Brexit, si dimette il Ministro David Davis: cosa succede ora?

La Brexit continua ad essere una matassa difficile da sciogliere per il governo guidato da Theresa May. Sia perché le trattative con l’Unione europea procedono a rilento, sia perché sta portando non pochi problemi all’interno del suo stesso partito conservatore.

D’altronde la Brexit – che ricordiamo è stata decretata tramite referendum nel giugno 2016 con la vittoria del Leave sul Remain per appena il 51% dei consensi – è stata qualcosa di inaspettata. Anche, per loro stessa ammissione, degli stessi che hanno votato favorevole all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Il loro è stato un voto di protesta, portato avanti soprattutto nelle periferie del Paese nei confronti del centro borghese ed elitario, reo di averli abbandonati al loro destino.

Non solo, la vittoria di Brexit sta portando problemi anche tra gli stati del Regno Unito. Come in Scozia ed Irlanda del Nord, dove ha prevalso il Remain. La Scozia sta pensando ad un nuovo referendum per staccarsi dalla Gran Bretagna, dopo quello fallito nel 2014. infatti, gli scozzesi vorrebbero restare nell’Unione europea. Mentre l’Irlanda del Nord pure non ci sta, anche perché ciò significherebbe anche la nascita di problemi con la confinante Eire.

Ora sulla May arriva una nuova pesante tegola. Lunedì 9 luglio si è dimesso David Davis, il ministro responsabile di Brexit che ha condotto i negoziati fin dal principio. Davis ha dato le dimissioni in una lettera alla May ieri sera, spiegando di non poter sostenere una strategia che, secondo lui, fa troppe concessioni all’Unione Europea e sottrae troppi poteri al Parlamento britannico.

Queste le parole di David Davis: «Per me è stata una questione di principio. Sarebbe toccato a me difendere questo progetto e in coscienza non potevo negoziare e promuovere una strategia che secondo me non può funzionare».

Perchè David Davis si è dimesso dal Ministero Brexit

Queste le motivazioni per cui David Davis ha dato le dimissioni da Ministero per la Brexit: «la signora May ha fatto troppe concessioni alla Ue. Temo che ora Bruxelles prenderà tutto quello che offriamo e chiederà ancora di più, perché fanno sempre così. Spero che le mie dimissioni portino a un ripensamento della strategia e sull’allineamento troppo stretto con le regole Ue in futuro».

Ma qual è l’accordo che ha fatto infuriare Davis? Il sei luglio, il Primo Ministro May era riuscita a convincere i suoi ministri a siglare un accordo definitivo su Brexit da presentare all’Unione Europea. L’accordo era arrivato in tarda sera, dopo dodici ore di negoziazioni.

«Questa è una proposta che sono convinta sia positiva per la Gran Bretagna e per l’Unione Europea, e conto che sia accolta bene – aveva entusiasta la May. – C’è ancora molto lavoro da fare con la Ue prima di ottobre, ma è importante che al termine di discussioni dettagliate siamo arrivati a questo punto, la prospettiva di un futuro positivo per la Gran Bretagna».

Tutti i ministri hanno sottoscritto le proposte presentate dalla May che prevedono la creazione di una zona di libero scambio per le merci e i prodotti industriali e agricoli. Per effetto di ciò, la Gran Bretagna resterà quindi allineata alle regole Ue per poter facilitare gli scambi commerciali, ma potrà stabilire le proprie tariffe e sarà libera di negoziare accordi commerciali bilaterali con Paesi terzi. Si parla quindi di “accordo doganale facilitato”, che di fatto è un totale allineamento della Gran Bretagna alle regole Ue sulle merci, ma non sui servizi.

L’accordo continuerebbe a consentire il traffico di merci industriali e prodotti agricoli, andando quindi a vincere i timori di blocchi ai confini espressi dal mondo del business. Funzionari doganali britannici farebbero da esattori, raccogliendo i dazi per poi passarli alla Ue. Il sistema si basa su controlli telematici al confine per stabilire se le merci sono destinate alla Gran Bretagna o alla Ue.

