Cambio Sterlina Dollaro: il peso di Jerome Powell, nuovo Presidente Fed

Il cross valutario Sterlina Dollaro americano ha beneficiato di nuovo ossigeno dopo la decisione della Federal Reserve, peraltro attesa, di alzare i tassi di interesse. Ricordiamo infatti che la Federal Reserve, ossia la banca centrale degli Stati Uniti, ha alzato i tassi d’interesse portandoli a 1,50–1,75%, dall’attuale 1,25–1,50%.

La decisione era stata ampiamente anticipata da analisti e mercati, quindi non ha sorpreso più di tanto. Entro la fine dell’anno sono previsti altri rialzi, fino a raggiungere il 2–2,25%, e nel 2019 si dovrebbe arrivare al 3 per cento. Jerome Powell è stato già etichettato come un “falco”, essendo da pochi mesi presidente della FED eppure si sta già facendo sentire.

Powell ammette che l’economia statunitense continui a crescere, anche se con un lieve rallentamento rispetto alla fine dello scorso anno. Powell ritiene che ci siano buoni margini futuri di crescita, ma non se l’è sentita di attribuirli alla rivoluzionaria riforma fiscale di Donald Trump. Dato che, a suo dire, è ancora troppo presto per valutare i suoi effetti.

Per il biennio 2019-2020 è invece prevista un’accelerazione riguardo le strette: ci saranno infatti 3 rialzi nel 2019 anziché i due preventivati. Su questo aspetto, in ottica più a lungo termine, che Powell ha mostrato un atteggiamento più da falco di quanto ci si aspettasse.

Powell ha altresì rassicurato sull’inflazione, dato che a suo dire non accelererà al punto da preoccupare. Anche se il dato è visto salire “nei mesi a venire” e non piu’ “quest’anno” come aveva detto all’indomani dell’investitura, per poi “stabilizzarsi attorno al target del 2% nel medio termine”. Questo cambio del nuovo Presidente della Fed lascia presagire che non si escludano altre tre strette entro quest’anno dopo quella di oggi.

Effetto Powell sul cambio Sterlina Dollaro

Guardando al cambio Sterlina Dollaro, sulla sterlina i grandi investitori nelle ultime settimane, stanno iniziando a vendere più i contratti long anziché quelli short. Infatti, si è verificato il passaggio da +36.000 a +8.000 unità in pochi mesi.

La stessa cosa riguarda il Dollaro americano, dove pure i grandi investitori sono tornati ad acquistare contratti long a discapito di quelli short.

Ma come operare sul Cambio Sterlina Dollaro americano? A livello mensile e settimanale, è possibile notare come il prezzo abbia raggiunto una resistenza importante in area 1.4232/1.4233 per poi iniziare il suo lento ritracciamento fino al supporto in zona 1.3918. Il mese di marzo ha riportato tale cross al di sopra e a ridosso del supporto/resistenza in zona 1.41.

Il MACD è al di sotto dello 0, ma non con il suo relativo istogramma. Un RSI che oscilla nella sua zona centrale, mentre le medie mobili esponenziali sono tutte orientate al rialzo.

A livello giornaliero, il prezzo Sterlina Dollaro americano dopo aver rotto al rialzo la resistenza mensile in area 1.3919 , si sta orientando verso area 1.42. Da un punto di vista degli indicatori, troviamo la stessa situazione detta in precedenza, con l’unico cambiamento per RSI che si sta orientando al rialzo.

Secondo Paolo D’Ambra, account manager di Exante, il rialzo dei tassi è destinato ad avere un effetto pesante sulle azioni. Come già successo per le piazze europee. Secondo D’Ambra, “le recenti performance negative di Facebook e dei titoli tech rappresentano solo la “fase iniziale”. Sebbene occorra dire che sul titolo del Re dei Social Network pesi lo scandalo Cambridge Analytica.

Comunque, questa Federal Reserve meno aggressiva di quanto si era previsto nel 2018, aiuta i mercati obbligazionari in giornata, ma penalizza ulteriormente il già debole dollaro. Sebbene le stime su crescita economica e traiettoria dei tassi in Usa siano state riviste leggermente al rialzo,come visto, il comitato di politica monetaria della Fed ha confermato un numero complessivo di tre strette del costo del denaro nel 2018, e non 4. evidentemente, gli analisti si spiegano che all’azionario non sono piaciuti i dot plot.

