Come cambieranno Francia e Ue con Emmanuel Macron

Senza tante sorprese Emmanuel Macron ha vinto le elezioni presidenziali francesi, battendo al ballottaggio con un sonoro 66% la sfidante Marine Le Pen. Macron ha incassato il sostegno di socialisti e repubblicani, i quali, per la terza volta fanno fronte comune contro un Le Pen. Era già capitato a suo padre Jean Marie, nel 2002, appannaggio di Chirac. E alla stessa Marine nel 2012 quando sfidò Francois Hollande. Del resto, i loro candidati, Fillon e Hamon, non sono mai stati della partita. Anche se vanno fatti dei distinguo. Fillon, candidato dei repubblicani, fino a gennaio era il candidato favorito, per poi essere stroncato da alcuni scandali familiari. Hamon, candidato socialista, veniva già dato out dai sondaggi, partendo con l’handicap dei cinque anni disastrosi del Presidente uscente Hollande.

Brindano dunque Unione europea e Borse, visto che la Le Pen, benché benestante borghese, si è proposta come l’anti-sistema in favore dei meno abbienti e delle periferie. Proponeva, su tutte, proprio l’uscita dall’Euro. Tant’è che già si parlava di Frexit. Mentre la storia, seppur breve avendo Macron solo 39 anni, dice in modo eloquente da che parte sta. Vediamo dunque di seguito chi è Emmanuel Macron, qual è il suo programma e come cambieranno Unione europea e Francia.

Chi è Emmanuel Macron, nuovo Presidente della Francia

Classe 1977, Emmanel Macron è nato ad Amiens, in Piccardia, da genitori medici e primo di tre fratelli. Da studente è stato molto brillante negli studi, ma è appassionato anche in attività extra-scolastiche, come il teatro. Già, il teatro. Galetto. E’ lì che 15enne conosce Brigitte Trogneux, sua insegnante, di ventiquattro anni più grande. Già sposata con tre figli. Il giovane Macron partirà per Parigi, per completare gli studi e sposarla nel 2007. Nella capitale transalpina farà un importante percorso di studi accademici in istituti di prestigio e facoltosi. Come gli studi di filosofia sotto la guida dello stimatissimo Paul Ricoeur, il diploma a Sciences Po e alla prestigiosissima ENA (Ecole Nationale d’Administration). Dove si formano gli alti dirigenti francesi.

Dopo il percorso di studi entra nel 2009 entra subito associato presso la Rothschild, storica banca d’affari parigina. È qui che il futuro Presidente francese affina l’arte dello story telling. Termine con cui in economia ci si riferisce alla capacità di convincere gli astanti nelle assemblee societarie. Soprattutto quando si tratta di concludere affari delicati, come fusioni o acquisizioni di multinazionali. Ed è proprio il suo talento che risulterà decisivo quando la Nestlé nel 2011 preleva la Pfizer Nutrition. Ormai Macron è già milionario. Il suo talento non passa inosservato neanche al Presidente in carica François Hollande, il quale chiama all’Eliseo come Segretario Generale all’Economia. In realtà, i due si due si erano già conosciuti qualche anno prima, mediante Jacques Attali, storico consigliere dello stimatissimo Presidente socialista negli anni ‘80 Mitterrand. Macron in quelle vesti e all’ombra di Hollande elaborerà importanti riforme come quella sul patto di solidarietà e responsabilità, che ha l’obiettivo di abbassare i contributi a carico delle aziende al fine di stimolare le assunzioni.

Tuttavia, il governo Hollande entrerà in crisi e il Presidente sarà costretto al primo rimpasto, col Ministro degli interni Manuel Valls incaricato come Primo ministro. Macron resterà però deluso dal fatto di non essere stato chiamato a ricoprire ruoli da Ministro, benché giovanissimo. E così in polemica lascerà il suo incarico da tecnico. Ma passa poco, che un Hollande al completo sbando sarà costretto ad un secondo rimpasto e gli affiderà il ruolo di Ministro dell’economia nell’agosto 2014. Sostituendo in quel ruolo Arnaud Montebourg. Nasce il Governo Valls II, ormai più di centrodestra che socialista. Come Ministro dell’economia, Macron firma riforme importanti come la deregolamentazione e l’apertura di nuovi mercati, come quello dei trasporti. Collabora altresì alla deregolamentazione del mercato del lavoro, che porterà alla contestassima Loi du travail. Motivo? Essa prevede la possibilità per i datori di lavoro di imporre per cinque anni un aumento dell’orario o una diminuzione del salario mediante una semplice trattativa aziendale. Ma anche la possibilità di ridurre, sempre con la stessa modalità, la consistenza degli straordinari anche in barba ai contratti collettivi che magari conferiscono loro una remunerazione più elevata. Ancora, la possibilità di far arrivare il numero di ore di lavoro settimanali a 46 ore e l’orario giornaliero a 11. Infine, manco a dirlo, la possibilità di licenziare per motivi economici i dipendenti non più solo quando l’azienda è in crisi come giusto che sia in fondo, ma anche per far sì che essa preservi la propria “competitività sul mercato”.