Per quanto riguarda i servizi, che rappresentano l’80% dell’economia britannica, le regole saranno diverse ma accordi sul riconoscimento reciproco verranno discussi in futuro. La libertà di circolazione delle persone finirà perché la Gran Bretagna intende “riprendersi il controllo delle frontiere”, ma verranno stipulati accordi che continueranno a consentire ai cittadini Ue di vivere e lavorare in Gran Bretagna e ai cittadini britannici di fare altrettanto nei Paesi Ue. I deputati avranno l’ultima parola e potranno rifiutarsi di incorporare le nuove regole nella legislazione britannica.

Con questo accordo, la May era riuscita a strappare il consenso del ministro degli Esteri Boris Johnson e degli altri ministri euroscettici che erano pronti alla ribellione. Pertanto, tutti sembravano avere accettato una “Brexit morbida” sugli scambi commerciali ma rigida sulla giurisdizione della Corte di Giustizia europea e sull’immigrazione.

Rimandati invece altri temi non meno delicati come quelli su servizi, immigrazione e Corte di Giustizia. Rinviati a dopo il 29 marzo 2019, quando la Brexit diventerà ufficiale. Sebbene si parla comunque ancora di transizione fino a dicembre 2020. Termine che potrebbe ancora essere prolungato.

Il capo negoziatore per l’Unione europea Michel Barnier si è detto disponibile a trattare, sebbene ammetta che tutto sia ancora in alto mare.

Dimissioni David Davis, cosa succede ora

Cosa succederà dopo dimissioni di David Davis? Theresa May ha subito nominato un nuovo ministro responsabile di Brexit: Dominic Raab, 44 anni, sostenitore di Brexit. Raab è in realtà considerato una figura di non grande esperienza, entrato nel governo dopo il rimpasto di gennaio con l’incarico di ministro dell’Edilizia.

Certo è che le dimissioni di una figura chiave nei negoziati come Davis, indeboliscono l’autorità della May e potrebbero convincere gli euroscettici a tentare di deporla. Un qualcosa che non hanno ancora fatto per non rendere le cose ancora più complicate, ma avrebbero i numeri per farlo. Lo stesso Davis ha ammesso che di fatto la sua posizione è molto fragile.

Un’altra figura chiave è quella dell’ex sindaco di Londra Boris Johnson, attuale ministro degli Esteri e fervente sostenitore di Brexit. Che peraltro ambisce diventare premier. Nel corso dell’appena passato weekend, Johnson ha criticato la strategia della May con il suo solito linguaggio colorito. Sebbene alla fine abbia confermato il suo solito atteggiamento da “falco a metà”, allineandosi alla richiesta della premier di responsabilità collettiva del Governo.

Tuttavia, le dimissioni di Davis potrebbero rendere più decisi gli euroscettici. I quali si dicono più favorevoli a non raggiungere un accordo con l’Ue, anziché raggiungerne uno annacquato. Il partito conservatore attualmente in parlamento vede prevalere i fermi sostenitori di Brexit. Mentre in Parlamento prevalgono quanti vorrebbero una Brexit più morbida. Ora bisognerà vedere se gli euroscettici vorranno dare il colpo di grazia alla May portando dalla propria parte altri parlamentari, diventando maggioranza e dando la spallata decisiva all’attuale Primo Ministro.

Insomma, la strada per una Brexit definitiva è ancora tutta in salita. A riprova che nessuno era davvero pronto a questa eventualità.

David Davis chi è

Chi è David Davis? Il deputato David Michael Davis (nato il 23 dicembre 1948) è un politico del partito conservatore britannico. È stato Segretario di Stato per aver lasciato l’Unione Europea da luglio 2016 a luglio 2018 ed è stato membro del parlamento (deputato) per Haltemprice e Howden dalle elezioni generali del 1997. Precedentemente è stato eletto alla Camera dei Comuni per Boothferry nel 1987 e rieletto nel 1992. Davis ha prestato giuramento al Consiglio Privato nel 1997, anno del nuovo anno, dopo essere stato Ministro di Stato per l’Europa dal 1994 al 1997.

