Bufera Renault: verifica sulle emissioni dei motori

Giornate campali per la Renault e il mercato teme un secondo dieselgate. Ricostruiamo gli ultimi accadimenti.

I fatti

Ieri mattina, Ségolène Royal, ministro dell’ambiente ed ex moglie di François Hollande, e la Cgt, il sindacato della sinistra radicale, hanno informato l’agenzia France Presse del blitz degli ispettori del ministero presso tre stabilimenti del gruppo Renault. I controlli riguardavano “l’omologazione e la messa a punto dei motori”, nonché lo sforamento dei limiti su Co2 e ossido d’azoto. Cosa che ha subito fatto pensare al dieselgate Volkswagen.
Il management della casa automobilistica francese ha ammesso che una settimana fa gli ispettori del governo hanno effettuato delle perquisizioni legate all’inchiesta sulle emissioni in tre siti del gruppo ma ha sottolineato come “ la procedura in corso non evidenzia la presenza di un software che manometta i dati delle emissioni sui veicoli”.

Le ripercussioni in Borsa

La notizia ha avuto un impatto terribile sulla Borsa, con il titolo Renault che è arrivato a toccare -20%. Conseguenze pesanti anche per tutto il comparto europeo delle quattro ruote, tanto che si è vissuto un vero e proprio giovedì nero: i mercati finanziari vivono nel terrore di ricevere nuove cattive sorprese e, nel dubbio, preferiscono vendere piuttosto che dare fiducia alle aziende.
Nel pomeriggio di ieri, il titolo è poi riuscito a risalire ma ha chiuso comunque in grave perdita a -10,28%, lasciando sul campo circa 2,5 miliardi di euro.
Nella giornata di oggi, le tensioni dei mercati non accennano a placarsi: dopo un accenno di risalita, il valore delle azioni Renault è infatti nuovamente in discesa.

Le reazioni

Emmanuel Macron, ministro dell’Economia, primo azionista del gruppo con una quota vicina al 20% del capitale, ha parlato di controlli di routine e ha aggiunto “la situazione di Renault non è in alcun modo paragonabile a quella di Volkswagen che ha deliberatamente truccato i motori diesel per minimizzare il livello delle emissioni”.
Ben altri toni quelli usati da Ségolène Royal che ha commentato: “Il gruppo automobilistico non rispetta le norme sulle emissioni dei gas di scarico” e, pur riconoscendo che Renault non ha installato software per ingannare sul livello delle emissioni, ha chiesto al gruppo di “mettersi in regola“.