Nell’aprile 2016 però, criticato dagli stessi socialisti che non si rivedono nelle sue politiche liberiste, nonché ovviamente dall’opposizione repubblicana che sogna un quasi certo ritorno al governo, crea un proprio movimento: En Marche! Che definirà né di destra né di sinistra. Ad agosto dello stesso anno poi, ormai in completa rottura coi socialisti, rassegna le dimissioni da Ministro. L’autunno successivo annuncia di volersi candidare come indipendente alle presidenziali, mediante una Convention di presentazione in pompa magna. Inizialmente viene dato terzo, dietro il favorito Fillon e la Le Pen. Ma più il primo perdeva terreno sotto i colpi degli scandali familiari, più lui aumentava consensi. Fino a superare il primo turno prima e il ballottaggio poi.

Qual è il programma di Macron

Qual è il programma di Macron? Una domanda non di semplice risposta. Durante la campagna elettorale non si è molto esposto riguardo politica estera, politica economica e terrorismo. Possiamo però fare delle previsioni.

Come sarà la Francia di Macron

La politica economica di Macron

Per quanto riguarda la politica economica, possiamo basarci su quanto ha fatto da tecnico prima e Ministro dell’economia poi. Crede molto nel lavoro autonomo (affermando che i giovani devono avere il coraggio di mettersi in proprio); nella deregulation dei settori nevralgici; nella riduzione dell’impiego pubblico per risparmiare 60 miliardi di Euro, anche mediante il licenziamento di 120mila dipendenti pubblici; nel libero mercato delle multinazionali. Il suo sarà un governo liberista, proteso alle Banche e meno ai diritti dei lavoratori. Del resto, anche la Francia da alcuni anni sta patendo la fuga delle aziende all’estero.

Quale sarà la politica interna di Macron

Sul piano interno non è chiaro come Macron voglia combattere la piaga che più preoccupa i francesi insieme alla disoccupazione: il Terrorismo. Se le posizioni della Le Pen sono drastiche ma quanto meno note, Macron non si è espresso granché in merito. Ma qui bisogna collegarsi con le sue idee di politica estera. A quanto pare però, da quello che si è timidamente carpito, Macron vorrà rafforzare Frontex affinché blocchi gli immigrati alle frontiere (e queste sono brutte notizie per noi). Mettere più poliziotti nelle strade, dare più soldi alle agenzie di intelligence e reintrodurre la figura del poliziotto di quartiere. Se necessario, in taluni casi anche assumere contractor privati.

La politica estera di Macron

Quanto quest’ultima, è noto quanto la Francia sia lo Stato che abbia il maggior dispiegamento di forze armate tra i Paesi membri dell’Unione Europea. Inoltre, il paese transalpino è membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Quindi le politiche militari che attua hanno un peso rilevante se non fondamentale per il vecchio Continente e pe le missioni Onu. La Francia è una ex potenza coloniale, ed in quanto tale, possiede una fitta rete d’interessi in Africa. A completare il quadro, ci si mette il fatto che la Francia è l’unica potenza europea membro della Nato a possedere un arsenale nucleare. inoltre, appartiene alla Nato, come unica potenza in Europa a possedere un proprio arsenale nucleare.

Vedremo come Macron vorrà sfruttare questa posizione privilegiata, anche qui poco chiara. Mentre Sarkozy e lo stesso Hollande sono stati interventisti. A quanto pare, comunque, per quanto riguarda la questione internazionale più spinosa, quella siriana, in campagna elettorale il neo Presidente francese ha detto che farà di tutto per neutralizzare il potere e l’influenza di Assad in Siria. Anche non ottenendo il sostegno delle Nazioni Unite. Un po’ come fatto da Sarkozy contro Gheddafi in Libia, sebbene lo abbia fatto più per celare i finanziamenti in campagna elettorale che il Raìs libico gli ha concesso in segreto. Ciò in automatico lo pone contro la Russia di Putin, come noto apertamente in sostegno di Assad. Sebbene Macron ritenga la Russia un partner strategico per l’economia francese. Dunque, se Emmanuel terrà fede a quanto annunciato in campagna elettorale, sarà amico della Germania, interventista in Siria e avverso alla Russia. Certo, è paradossale che voglia combattere il terrorismo facendo la voce grossa con alcuni paesi ma escludendo, guarda caso, quelli con cui il suo Paese fa ricchi affari da anni: Arabia Saudita e Qatar. Il che ricorda il Muslim ban di Donald Trump solo verso certi paesi.