David è stato allevato nella tenuta di Aboyne, una tenuta comunale in Tooting, Sud West London. Dopo aver frequentato la Bec Grammar School in Tooting, ha continuato a conseguire un master in business all’età di 25 anni, e ha iniziato una carriera con Tate&Lyle. Entrato nel Parlamento nel 1987 all’età di 38 anni per Boothferry, nel luglio 1994 è stato nominato ministro europeo dal primo ministro John Major. Ha ricoperto la carica fino alle elezioni generali del 1997. Successivamente è stato presidente del partito conservatore e segretario di Stato ombra per l’ufficio del vice primo ministro.

Tra il 2003 e il 2008, è stato il ministro della casa ombra nei gabinetti ombra di Michael Howard e David Cameron. In precedenza, Davis era stato candidato alla guida del Partito conservatore nel 2001 e nel 2005, arrivando rispettivamente al quarto e al secondo posto. Il 12 giugno 2008, Davis annunciò inaspettatamente la sua intenzione di dimettersi da deputato, e fu immediatamente rimpiazzato come segretario di casa ombra; questo era al fine di forzare un’elezione suppletiva nel suo seggio per il quale intendeva cercare la rielezione, montando una specifica campagna destinata a provocare un più ampio dibattito pubblico sull’erosione delle libertà civili nel Regno Unito.

Dopo le sue dimissioni formali come deputato, è diventato il candidato conservatore nelle risultanti elezioni suppletive e ha vinto un mese dopo. Nel 2012, ha fondato Conservative Voice, gruppo conservatore, insieme a Liam Fox, per estendere la voce di base dei membri che pensava si perdessero nel partito.

Nel luglio 2016, a seguito di un referendum in cui la maggioranza dei votanti l’Unione Europea, Davis è stato nominato dal nuovo Primo Ministro Theresa May come Segretario di Stato per l’uscita dall’Unione Europea, con la responsabilità di negoziare la futura uscita del Regno Unito dall’UE. Davis si è dimesso dalla sua posizione governativa l’8 luglio 2018. In seguito, anche Steve Baker si è dimesso.

Nato da una madre single, Betty Brown, a York il 23 dicembre 1948, Davis è stato inizialmente allevato dai suoi nonni. Il nonno materno, Walter Harrison, era figlio di un ricco cacciatorpediniere ma fu diseredato dopo essersi unito al Partito comunista; ha condotto una “marcia della fame” a Londra poco dopo la più famosa Jarrow March, che non ha permesso ai comunisti di partecipare.

Suo padre, che ha incontrato una volta dopo la morte di sua madre, è gallese. Dopo che sua madre sposò Ronald Davis, la famiglia si trasferì a Londra, dove vivevano inizialmente in un appartamento a Wandsworth che Davis ha descritto come “un terribile piccolo bassifondo”. Più tardi, dopo che la sua sorellastra è nata, la famiglia si è trasferita in una tenuta di Tooting, il suo patrigno è stato commesso presso la Battersea Power Station. Dopo aver lasciato la Bec Grammar School a Tooting, i suoi risultati di livello A sono stati non abbastanza buoni per assicurarsi un posto all’università, così Davis ha lavorato come impiegato assicurativo e divenne un soldato di fanteria nel 21 reggimento SAS (Artisti) dell’Esercito Territoriale, al fine di guadagnare i soldi per riprendere gli esami.

Dopo averlo fatto, è stato in grado di vincere un posto presso l’Università di Warwick (BSc Joint Hons Molecular Science / Computer Science 1968-71). Mentre era a Warwick, fu uno dei membri fondatori della radio studentesca, l’Università Radio Warwick e fondò un coro maschile. Da lì è andato alla London Business School, dove ha conseguito un master in Business (1971-73) e, più tardi, all’Università di Harvard (Advanced Management Program 1984-85). David ha lavorato per Tate&Lyle per 17 anni, facendo carriera fino a diventare un alto dirigente, inclusa la ristrutturazione della sua controllata sussidiaria canadese, Redpath Sugar.

Ha scritto delle sue esperienze lavorative nel libro del 1988 “How to Turn Round a Company.” Incontrò sua moglie, Doreen, a Warwick. Si sono sposati il 28 luglio 1973 e hanno tre figli.

