Cambio franco svizzero con euro: la situazione

La Banca centrale svizzera ha deciso di sganciare il franco dalla parità con l’euro da un anno

Dal gennaio 2015, la Banca centrale svizzera ha deciso di annullare il vigente tasso fisso per il cambio franco svizzero con euro. Tale parità fu voluta nel 2011 al fine di contenere l’eccessivo apprezzamento della valuta svizzera rispetto alla moneta unica europea. Pertanto, era diventato molto conveniente per tanti cittadini europei portare i propri capitali nel Paese elvetico, al fine di ottenere in cambio cospicui importi in franchi svizzeri. Tale tendenza è cominciata nel 2011, quando la crisi ha iniziato a raggiungere picchi drammatici. Così si sono verificati grossi flussi di capitale in euro verso monete straniere più convenienti, tra cui appunto il franco svizzero. Cosa accade dunque per effetto della rinuncia di un tasso fisso per il cambio franco svizzero con euro? Vediamolo di seguito.

Cambio franco svizzero con euro: perché non conveniva parità

Cambio franco svizzero con euro
Euro e franchi svizzeri

Perché la Banca centrale svizzera ha rinunciato alla parità tra franco svizzero ed euro? Poiché la Bcs avrebbe dovuto vendere attività valutate in franchi per acquistare quelle finanziarie in altre valute estere diverse dal franco. Così facendo, esercitava una pressione al ribasso per il franco, riuscendo così a compensare la tendenza al suo apprezzamento comportata dagli enormi flussi di capitale straniero. Questo meccanismo stava finendo per costare sempre di più, soprattutto a causa della crisi della borsa russa verificatasi verso fine 2014. Tale crisi finanziaria, innescata a sua volta dalla crisi tra Russia e Ucraina, stava comportando la fuga dei capitali europei dal rublo (tendenzialmente forte) verso monete che garantissero investimenti più sicuri. La parità era dunque diventata insostenibile, poi l’introduzione del Quantitative easing ha fatto il resto, accelerando così questa decisione negli svizzeri. Ciò ha confermato anche la bontà di questa misura voluta fortemente da Mario Draghi, Presidente della Banca centrale europea. Misura che in effetti ha portato una scossa ai mercati finanziari.

Cambio franco svizzero con euro: il problema dei flussi di capitali stranieri

Come stanno ora le cose alla luce della rinuncia svizzera alla parità di cambio tra franco svizzero ed euro? La Svizzera ha dimostrato di trovarsi nella stessa situazione in cui si trovano generalmente alcuni paesi cosiddetti in via di sviluppo, i quali si trovano a dover gestire una grossa domanda di capitale dall’estero che trova rifugio verso il loro interno. Ciò comporta per loro un sovrapprezzamento del cambio nominale e, quasi uno a uno, anche del cambio reale. Si pensi a Brasile, Turchia e India. A questo fenomeno non si è ancora trovata una soluzione. A riprova di ciò il fatto che il franco svizzero abbia accusato un apprezzamento iniziale di circa un terzo nell’immediato, per poi ridursi alla metà, ossia il 15%. Malgrado il fatto che la Banca centrale svizzera abbia portato il tasso sui depositi a un livello negativo (anche più di quanto fatto, ad esempio, dalla Banca centrale della Svezia). Per ora gli effetti di tale scelta sembrano essere deludenti, conferma ciò di quanto sia complicato gestire i tassi di cambio in un sistema dove i capitali circolano in modo repentino

La Turchia, tra i Paesi maggiormente importatori di capitali stranieri, ha forse trovato una soluzione. Cercando ad esempio di manovrare non solo il livello dei tassi interesse, ma anche la loro volatilità. Al fine di fare leva sull’incertezza per gli investitori riguardo al profitto futuro scaturito da un acquisto di asset denominati nella valuta locale. Bisogna ora vedere come agirà la Svizzera, non avendo grande capacità di manovra avendo già raggiunto livelli negativi i tassi di interesse. Gli esperti non escludono manovre che vanno anche contro natura per gli elevetici al fine di limitare il flussi di capitale straniero, come ad esempio imporre nuove tasse. Un segnale in questa direzione è già stato dato, visto che la Svizzera ha firmato accordi con diversi Paesi europei al fine di rendere più trasparenti i flussi di capitale importato. Col nostro Paese tale passaggio si avrà dal 2017, infatti la Svizzera non sarà più considerato un Paradiso fiscale e sarà rimosso dalla Black list dell’Agenzia delle entrate.

Cambio franco svizzero con euro: conseguenze della mancata parità

cambio franco svizzero con euro
Per le due monete non è più prevista la parità

Sopprimendo la parità del cambio franco svizzero con euro, come detto la Svizzera spera dunque di superare l’eccessivo apprezzamento del franco. Anche perché, se è vero che il costo di una minore forza competitiva delle aziende viene (anche se parzialmente) compensato dai benefici di una inflazione importata in maniera ridotta, in una economia come quella odierna, nella quale siamo arrivati ad avere un limite zero sui tassi di interesse cosiddetti nominali, l’inflazione ridotta si traduce in maggiori tassi di interesse cosiddetti reali. Il tutto rendendo più pesante la depressione dell’economia.

In realtà, la deflazione svizzera è anche una buona notizia per l’Eurozona, giacché favorisce la sua ripresa in termini di competitività relativa. In special modo, per i Paesi dell’Europa mediterranea, notoriamente più in difficoltà. Ma siamo sempre su livelli di contentini, che non danno certo scossoni ad un’economia europea che ha raggiunto una crisi economica che non si vedeva dal dopoguerra.

Infine, c’è una riflessione generale da fare. Il fatto che gli investitori siano alla continua ricerca di sistemi monetari più sicuri è indice di una paura che ancora domina l’economia. Abbiamo così due fenomeni evidenti: la preferenza per la liquidità da un lato e una bassa velocità di circolazione della moneta. Per la cronaca, tendenzialmente 1 euro vale poco meno di un franco svizzero (oscilla intorno all’1,09).