Come cambia Unione europea con lui

Liberista, nemico della Russia. Pertanto, in questa Unione europea di matrice tedesca siffatta ci va a nozze. Non a caso, la prima visita all’estero sarà proprio a Berlino, nella Germania della Merkel che la guida saldamente da un quarto di secolo. Macron è fermamente europeista e fortemente convinto di tutto quanto provenga da Bruxelles.

Non a caso, per ammissione dello stesso ex Ministro delle finanze greco Varoufakis, fu proprio Macron ad insistere affinché il debito greco venisse ridefinito. Con Macron l’asse Germania-Francia tornerà a rinsaldarsi, col Paese transalpino che avrà di nuovo un ruolo cardine nell’Ue, come ai tempi di Sarkozy (tutti ricorderanno la risatina dei due pensando all’Italia durante una conferenza stampa). Mentre con Hollande la Francia era finita in un ruolo subalterno ai teutonici. Tuttavia, non dobbiamo aspettarci una Francia che proverà a cambiarla. Come accadde con Chirac. A Macron questa Ue piace e per qualcuno è stato creato ad hoc per preservarla, contro il pericolo di una deriva lepenista.

In tanti lo hanno anche paragonato a Matteo Renzi. In effetti anche quest’ultimo ha dato l’idea di un personaggio gattopardiano. Ossia, il giovane che cambi tutto affinché nulla cambi. Sebbene Renzi rispetto a Macron la sua gavetta l’ha fatta. Svolgendo prima il ruolo di Presidente della Provincia e poi di Sindaco di Firenze. I due, comunque, hanno già fatto capire di essere vicini con uno scambio di tweet coi quali si sono reciprocamente congratulati.

Macron deve fare ancora i conti con le elezioni parlamentari

Comunque, bisogna anche capire su quale sostegno parlamentare conterà. Come si vota in Francia? Vediamo come funziona il sistema elettorale francese. Trattasi di un sistema presidenziale, dove il Presidente viene eletto a suffragio universale diretto. Mentre in Italia votiamo i partiti che lo sostengono.

Il sistema elettorale francese è un maggioritario a doppio turno, e qui c’è una similitudine con l’Italia, visto che è il sistema con cui si eleggono i sindaci dei comuni italiani. Nel primo turno i cittadini votano per il candidato presidente preferito. Se nessun tra essi raggiunge il 50% dei voti validi, i primi due classificati vanno al ballottaggio. Al secondo turno, ovvero il ballottaggio, vince chi ha più voti assoluti. Inoltre, non c’è alcun collegamento tra il presidente eletto e la maggioranza parlamentare.

Per designare la geografia parlamentare, si svolgono elezioni a parte, che nella fattispecie si terranno l’11 e il 18 giugno. In questo caso vige il maggioritario a doppio turno su collegi uninominali. In ogni collegio elettorale (sono 577 in tutto) si presentano più candidati legati ai diversi partiti. Per essere eletto, un candidato deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti al primo turno. Altrimenti, anche qui si svolge il ballottaggio tra tutti i candidati che hanno ottenuto un numero di voti almeno pari al 12,5% degli aventi diritto. Così come per il Presidente, anche per i parlamentari al ballottaggio vince il candidato più votato di ogni singolo collegio.

Fino al 2002, un Presidente restava in carica per ben 7 anni, designando un governo. Da quelle elezioni ne dura 5. Come il nostro Premier, mentre, come noto, il Presidente della Repubblica dura ancora 7 anni ma viene eletto dai parlamentari mediante un complesso sistema di voti a più riprese. Riguardo il Parlamento con cui si troverà a lavorare, probabilmente dalle urne arriverà una maggioranza di centro-destra. Ciò significa che sceglierà quasi sicuramente come primo ministro Francois Baroin, il quale nel biennio 2011-2012, ultimo di Sarkozy, fu ministro dell’Industria e delle Finanze (suo predecessore praticamente) e prima ancora ministro dell’Interno e ministro per i Territori d’Oltremare. Non si esclude però che Macron dia l’incarico a Christine Lagarde, anch’ella ex Ministro delle Finanze prima di essere designata a dirigere il prestigioso Fondo Monetario Internazionale. Insomma, anche qui sono tutti segnali che la macroeconomia la farà da padrona.

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