Theresa May chi è

Chi è Theresa May? Theresa Mary May (nato il 1° ottobre 1956) è un politico britannico che ricopre il ruolo di Primo Ministro del Regno Unito e Capo di Stato dal 2016. E’ stata eletta deputato al parlamento (MP) per Maidenhead nel 1997. Ideologicamente, si identifica come conservatrice di una nazione. È cresciuta nell’Oxfordshire e ha partecipato St Hugh’s College, Oxford.

Dal 1977 al 1983 ha lavorato per la Bank of England e dal 1985 fino al 1997 presso l’Association for Payment Clearing Services, in qualità di consigliera per Durnsford a Merton. Dopo i tentativi infruttuosi di essere eletta alla Camera dei Comuni nel 1992 e nel 1994, è stata eletta deputata per Maidenhead nelle elezioni generali del 1997. Dal 1999 al 2010, May ha ricoperto diversi ruoli nei gabinetti ombra di William Hague, Iain Duncan Smith, Michael Howard e David Cameron, tra cui il Segretario dei trasporti ombra e il Segretario dell’Opera e delle pensioni dell’Ombra.

È stata anche presidente del partito conservatore dal 2002 al 2003. Dopo la formazione di un governo di coalizione in seguito alle elezioni generali del 2010, May è stata nominata ministro degli Interni e Ministro per le donne e le equità, rinunciando a quest’ultimo ruolo nel 2012. Rieletta dopo la vittoria del partito conservatore nelle elezioni generali del 2015, è diventata la Home Secretary più longeva per oltre 60 anni.

Durante il suo mandato ha perseguito la riforma della Federazione di Polizia, implementando una linea più dura sulla politica in materia di droga tra cui il divieto di khat, supervisionato l’introduzione di Police and Crime Commissioners, la deportazione di Abu Qatada, la creazione dell’Agenzia Nazionale per il Crimine e introducendo ulteriori restrizioni sull’immigrazione. A seguito delle dimissioni di Cameron, nel maggio 2016 May ha vinto le elezioni presidenziali, diventando la seconda donna al primo posto dopo Margaret Thatcher.

In qualità di primo ministro, May ha avviato il processo di ritiro del Regno Unito dall’Unione europea, innescando l’articolo 50 a marzo 2017. Nell’aprile 2017, il maggio ha annunciato le elezioni generali a giugno, con l’obiettivo di rafforzare la sua mano nei negoziati Brexit. Ciò ha provocato un parlamento sospeso, in cui il numero di seggi conservatori è sceso da 330 a 317, nonostante il partito abbia conquistato la più alta percentuale di voti dal 1983, spingendola a negoziare un accordo di fiducia e fornitura con il Partito democratico unionista (DUP) per sostenere un governo di minoranza.

May è stata sposata con Philip May, un investment banker attualmente impiegato da Capital International, dal 6 settembre 1980; la coppia non ha figli. È opinione diffusa che l’ex primo ministro pakistano Benazir Bhutto abbia introdotto i due durante il loro soggiorno a Oxford. May ha espresso rammarico per il fatto che lei e suo marito non sono stati in grado di avere figli.

I Mays sono escursionisti appassionati e trascorrono regolarmente le vacanze facendo escursioni nelle Alpi svizzere. May è anche un fan del cricket, sostenendo che Geoffrey Boycott era uno dei suoi eroi sportivi. Le piace anche cucinare e ha detto che possiede 100 libri di cucina. Philip ha detto che “è un ottimo cuoco”. May è un membro della Chiesa d’Inghilterra e regolarmente venerato in chiesa la domenica. La figlia di un sacerdote anglicano, il reverendo Hubert Brasier, May ha affermato che la sua fede cristiana “è parte di me, fa parte di ciò che sono e quindi di come affronto le cose”.

May è nota per il suo amore per la moda, e in particolare di scarpe distintive; ha indossato scarpe con stampa leopardata nel suo discorso “Nasty Party” nel 2002, così come il suo ultimo incontro di Gabinetto come ministro dell’Interno nel 2016. Su Desert Island Discs nel 2014 ha scelto un abbonamento a Vogue come suo oggetto di lusso. Tuttavia, è stata critica nei confronti dei media che si sono concentrati sulla sua moda invece dei suoi risultati come politico. A maggio le è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 1 nel novembre 2012. Viene curata con iniezioni giornaliere di insulina.

