Canone Rai: Governo vs Consiglio di Stato. E i contribuenti?

L’iter normativo del canone Rai sta diventando una specie di odissea. Osteggiato anche solo in linea di principio dai contribuenti, oggetto di perplessità da parte degli esperti, è protagonista di un tira e molla del Governo, il quale sta cercando di dare forma a una norma che, fin dall’inizio, è apparsa fumosa e tendenziosa. La questione ruota attorno a diverse criticità, alcune delle quali minacciavano di contrarre i diritti dei consumatori (vedi il caso del distacco della luce). Ancora oggi permangono problemi non solo dal punto di vista organizzativo, ma anche – per così dire – ontologico. In merito a quest’ultimo aspetto il Consiglio di Stato si è espresso qualche giorno fa.

Canone Rai

Canone Rai bolletta: L’altolà del Consiglio di Stato

Ha suscitato scalpore il pronunciamento, reso noto qualche giorno fa, del Consiglio di Stato circa il canone Rai. Il celebre organo di garanzia raramente si è contraddistinto per il coraggio nell’andare contro l’esecutivo di turno ma evidentemente, in questo caso, le criticità e i vizi di forma erano troppi per chiudere un occhio. Sicché ha espresso il suo parere, il quale si è rivelato molto negativo.

In particolare, il Consiglio di Stato poneva l’accento sulla mancata definizione di dispositivo televisivo. Un appunto saggio, che – probabilmente a differenza di quanto è accaduto nel ministero – si basa su una evidenza tecnologica ormai consolidata: la televisione viene fruita attraverso più piattaforme, e non solo per mezzo del classico “tubo catodico” (o schermo piatto, che dir si voglia). E’ ovvio: chi vuole sintonizzarsi sui canali della Rai può farlo, per esempio, anche dal cellulare o dal computer. Anche in questi casi va pagato il canone? E se sì, come è possibile dimostrare che, pur possedendo uno di questi device, non li si utilizza per guardare la tv?

Tutti questi interrogativi, secondo il Consiglio di Stato, danno il là a una confusione normativa da non prendere sotto gamba.

Canone Rai esenzione: il MISE risponde

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha risposto più o meno prontamente al Consiglio di Stato. Lo ha fatto, almeno sulla carta, in modo favorevole ai cittadini. Nello specifico, ha dichiarato che non vanno considerati “tv” i dispositivi come cellulari e pc.

Il canone Rai va pagato solo da colore che possiedono “l’apparecchio in grado di ricevere, decodificare e visualizzare il segnale digitale terrestre o satellitare, direttamente o tramite decoder o sintonizzatore esterno”.

Il dicastero ha fornito anche la definizione di sintonizzatore, che è quel dispositivo “idoneo a operare nelle bande di frequenza destinate al servizio televisivo”.

Ancora una volta, dunque, sfuma una delle ipotesi più allarmanti.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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