Brexit, le grandi banche in fuga dal Regno Unito

Il Presidente dell’Associazione dei Banchieri Britannici, Anthony Browne, ha rivelato in un articolo sul The Observer, l’intenzione delle grandi banche di fuggire dal Regno Unito entro i primi mesi del 2017. Il settore bancario sarà quello maggiormente colpito dalla Brexit, non solo per la certa imposizione di tariffe supplementari, ma è soprattutto l’incertezza di mantenere il diritto legale alla prestazione dei servizi, a rendere difficile la loro posizione.

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Passporting Rights

La priorità del Primo Ministro, Theresa May, riguardante il controllo dell’immigrazione, rende incerto il mantenimento del Passporting Rights, ovvero il diritto delle banche di fornire servizi nel mercato unico senza aver bisogno di permessi. Il Passporting Rights in questi anni ha permesso ai gruppi bancari internazionali di operare nell’UE, avendo come base Londra, pertanto eventuali compromessi con Bruxelles, secondo Browne, non saranno in grado di dissuadere le banche dall’abbandonare il Regno Unito.

Ad ogni modo pare che alcune banche internazionali abbiano organizzato gruppi di ricerca, per valutare quali future operazioni siano da compiere, anche nel caso in cui i governi dell’Unione Europea decidano di erigere barriere commerciali.

Tutelare il settore finanziario

Nel difficile negoziato, Theresa May dovrà trovare un modo per tutelare il settore finanziario che rappresenta il 12% dell’economia britannica e che impiega circa 2 milioni di persone. Secondo alcune prime previsioni, nel caso in cui venisse impedito alle banche di avvalersi del passtorting rights, la perdita dei posti di lavoro dovrebbe aggirarsi a quota 70 mila. Stando ad alcune indiscrezioni pubblicate dal Sunday Times, il Governo di Londra starebbe valutando la riduzione del 10% della Corporate Tax, per dissuadere le banche dall’abbandonare il paese.

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