Broker Forex: ecco le domande più frequenti

Dalla scelta del broker dipende il futuro dei trader. Il problema è che scegliere è difficile, anche perché l’offerta è davvero ampia. Uno degli errori che chi è alle prime armi commette spesso è cedere alle sirene degli slogan pubblicitari. In giro si leggono molti annunci che promettono guadagni facili. Questi broker sono da evitare assolutamente. Di seguito, una lista di domande frequenti sull’argomento “forex broker”.

Qual è il broker migliore?

Questa domanda non ha una risposta. Diversamente, sarebbe molto facile. Esiste un broker perfetto per ogni stile di trading e per ogni livello di competenza. Anche perché di tipologie di broker, o meglio di piattaforme, ne esistono almeno due. La prima risponde al nome di Market Maker. Questi broker si prendono carico non solo degli ordini dei clienti ma anche della copertura. Nel mercato reale, infatti, affinché un ordine possa essere eseguito, deve esserne realizzato un altro “uguale e contrario”. I Market Maker fanno proprio questo, dunque è come se creassero un mercato. La seconda tipologia di broker è chiamata ECN (Electronic Communication Network). Il trader, qui, può operare nel mercato vero e proprio, senza l’intermediazione “pesante” tipica dei Market Maker. In genere le piattaforme ECN sono piuttosto difficili da utilizzare. Ciò a causa di una interfaccia complessa, adatta ai veri professionisti. La differenza più grande tra gli ECN e i MM risiede nel sistema di pagamento. I primi guadagnano attraverso le commissioni (percentuali sui guadagni). I secondi guadagnano attraverso gli spread.

Quanti soldi sono necessari per iniziare?

Le risposte qui sono molte. La quantità di denaro che il broker richiede per aprire gli account è chiamato “deposito minimo”. Le cifre variano da broker a broker. In genere, bastano 100 euro per i broker Market Mover. Se il deposito corrisponde a 50 euro, dovrebbe scattare giù un primo campanello d’allarme: le offerte stracciate nascondono lacune in altri campi. E’ più probabile che a richiedere un deposito molto basso sia un broker scadente. Tra gli intermediari di qualità che comunque richiedono un deposito molto ridotto spicca Markets.com. Le altre “eccellenze”, però, si attestano tutte sui 100 euro (MetaTrade, AvaTrade etc).

Come guadagnano i broker?

E’ una domanda molto frequente. Anche perché è forte la convinzione che guadagno del cliente e guadagno dell’intermediario siano due elementi inconciliabili. Ciò è vero solo parzialmente, dal momento che il broker ha tutto l’interesse nel gestire trader di successo – se va in perdita, si ritira e il broker perde il cliente. In merito alla domanda, come accennato sopra, il metodo di guadagno cambia in base alla tipologia della piattaforma. Le ECN chiedono una commissione sui guadagni, in genere una percentuale dell’10%. I Market Maker chiedono gli spread. Gli spread sono dei decimali di differenza tra il bid (domanda) e ask (offerta). Un paio di spread sono sopportabili e rappresentano una giusta richiesta. I broker MM trattengono il loro corrispettivo al momento dell’esecuzione dell’ordine. I broker ECN quando l’ordine viene chiuso (dal momento che il loro fee corrisponde a una percentuale sul guadagno).

I broker seguono i propri clienti?

Può sembrare una domanda retorica ma non è così. Se da un lato, infatti, un minimo di assistenza è presumibile, dall’altro non è detto che vanga sempre garantito il tipo di assistenza che il trader si aspetta. Quando insorge un problema, ogni minuto che passa erode il capitale dell’investitore. L’assistenza deve essere quindi molto veloce e competente. In genere, il servizio di customer care dei broker segue standard elevati. Dunque, almeno da questo punto di vista, il trader può dormire sogni tranquilli. Molto suggestiva, comunque, l’interpretazione del concetto di assistenza promosso dal broker eToro. Oltre a quella classica, gioca un ruolo importante anche quella “sociale”. eToro offre al trader l’accesso di una community di investitori, ai quali chiedere aiuto e un po’ di consigli.

L’offerta dei broker è molto variabile?

La risposta è sì, è molto variabile. Fermo restando che, visto lo scenario piuttosto competitivo, tutti i broker tendono a offrire piattaforme di un livello comunque alto. La differenza in termini di strumenti messi a disposizione è sì molto grande, ma mai eccezionalmente grande. La discriminante principale risiede nell’offerta di strumenti di analisi tecnica. L’analisi tecnica è un’insiemedi pratiche il cui scopo è quello di aiutare il trader nell’elaborazione dei grafici e nella loro interpretazione in funzione strategica. Esistono molto strumenti, chiamati indicatori, che organizzano i dati e offrono evidenze di una certa utilità. Gli indicatori rappresentano una risorsa imprescindibile, dal momento che l’elaborazione manuale costerebbe tanto tempo e fatica. Le piattaforme offerte dai broker sono difficili da utilizzare per i principianti? Dipende ovviamente dal livello di competenze del principiante. In linea di massima, le piattaforme più friendly possono essere utilizzate in prima battuta, se si è disposti a “smanettare” e si impara in fretta. E’ consigliabile, però, fare prima pratica con le demo. Anzi, è preferibile arrivare alle demo con un percorso di studi alle spalle. Studi, ovviamente, non in senso accademico. Non esistono “università” del forex, quindi testi e tutorial saranno il pane quotidiano del buon apprendista.

Esistono enti e organizzazioni che garantiscono per i broker?

La paura che il broker possa rivelarsi una truffa è fisiologica. Dal punto di vista legale, però, si può stare abbastanza tranquilli. Esistono enti che garantiscono sulla conformità dei broker. L’ente più importante è la CySec, di Cipro (molti intermediari hanno la sede nell’isola dell’Egeo in virtù di una tassazione più leggera). In Italia, a dominare è la Consob. I broker possono avere anche più licenze. Il massimo della sicurezza è dato dalla coesistenza di una licenza CySec e una locale.