Burger King prende in giro Google e ne paga le conseguenze

Burger King è una famosissima catena di fast food, nata negli Stati Uniti ma oramai diffusa in tutto il mondo. Conosciuto e amato dai fan è lo stile comunicativo del brand, che non perde occasione per prendere di mira altre aziende nei suoi comunicati pubblicitari. Ma questa volta l’azienda di hamburger sembra averla combinata grossa, perché se l’è presa con Google, società che non è un suo competitor, ma che ha in mano l’advertising di tutte le aziende del mondo.

Interessante quanto emblematico il caso, perché si è trattato, in gergo di un trolling. In termini pratici, Burger King ha prodotto un annuncio in grado di far azionare il device intelligente per la casa del motore di ricerca, quello che è legato all’internet delle cose. L’annuncio recitava più o meno così: ‘abbiamo solo 15 secondi per spiegare quali sono gli ingredienti del nostro panino XXXX, è troppo poco ma abbiamo un’idea, ok, Google, cos’è il panino XXX?.

Ecco che, azionati da queste parole, i dispositivi in ascolto comandati da Google’ sono stati immediatamente attivati dalla voce che arrivava dal messaggio pubblicitario e in più di una casa d’America si sono verificati episodi imbarazzanti o particolari. Si è trattata, sicuramente, di una forma super invasiva di pubblicità, della quale Big G non era stato assolutamente informato. E il motore di ricerca più potente del mondo non l’ha presa certamente bene, perché in un baleno ha registrato la frase dello spot e l’ha fatta ‘disconoscere’ ai suoi dispositivi per procedere all’esclusione dalle attivazioni vocali.

Da tempo Google è al lavoro per attivare le attivazioni involontarie del suo programma Home e questo è un chiaro esempio che non ci è ancora riuscita. D’altro canto, la presa in giro di Burger King ha dimostrato che Google non è solo il motore di ricerca più potente del mondo, ma un punto di riferimento anche per l’internet delle cose, che sta per entrare a far parte della vita di tutti gli esseri umani. Ecco che un semplice annuncio televisivo o radiofonico ha saputo mandare in tilt un intero sistema, o perlomeno alterarne il funzionamento nativo.

Gli esperti si interrogano, quindi, sulla raffinatezza di questi sistemi e anche sul marketing del futuro. L’azione di Burger King è, infatti, in assoluto non scontata e non lasciata al caso. L’ufficio marketing sapeva che Big G sarebbe corso ai ripari e che si sarebbe arrabbiato. Il caso ha suscitato però un intenso clamore mediatico, forse molto negli States e poco in Europa, dove l’internet delle cose si sta ancora diffondendo a passo di lumaca rispetto all’America del Nord. Ecco quindi un bell’esempio di marketing sperimentale che è stato messo in campo da un’azienda che ha fatto della sperimentazione in campo pubblicitario la sua bandiera e che non perde occasione per mascherare quello che non va a casa degli altri. Ma questa volta ha funzionato, perché il clamore è stato tanto e anche perché il marketing così congegnato ha fatto sicuramente alzare le vendite dei panini di Burger King alla velocità della luce.

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