Boris Johnson chi è

Chi è Boris Johnson? Alexander Boris de Pfeffel Johnson (nato il 19 giugno 1964), meglio noto come Boris Johnson, è un politico britannico, storico popolare e giornalista che funge da Segretario di Stato per gli affari esteri e del Commonwealth dal 2016 e Membro del Parlamento (MP) per Uxbridge e South Ruislip dal 2015.

In precedenza era stato deputato di Henley dal 2001 al 2008 e sindaco di Londra dal 2008 al 2016. Membro del Partito Conservatore, Johnson si identifica come conservatore di una nazione ed è stato associato sia economicamente che socialmente a Politiche liberali. A New York, dai ricchi genitori inglesi della classe medio-alta, Johnson ha studiato alla European School of Brussels, alla Ashdown House School e all’Eton College.

Studia Classics al Balliol College di Oxford, dove è stato eletto presidente della Oxford Union nel 1986. Ha iniziato la sua carriera nel giornalismo al The Times ma è stato licenziato per aver falsificato una citazione. In seguito divenne il corrispondente di The Daily Telegraph a Bruxelles, con i suoi articoli che esercitavano una forte influenza sul crescente sentimento euroscettico tra la destra britannica.

È stato vicedirettore dal 1994 al 1999 prima di assumere la direzione di The Spectator dal 1999 al 2005. Entrato a far parte dei conservatori, è stato eletto deputato per Henley nel 2001, e sotto i leader del partito Michael Howard e David Cameron era nel governo ombra. Ha in gran parte aderito al Partito dei conservatori, ma ha adottato una posizione socialmente più liberale su questioni come i diritti LGBT nei voti parlamentari. Facendo regolari apparizioni televisive, scrivendo libri e rimanendo attivo nel giornalismo, Johnson divenne uno dei politici più noti della Gran Bretagna.

Scelto come candidato conservatore per l’elezione del sindaco di Londra del 2008, Johnson sconfisse l’incombente laburista Ken Livingstone e si dimise dal suo seggio in parlamento. Durante il suo primo mandato come sindaco, ha vietato il consumo di alcol sui trasporti pubblici, ha difeso il settore finanziario di Londra e introdotto i nuovi autobus Routemaster, il noleggio di biciclette e la teleferica del Tamigi. Nel 2012 è stato rieletto sindaco, battendo nuovamente Livingstone; durante il suo secondo mandato ha supervisionato le Olimpiadi estive 2012.

Nel 2015 è stato eletto deputato per Uxbridge e South Ruislip, dimettendosi come sindaco l’anno successivo. Nel 2016, Johnson è diventato una figura di spicco nella fortunata campagna elettorale per ritirare il Regno Unito dall’Unione Europea (il referendum Brexit appunto). Divenne ministro degli Esteri sotto la premiership di Theresa May.

Johnson è una figura controversa nella politica e nel giornalismo britannico. I sostenitori lo hanno elogiato come una figura divertente, umoristica e popolare oltre gli elettori conservatori tradizionali. Al contrario, è stato criticato da figure sia di destra sia di sinistra, accusato di elitarismo, clientelismo, disonestà, pigrizia e uso del linguaggio razzista. Johnson è oggetto di numerose biografie e di una serie di ritratti romanzati.

Johnson è il maggiore dei quattro figli di Stanley Johnson, ex membro conservatore del Parlamento europeo e impiegato della Commissione europea e della Banca mondiale, e la pittrice Charlotte Johnson Wahl (nata Fawcett), a figlia di Sir James Fawcett , avvocato e presidente della Commissione europea dei diritti dell’uomo. I suoi fratelli più piccoli sono Rachel Johnson, uno scrittore e giornalista; Leo Johnson, un partner specializzato in sostenibilità presso la società di revisione PricewaterhouseCoopers; e Jo Johnson, Minister of State for Universities and Science and Conservative MP di Orpington. La matrigna di Johnson, Jenny, la seconda moglie di suo padre Stanley, è la figliastra di Teddy Sieff, l’ex presidente di Marks&Spencer.

Nell’aprile 2017, Rachel Johnson si è unita ai liberaldemocratici per protestare contro le politiche della Brexit del partito conservatore; è stata un membro dei Conservatives nel periodo 2008-11.

