44%

Disciplina Trattamento fiscale Capital Gain: normativa di riferimento

Dal punto di vista fiscale il capital gain rientra nella categoria reddituale dei redditi diversi prevista dall’articolo 67 lett. c e c-quinquies del TUIR, il quale recita:

Sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, ne in relazione alla qualità di lavoratore dipendente:

[…]

  1. c) le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate. Costituisce cessione di partecipazioni qualificate la cessione di azioni, diverse dalle azioni di risparmio, e di ogni altra partecipazione al capitale od al patrimonio delle società di cui all’articolo 5, escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c), e dei soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettere a), b) e d), nonchè la cessione di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni, qualora le partecipazioni, i diritti o titoli ceduti rappresentino, complessivamente, una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20 per cento ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio superiore al 5 o al 25 per cento, secondo che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni. Per i diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite partecipazioni si tiene conto delle percentuali potenzialmente ricollegabili alle predette partecipazioni. […] Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla presente lettera quelle realizzate mediante:

1) cessione di strumenti finanziari di cui alla lettera a) del comma 2 dell’articolo 44 quando non rappresentano una partecipazione al patrimonio;

2) cessione dei contratti di cui all’articolo 109, comma 9, lettera b), qualora il valore dell’apporto sia superiore al 5 per cento o al 25 per cento del valore del patrimonio netto contabile risultante dall’ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto secondo che si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni. […];

3) cessione dei contratti di cui al numero precedente qualora il valore dell’apporto sia superiore al 25 per cento dell’ammontare dei beni dell’associante determinati in base alle disposizioni previste del comma 2 dell’articolo 47 del citato testo unico;

c-bis) le plusvalenze, diverse da quelle imponibili ai sensi della lettera c), realizzate mediante cessione a titolo oneroso di azioni e di ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di società di cui all’articolo 5, escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c), e dei soggetti di cui all’articolo 73, nonché di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla presente lettera quelle realizzate mediante:

1) cessione dei contratti di cui all’articolo 109, comma 9, lettera b), qualora il valore dell’apporto sia non superiore al 5 per cento o al 25 per cento del valore del patrimonio netto contabile risultante dall’ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto secondo che si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni;

2) cessione dei contratti di cui alla lettera precedente qualora il valore dell’apporto sia non superiore al 25 per cento dell’ammontare dei beni dell’associante determinati in base alle disposizioni previste dal comma 2 dell’articolo 47; […]”.

Come si può ben intuire dal dettato del tenore normativo si tratta di quei redditi prodotti dalle persone fisiche dato che per le persone giuridiche come per le imprese (individuali e societarie), le norme vigenti relative alla redazione del bilancio di esercizio impongono la rilevazione delle plusvalenze conseguite nell’ambito dell’espletamento dell’attività imprenditoriale svolta.

Per le persone giuridiche la categoria reddituale cui ricondurre il capital gain è quella dei redditi d’impresa (cfr. regole previste dagli articoli 86 e 87 del TUIR in materia di tassazione plusvalenze patrimoniali e partecipation exemption).

Guadagni in conto capitale: come dichiarare i redditi maturati

Per le persone fisiche che realizzano un guadagno in conto capitale occorre prestare attenzione al regime fiscale scelto al momento dell’acquisto dell’asset finanziario.

Nel caso in cui si sia optato per il regime dichiarativo, il detentore dello strumento finanziario riceve il capital gain al lordo delle imposte per cui sarà il suo commercialista di fiducia a calcolare e versare le imposte secondo le scadenze previste per la dichiarazione dei redditi.

Invece, nel caso in cui l’investitore abbia optato per il regime del risparmio amministrato, allora sarà il broker o la banca o qualsiasi altro intermediario finanziario a calcolare la ritenuta d’acconto alla fonte. In buona sostanza, l’intermediario funge da sostituto d’imposta e sul soggetto risparmiatore non graveranno ulteriori obblighi fiscali.

Si ricorda, infine che le minusvalenze possono essere compensate esclusivamente con plusvalenze della stessa natura ed in nessun caso possono essere dedotte da redditi di altra natura.

 

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