Call Center, Calenda: pronto il Protocollo di Intesa per riportare 20 mila posti in Italia

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, sembra essere pronto a convocare le maggiori aziende italiane di outsourcing (energia, banche, telecomunicazioni, assicurazioni etc…) per invitarli a prendere parte al nuovo Protocollo di Intesa per riportare nel territorio nazionale i Call Center espatriati all’estero. L’obbiettivo principale è garantire almeno l’80% dei volumi di chiamate che attualmente avvengono fuori dai confini italiani, ricreando 20 mila posti di lavoro.

Dura la critica delle Cgil

Il sindacato della Cgil non ha espresso pareri positivi, anzi, Marco del Cimmunto Segretario nazionale di Slc Cgil ha così commentato: “Non abbiamo ancora visto il testo, ma da quanto capiamo sembra un provvedimento inefficace”, anche se a Calenda viene dato il merito di aver riportato l’attenzione su uno dei settori maggiormente in crisi per via della delocalizzazione.

Cisl e Uil positive sul Protocollo

Di tutt’altro parere il giudizio della Cisl e della Uil, Vito Vitale, Segretario Generale di Fistel Cisl si è espresso con parole incoraggianti e positive verso il nuovo provvedimento: “mette in evidenza la buona volontà del Governo di agire in un settore in crisi e chiama in causa i committenti che non devono incidere sui più deboli”.

Bozza del Protocollo di Intesa

Nelle bozze del Protocollo, entro un periodo di sei mesi dalla firme le aziende si impegnano a:

  • richiedere parametri di qualità: chiarezza, semplicità e correttezza nelle informazioni
  • garantire che il 100% delle attività di call center si svolto sul territorio italiano
  • inserire il minimo contrattuale per i dipendenti.

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