Nel 1987 sposò Allegra Mostyn-Owen, figlia dello storico dell’arte William Mostyn-Owen e dello scrittore italiano Gaia Servadio, il matrimonio fu sciolto nel 1993. Più tardi quell’anno sposò Marina Wheeler, avvocato e figlia del giornalista e conduttore Charles Wheeler e di Dip Singh. Le famiglie Wheeler e Johnson si conoscono da decenni e Marina Wheeler era alla scuola europea di Bruxelles contemporaneamente al suo futuro marito. Hanno quattro figli: due figlie, Lara e Cassia e due figli, Milo e Theodore. Johnson e la sua famiglia vivono a Islington, nel nord di Londra.

Nel 2009, Johnson ha generato una figlia con Helen MacIntyre, una consulente d’arte. La sua esistenza è stata oggetto di un’azione legale nel 2013 con la Court of Appeal che ha annullato un’ingiunzione che cercava di vietare la denuncia della sua esistenza; il giudice ha stabilito che il pubblico aveva il diritto di conoscere il comportamento “spericolato” di Johnson.

Brexit cos’è

Cos’è la Brexit? Gioco di parole tra Bretain ed exit, Brexit è il ritiro imminente del Regno Unito (Regno Unito) dall’Unione Europea (UE). In un referendum del 23 giugno 2016, il 51,9% dell’elettorato britannico partecipante ha votato per lasciare l’UE; l’affluenza è stata del 72,2%. Il 29 marzo 2017, il governo del Regno Unito ha invocato l’articolo 50 del trattato sull’Unione europea.

The European Union (Withdrawal) Act 2018 dichiara che il “giorno di uscita” sarà il 29 marzo 2019 alle 11 UT pm UTC. Il Primo Ministro Theresa May ha annunciato l’intenzione del governo che il Regno Unito non cercherà di aderire permanentemente al mercato unico europeo o all’Unione doganale dell’UE dopo aver lasciato l’UE e ha promesso di abrogare l’Atto delle Comunità europee del 1972 e incorporare l’attuale legislazione dell’Unione europea nel diritto interno del Regno Unito.

A luglio 2016 è stato creato un apposito nuovo dipartimento governativo, il Dipartimento per uscire dall’Unione Europea. I negoziati con l’UE sono iniziati ufficialmente a giugno 2017, con l’obiettivo di completare l’accordo di ritiro entro ottobre 2018. Nel giugno 2018, il Regno Unito e l’UE hanno pubblicato un relazione congiunta sullo stato di avanzamento degli accordi su questioni che includono dogane, IVA ed Euratom.

Il Regno Unito è entrato a far parte della Comunità europee (CE) nel 1973, con l’adesione confermata da un referendum nel 1975. Negli anni ’70 e ’80, il ritiro dalla CE è stato sostenuto principalmente dal Labour Party e da figure sindacali. A partire dagli anni ’90, i principali sostenitori del ritiro furono il neo-fondato UK Independence Party (UKIP) e un numero crescente di membri del Partito conservatore euroscettico. Il primo ministro David Cameron ha tenuto il referendum in adempimento di un impegno del manifesto del 2015.

Cameron, che aveva fatto una campagna per “Remain”, si è dimesso dopo il referendum ed è stato sostituito da Theresa May, che ha convocato le elezioni generali meno di un anno dopo, in cui ha perso la sua maggioranza generale. Il suo governo di minoranza è sostenuto dai voti chiave dal Partito unionista democratico. Dopo settimane dal referendum, la Banca d’Inghilterra ha introdotto un allentamento quantitativo e tassi d’interesse più bassi, svalutando la sterlina e permettendo un aumento dell’inflazione che ha superato la crescita dei salari per la maggior parte del 2017.

Il valore della sterlina è stato dichiarato essere causato in parte da gestori di hedge fund che scommettono su Brexit contro i sondaggi che prevedono che il campo di Remain avrebbe vinto in modo restrittivo.

