Brexit, anche Ryanair vittima illustre: le stime della compagnia

Il referendum che alcuni mesi fa ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue – noto sotto il nome (e gioco di parole) di Brexit – non è ancora stato ratificato a tutti gli effetti. Ma già sta facendo sentire le sue conseguenze molto pesanti sul piano economico. Anche la compagnia Ryanair – che ricordiamo essere irlandese, dunque non facente parte della Gran Bretagna – sta comunque facendo i conti con il tracollo della sterlina. A sua volta proprio conseguenza del Brexit. I numeri che proponiamo di seguito sono eloquenti.

Brexit, i numeri disastrosi di Ryanair

Tempi duri per Ryanair, che aveva previsto utili in crescita del 12% per l’esercizio fiscale che si chiuderà a marzo 2017. Infatti, dovrà accontentarsi di un +7%. Quasi la metà, che tradotto in miliardi di euro significa 1,3-1,35 miliardi invece della precedente cifra di 1,375/1,425 miliardi. Brexit non è che l’ennesimo fattore negativo per Ryanair. La compagnia di volo irlandese, come tutte le altre compagnie, stava già facendo i conti con la drastica riduzione dei flussi turistici dovuti ai timori per il terrorismo. Nonché, ovviamente con la crisi economica. Pertanto, aveva deciso di tagliare ulteriormente le già vantaggiose tariffe tra il 13 e il 15%.

Brexit, Ryanair solo ultima vittima illustre

brexitSecondo gli analisti, oltre alla parità con l’euro, Brexit potrebbe portare la sterlina anche alla parità con il dollaro americano nel giro di 3 o 4 anni. Ad accelerare questo processo potrebbe essere anche la Scozia, che potrebbe indire un nuovo referendum dopo quello del 2014, per uscire dal Regno Unito. Se prima la sterlina era l’unico motivo per restarci, ora non c’è neanche più quello. A far paura sono anche le dichiarazioni di Michael Saunders della Bank of England, secondo cui all’orizzonte non ci sarebbero motivi per credere in una ripresa della sterlina.

Oltre a Ryanair, a fare i conti con questo clima di incertezza fomentato dal Brexit ci sono anche altre vittime illustri. Si pensi a Tesco, prima catena di supermercati inglese, costretta a dover rivedere i propri ordini su alcuni prodotti molto graditi alla clientela ma che sarebbero diventati troppo costosi da importare con una sterlina debole. Infatti, la Unilever, multinazionale anglo-olandese, ha già aumentato del 10% i prezzi di alcuni prodotti. Altro caso è quello delle creme spalmabili come Marmite, a base di estratto di lievito di birra. Pure diventato sconveniente da acquistare. E siamo solo agli inizi. Chi sarà la prossima vittima illustre del Brexit?