Come commenta Michael Metcalfe: “La revisione al rialzo delle prospettive sulla crescita non è stata una notizia inattesa ma, visti i bassi livelli di inflazione, le ulteriori aspettative sui rialzi dei tassi per il 2019 sono state una mossa decisamente più aggressiva rispetto a quanto stimato”, Metcalfe è responsabile globale macro strategy di State Street Global Market. Poi prosegue: “Il tasso di disoccupazione stabilmente al di sotto del suo livello di lungo periodo implica che la Federal Reserve debba normalizzare i tassi di interesse a una velocità regolare e graduale. Forse l’elemento che disturba di più il mercato è il rialzo delle proiezioni di lungo periodo dei Fed funds, fattore che creerà dei dubbi sull’effettivo aumento dei tassi di interesse, qualora l’economia andasse nella direzione prevista dalla Fed”.

Chi è Jerome Powell

Jerome Hayden “Jay” Powell, nato il 4 febbraio 1953, è un ex banchiere di investimenti americano, attuale presidente della Federal Reserve. È stato nominato dal presidente Donald Trump e confermato dal senato degli Stati Uniti. Powell ha conseguito una laurea in giurisprudenza presso il Georgetown University Law Center nel 1979. Si è trasferito nell’investment banking nel 1984 e da allora ha lavorato per diverse istituzioni finanziarie. E’ stato brevemente Sottosegretario del Tesoro per le finanze nazionali sotto il presidente George HW Bush nel 1992. Più recentemente, è stato visiting scholar presso il Bipartisan Policy Center dal 2010 al 2012. E’ membro della Federal Reserve Board of Governators dal 2012.

Prima ancora, nel dicembre 2011, insieme a Jeremy C. Stein, Powell è stato nominato membro del Consiglio di amministrazione della Federal Reserve dal presidente Barack Obama. La nomina comprendeva due persone per aiutare a ottenere il sostegno bipartisan per entrambi i candidati, dal momento che la nomina di Stein era stata in precedenza ostruita. La nomina di Powell fu la prima volta che un presidente nominò un membro del partito di opposizione per una tale posizione dal 1988.

È entrato in carica il 25 maggio 2012, per riempire il termine non scaduto di Frederic Mishkin, che si è dimesso. Nel gennaio 2014 è stato nominato per un altro mandato e, a giugno 2014, è stato confermato dal Senato degli Stati Uniti in un voto 67-24 per un mandato di 14 anni che termina il 31 gennaio 2028. Nel 2013, Powell pronuncia un discorso sulla regolamentazione finanziaria e conclude “troppo grande per fallire”. Nell’aprile 2017, ha assunto la supervisione delle banche “too big to fail”.

Il 2 novembre 2017, il presidente Donald Trump ha nominato Powell come presidente della Federal Reserve. Il 5 dicembre 2017, la Commissione bancaria del Senato approvò la nomina di Powell come presidente in un voto di 22-1, con la senatrice Elizabeth Warren che votò il solo voto dissenziente. La sua nomina è stata confermata dal Senato il 23 gennaio 2018 con un voto 84-13. Powell ha assunto l’incarico di Presidente il 5 febbraio 2018.

Il Powell pensiero

Un’indagine di 30 economisti nel marzo 2017 ha rilevato che Powell era leggermente più una colomba monetaria rispetto al membro medio del Consiglio dei governatori. Tuttavia, lo spettrometro di Bloomberg Intelligence Fed ha classificato Powell neutro (cioè né un falco né una colomba). Powell è stato uno scettico del terzo round di allentamento quantitativo, avviato nel 2012, sebbene abbia votato a favore dell’implementazione.

Powell “sembra sostenere ampiamente” la riforma Dodd-Frank Wall Street e la protezione dei consumatori, anche se ha affermato che “possiamo farlo in modo più efficiente. In un discorso dell’ottobre 2017, Powell ha affermato che requisiti più elevati in termini di capitale e liquidità e stress test hanno reso il sistema finanziario più sicuro e deve essere preservato. Tuttavia, ha anche affermato che la Regola Volcker dovrebbe essere riscritta per escludere le banche più piccole.

In un discorso del luglio 2017, Powell ha affermato che, per quanto riguarda Fannie Mae e Freddie Mac, lo status quo è “inaccettabile” e che la situazione attuale “può sentirsi a proprio agio, ma è anche insostenibile”. Ha avvertito che “i prossimi anni potrebbero presentare la nostra ultima possibilità” per “affrontare lo stato ultimo di Fannie Mae e Freddie Mac” ed evitare di “ripetere gli errori del passato”. Powell ha espresso preoccupazione per il fatto che, nella situazione attuale, il governo è responsabile per le insolvenze dei mutui e che gli standard di prestito sono troppo rigidi, osservando che questi possono essere risolti incoraggiando “ampie quantità di capitale privato per sostenere attività di finanziamento degli alloggi”.

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