Un decimo di punto di TER sembra poco, ma su vent'anni vale migliaia di euro. Confronta fino a 3 ETF e scopri quanto i costi erodono il tuo rendimento nel lungo periodo.
| Anno | ETF economico | ETF medio | ETF caro | Maggior costo |
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Quanto versi complessivamente in commissioni di gestione (TER) per ciascun ETF, a parità di rendimento lordo.
Differenza di valore finale tra l'ETF più economico e quello più caro, allungando l'orizzonte temporale.
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
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52% dei conti degli investitori al dettaglio perde denaro quando opera con questo fornitore di CFD. Dovreste valutare se potete permettervi di correre il rischio elevato di perdere il vostro denaro.
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Il TER (Total Expense Ratio) è il costo annuo di gestione di un ETF, espresso in percentuale del patrimonio investito. Un TER dello 0,20% significa che su 10.000€ investiti paghi circa 20€ all'anno. Non si paga separatamente: viene trattenuto giorno per giorno dal valore della quota (NAV), quindi è già incluso nel rendimento che vedi.
Perché il costo si applica ogni anno sull'intero patrimonio, che cresce nel tempo grazie all'interesse composto. Una piccola percentuale sottratta ogni anno per 20-30 anni si trasforma in migliaia di euro di rendimento mancato, sia per il costo diretto sia per gli interessi che quei soldi avrebbero generato.
Per gli ETF azionari ampiamente diversificati (es. MSCI World, FTSE All-World) un TER tra 0,05% e 0,25% è considerato basso e competitivo. ETF settoriali, tematici, a gestione più attiva o su mercati di nicchia possono arrivare a 0,40-0,75%. A parità di indice replicato, conviene quasi sempre l'ETF con il TER più basso.
No. Oltre al TER ci sono i costi di transazione del broker (commissioni di acquisto/vendita), lo spread denaro-lettera e l'eventuale imposta di bollo sul deposito titoli (0,20% annuo in Italia). Questo calcolatore isola l'effetto del solo TER per renderlo confrontabile; gli altri costi dipendono dal broker e dall'operatività.
Non automaticamente. A parità di indice replicato e di qualità di replica, il TER più basso è un vantaggio chiaro. Ma vanno valutati anche dimensione del fondo, liquidità, tracking error (quanto fedelmente segue l'indice), politica dei dividendi (accumulazione o distribuzione) e domicilio fiscale. Il TER è il punto di partenza, non l'unico criterio.
Dipende. Se sei già investito, vendere per passare a un ETF più economico fa scattare la tassazione del 26% sulle plusvalenze, che spesso annulla il risparmio sui costi per anni. Il TER conta soprattutto nella scelta iniziale e per i nuovi versamenti. Su un PAC in corso, valuta caso per caso confrontando il risparmio futuro con il costo fiscale immediato.