Brexit quali conseguenze

Quali conseguenze avrà Brexit? C’è un ampio consenso nella ricerca economica esistente che la Brexit probabilmente ridurrà il reddito pro capite reale del Regno Unito a medio e lungo termine. C’è anche un accordo tra gli economisti sul fatto che il referendum sulla Brexit abbia danneggiato l’economia nei successivi due anni. Gli studi sugli effetti che si sono già materializzati dopo il referendum mostrano perdite annuali di £404 per la famiglia media del Regno Unito e perdite tra l’1,3-2,1% del PIL del Regno Unito.

La Brexit sarà in grado di ridurre l’immigrazione dai paesi dello Spazio economico europeo (SEE) nel Regno Unito e pone sfide per l’istruzione superiore britannica e la ricerca accademica. A giugno 2018, le dimensioni della “legge sul divorzio”, l’eredità del Regno Unito degli accordi commerciali esistenti dell’UE e le relazioni con la Repubblica d’Irlanda rimangono incerte.

L’impatto preciso sul Regno Unito dipendere dal fatto che, alla fine dei negoziati, si otterrà una Brexit “hard” o una Brexit “soft”.

L’adesione della Gran Bretagna all’Ue

I paesi europei “Inner Six” firmarono il trattato di Parigi nel 1951, fondando la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). La Conferenza di Messina del 1955 riteneva che la CECA fosse un successo e decise di estendere ulteriormente il concetto, portando così ai trattati di Roma del 1957 che istituivano la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Nel 1967 queste divennero note come Comunità europee (CE). Il Regno Unito ha tentato di aderire nel 1963 e nel 1967, ma queste domande sono state bloccate dal presidente della Francia Charles de Gaulle.

Dopo che de Gaulle lasciò la presidenza francese, il Regno Unito fece domanda per l’adesione e il primo ministro conservatore Edward Heath firmò il trattato di adesione nel 1972, il Parlamento approvò la legge sulle Comunità europee più tardi nello stesso anno e il Regno Unito divenne membro. Il partito laburista dell’opposizione ha contestato le elezioni generali dell’ottobre 1974 con l’impegno di rinegoziare i termini di adesione della Gran Bretagna alla CE e poi indire un referendum sulla permanenza nella CE i nuovi termini.

Dopo che il Labour vinse le elezioni, il Regno Unito tenne il suo primo referendum nazionale sul fatto che il Regno Unito dovesse rimanere nelle Comunità europee nel 1975. Nonostante una significativa divisione all’interno del partito laburista dominante, tutti i principali partiti politici e la stampa ufficiale sostenevano la CE. Il 5 giugno 1975, il 67,2% dell’elettorato e tutte tranne due regioni del Regno Unito hanno votato per rimanere; il sostegno al Regno Unito di lasciare la CE nel 1975 sembra estraneo all’appoggio per il congedo nel referendum del 2016.

Il Partito laburista ha partecipato alle elezioni generali del 1983 sull’impegno a ritirarsi dalla CE senza un referendum, anche se dopo una pesante sconfitta il Labour ha cambiato la sua politica. Nel 1985, il governo Thatcher ratificò l’Atto unico europeo – la prima importante revisione del trattato di Roma – senza referendum. Nell’ottobre 1990, sotto la pressione dei ministri anziani e nonostante le profonde riserve di Margaret Thatcher, il Regno Unito aderì al tasso di cambio europeo Meccanismo (ERM), con la sterlina ancorata al marco tedesco. Thatcher si dimise da primo ministro il mese seguente, tra le divisioni del partito conservatore che derivavano in parte dal suo punto di vista sempre più euroscettico.

Regno Unito e Italia furono costretti a ritirarsi dall’ERM nel settembre 1992, dopo che la lira sterlina e la lira furono messe sotto pressione (“Mercoledì nero”). Protagonista di quella vicenda fu il miliardario George Soros, che speculò sulle banche centrali dei due paesi. Lo stesso che oggi viene accusato di far approdare immigrati in Europa al fine di creare caos e instabilità. Dato che nelle stesse lui ci sguazza e ci specula.

Con il trattato di Maastricht, le Comunità europee divenne Unione europea il 1 Novembre 1993, il che rifletteva l’evoluzione dell’organizzazione da un’unione economica a un’unione politica. Sebbene, come noto, ad oggi quella unione politica non si sia ancora realizzata. Anzi, l’Ue sta perdendo anche un importante partner quale appunto la Gran Bretagna.

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