Cambiare lavoro: come ottenere maggiori garanzie

Con l'introduzione della nuova legge sul lavoro si va incontro a meno tutele

La scelta di cambiare il proprio lavoro viene dettata da varie cause: economiche, se si vuole guadagnare di più; logistiche, se ci si vuole avvicinare alla propria abitazione; familiari, per cercare di combinare al meglio vita lavorativa e privata; di carriera, se si vuole salire gradini nelle gerarchie professionali. Tuttavia, quanti lavorano in un’impresa di medio-grande dimensioni, sotto contratto a a tempo indeterminato siglato entro il 7 marzo 2015 (data in cui sono stati pubblicati i primi decreti del Job Act sulla Gazzetta Ufficiale), ci penseranno almeno due volte prima di fare questa scelta. Motivo? Si finisce in un regime meno tutelato. Infatti, la nuova assunzione prevista dalla riforma del mercato del lavoro, con il contratto a tutele crescenti, prevede la rinuncia ad alcune significative  garanzie esistenti nel vecchio regime lavorativo. Non a caso, tra le principali critiche mosse al Job Act, vi è proprio quella relativa al fatto che penalizzi la mobilità spontanea dei lavoratori dipendenti. Vediamo di seguito nello specifico cosa prevede il Job Act per chi ha deciso di cambiare lavoro.

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Un lavoratore al bivio

Cambiare lavoro: un caso da studiare

Come in tutte le cose, non c’è modo migliore per spiegare le novità se non con un esempio pratico. Prendiamo il caso di un lavoratore che abbia dieci anni di anzianità aziendale. Qualora questo dipendente fosse vittima di un licenziamento sancito come illegittimo da parte del giudice, potrebbe comunque godere del reintegro o, in alternativa, ad una indennità economica che va dalle dodici alle ventiquattro mensilità. Se lo stesso lavoratore decidesse di cambiare lavoro, sempre a tempo indeterminato in un’azienda di medio-grandi dimensioni, sarebbe sottoposto al Job Act, e dunque alla possibilità di essere licenziato anche dopo solo un anno per “giustificato motivo oggettivo”, pur senza motivi, ricevendo indennità pari a un minimo di quattro mensilità.

Cambiare lavoro: le tutele previste dal Job Act

L’onorevole Pietro Ichino, tra i relatori della riforma sul lavoro, ha illustrato sul proprio sito alcune occasioni negoziali previste dal Job Act di cui può avvalersi un lavoratore quando sta discutendo un nuovo contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Tra queste, ricorda la clausola di durata minima, l’anzianità convenzionale, la possibilità di far rinunciare al proprio capo il periodo di prova, allungare i tempi di preavviso prima del licenziamento, aumentare l’indennità di licenziamento. Ma soprattutto, l’opportunità di richiedere che il vecchio contratto sia adottato per il nuovo lavoro, compresa la tutela prevista dall’Articolo 18. Strumenti di cui pochi conoscono.

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Col Job Act andare a migliorare non è facile

Cambiare lavoro: come avere maggiori garanzie

Come si sol dire: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Sappiamo bene quanto le leggi in Italia siano spesso eluse o fatte rispettare in parte. Figurarsi in un settore speculativo come quello del mercato del lavoro. E allora, come può fare un lavoratore per veder crescere le garanzie in proprio favore? Aiutiamoci con quanto detto dall’Associazione direttori risorse umane.

Partiamo col dire che, fatta eccezione per le figure professionali molto particolari, che godono di un potere negoziale ben al di sopra della media per le proprie competenze e mansioni, il lavoratore medio non ha in mano praticamente nulla. Al massimo sarà il datore di lavoro, a sua indiscrezione, a concedergli qualcosa in più. Ma non parliamo certo di chissà quali diritti. Il tutto dipenderà sempre da quanto serva realmente quel lavoratore all’azienda verso cui si sta affacciando.

Si può ad esempio ottenere di saltare il periodo di prova, ma sempre a patto che il lavoratore abbia un curriculum così valido e referenze comprovabili da consentirlo. Può ad esempio richiedere informazioni sul suo conto al precedente datore di lavoro. Si possono altresì richiedere maggiori indennità mensili nel caso in cui il licenziamento non sia dovuto a sue responsabilità. Piccole conquiste in fase negoziale insomma, ma difficilmente il nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato stipulato, avrà le stesse garanzie del precedente.